Antonio Carnevale

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"Spegnete Facebook e baciatevi": da questa scritta su un muro di Roma parte una riflessione sul modo in cui la tecnologia condiziona la nostra vita. È Baciami senza rete (Mondadori, 172 pagine, 18,50 euro), il nuovo libro di Paolo Crepet, presentato durante la tappa di Panorama d’Italia a Mantova.

Lo psichiatra e scrittore si pone una domanda semplice: i social network, il web, i milioni di messaggi e immagini scambiate ogni giorno con Whatsapp hanno migliorato o peggiorato il nostro mondo?

La lunga argomentazione non è però una levata di scudi contro la modernità. "Questo libro non è un atto d’accusa, non è contro qualcosa. Non posso certo definirmi tecnofobico" ha detto Crepet. "Anzi, sono sempre stato affascinato dalla tecnologia: come miliardi di cittadini del mondo, la utilizzo quotidianamente, con grande soddisfazione, nel lavoro e nella vita privata. Il problema è che ormai tutto ciò che la tecnologia propone e avvalora gode di un pregiudizio positivo, e in questo fenomeno s’incarna un sentimento di onnipotenza pericoloso, che sembra non avere più limiti, e sul quale è necessario interrogarsi".

 

L’assioma "Tecnologia = Bene", secondo lo psichiatra, ci fa sottovalutare alcuni dubbi che vale la pena di coltivare. Ecco allora un’analisi dei possibili effetti collaterali. Ecco i bambini con lo sguardo perennemente abbassato sul tablet; e il conseguente allarme dei pedagogisti rispetto all’inquietante allontanamento dal mondo sensoriale. "Che adulti saranno in futuro questi bimbi?" si domanda lo psichiatra. "Quali saranno le loro capacità di concentrazione e approfondimento?".

I pericoli sono molti. Non solo perché "ogni invenzione che riguarda il progresso e i media comporta il rischio invisibile di una diminuzione di alcune nostre capacità cognitive". Ma anche perché le attuali tecnologie "ci rendono dipendenti; ci isolano dalla vita sociale reale; ci rendono materia utile per le aziende che commerciano profili di potenziali consumatori; cannibalizzano molte attività professionali; limitano la nostra coscienza etica".

Crepet non trascura alcun aspetto del rapporto tra progresso tecnologico e futuro della società. Ma i suoi avvisi non sono strali. Sullo sfondo c’è la proposta di una via per reinventare l’educazione, la comunicazione interpersonale, la relazione tra la propria identità e le comunità.

"Non credo che dobbiamo mediare tra un’esistenza iper-tecnologica e una ritirata dalla contemporaneità" avvisa lo psichiatra. "Questo libro, in definitiva, vuole essere solo un modesto consiglio: l’indicazione di una vita non convenzionale, magari non 'connessa 24 ore su 24', ma senz’altro più gioiosa e personale".  

 

 

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