Sergio Luciano

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"Tara Gandhi mi ha raccontato che il nonno le diceva sempre: l’importante non è la velocità con cui ci si muove, l’importante è la direzione!". Benvenuti nel mondo di Oscar di Montigny, banchiere e bancario che non perde occasioni per parlare di amore in economia, di etica, di responsabilità, di demografia, tecnologia, spiritualità, cioé di cose che con le banche e il loro mestiere asettico proprio non hanno avuto, finora, niente a che vedere.

Oscar, però, è banchiere e gentiluomo. Uomo di marketing e apostolo laico. Ha scritto un libro molto bello, pubblicato da Mondadori col titolo: Il tempo dei Nuovi Eroi, per raccontare la sua visione del mondo e ne parla sempre, non tanto per vendere una copia in più ("Fosse stato per me, il libro avrebbe avuto il prezzo di euro 0.0!", rivela) quanto per trasferire a quanta più gente possibile le sue convinzioni. Anche nel contesto del cartellone milanese di Panorama d’Italia.

“Il capitalismo oggi è fortemente sotto assedio sul piano ideologico, i millennials sono una generazione di gente che ha voglia di cambiare, e io dico che è un giusto assedio. Lo ha detto anche il capo di Unilever Paul Polman, questo capitalismo ha sostituito lo scopo con il mezzo. Capitalismo è necessario per l’economia, ma ricordiamoci che l’economia è però ‘l’arte di reggere e amministrare bene le cose della famiglia e dello stato’. Amministrarle bene: cioè, o produce vantaggio per tutti o non è economia ma egonomia”.

Di Montigny ha scritto il suo libro perché è convinto che sia giunto il tempo di portare l’amore nell’economia, e la solidarietà nella vita di tutti i giorni, e che i nuovi eroi sono quelli che lo fanno. “Secondo i dati dell’Oxfam presentati all’ultimo World Economic Forum di Davos, 62 persone posseggono la metà della ricchezza dell’intero pianeta: 62 ricchi che pesano quanto 3,5 miliardi e mezzo di persone normali. E sono sempre più pochi, questi super-ricchi: l’anno scorso erano 85, nel 2010 erano 288. È una cosa giusta?”.

E poi di Montigny parla di differenze e cambiamenti: “Questo è il momento migliore per vivere che sia mai capitato agli uomini. Tutto accade velocissimamente, tutto cambia, tutto cresce. Per questo bisogna saper morire alle proprie idee e alle proprie abitudini, per rinascere. Fare anche un sacrificio: che non è parola di sofferenza, ma per la sua etimologia significa fare qualcosa di sacro... Ebbene, il nostro primo grande sacrificio è quello abbandonare i preconcetti... Dobbiamo cambiare il nostro paradigma diffidente sull’altro da noi perché sta arrivando un sacco di diversità. Pensate: i cinesi si sono comprati Inter e Milan!”.

E la politica? La svolta – secondo Oscar – non può arrivare da lì. E i robot? Non possiamo lasciarcene schiacciare: “Sì, stiamo andando verso una tecnocrazia che governerà il tessuto sociale, ma va fatta controrivoluzione... delle coscienze. Le macchine non ce l’hanno, per ora. Noi uomini sì”.

Per di Montigny, i quattro grandi driver dei mutamenti sociali dal 2020 al 2045 saranno la demografia, con i flussi migratori da Est ad Ovest e quelli da Sud a Nord, l’allungamento della vita, il ruolo centrale della donna; poi l’ambiente, che sarà sempre di più una diffusa, grandissima sensibilità; la tecnologia, sempre più pervasiva pervasiva; e infine l’etica, nei valori e nei comportamenti”.

In bocca al lupo, appassionato idealista: in fondo, poter parlare di valori, guardare lontano e, nel frattempo, comportarsi bene anche nel lavoro di tutti i giorni è veramente un privilegio raro, che meritava di essere raccontato in un bel libro.

 

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