Chiara Raiola

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“Se vincerà il no non ci sarà l’apocalisse, ma certo l’Italia viene misurata su questo referendum”. A Matteo Colaninno, parlamentare del PD, non fa difetto la chiarezza. E, sul palco di Panorama d’Italia nella sua città, Mantova, non si risparmia. Intervistato dal direttore di Panorama, Giorgio Mulè, confessa di essere stato contagiato dal virus della politica nel 2008 e da allora non se ne è più liberato. “È il mio mestiere”, dice, anche se per molti resta ancora il "giovane Colannino", industriale nel dna.

 

Il virus della passione politica
È tutta "colpa" di Walter Veltroni se è diventato deputato: “mi chiamò 8 anni fa, sono onorato di sedere in Parlamento”. Ma è con Pierluigi Bersani “che ho avuto grandi soddisfazioni”, mentre sul carro di Renzi non è saltato. “Non me la sono sentita pur ritenendolo il candidato migliore e oggi soffro molto di queste tensioni continue all'interno del partito”.

La legge di bilancio
Colaninno si è speso molto sulla legge di bilancio per il 2017: "L’Italia ha 120 miliardi di euro di evasione fiscale" dice. "Questo deriva anche dal fatto che c’è una tassazione non sostenibile per gli imprenditori: si avvicina al 70%. Tanto meno accettabile quanto più nel nostro Paese c'è la percezione che il Fisco sia vessatorio e che le tasse vengano dissipate in servizi non validi. Anche la voluntary disclosure va in questa direzione: recuperare l'evasione senza che la norma si traduca in un condono, cosa che in effetti non è". E ancora: "Abbiamo contrastato i paradisi fiscali e introdotto reati nuovi come l’autoriciclaggio. Mi sembra un lavoro notevole".

Il segno "+" per l'economia
Colaninno difende dunque il lavoro del Governo Renzi. "L’Italia è un Paese che sta riemergendo da una situazione economica vicina a quella di un Paese in guerra: tra il 2007 e il 2015 la produzione industriale è scesa di 25 punti, di 10 punti il pil, 1 milione di posti di lavoro sono andati persi, senza contare i ripetuti suicidi di imprenditori e le imprese che hanno chiuso ogni giorno. Oggi siamo riusciti a mettere un segno "+" davanti al pil. Non è sufficiente, certo. Ma io Mandrake non l’ho mai incontrato”.

Sorrisi e applausi. Che però scompaiono dal volto di Colaninno quando il discorso si sposta sulle pensioni. "Le modifiche al sistema che stiamo apportando vogliono correggere le storture prese dal Governo Monti in emergenza. Si vuole rendere il sistema previdenziale più flessibile e più umano”.

La necessità delle riforme
Dunque, benvengano le riforme. A partire da quella costituzionale a cui il popolo italiano è chiamato a votare con il referendum del 4 dicembre. "Ci sono delle norme che andranno meglio chiarite e regolarizzate" dice Colaninnno "come ad esempio quelle che regolano il ruolo delle regioni a statuto speciale. Ma è un azzardo votare "no" solo perchè la riforma non è delle migliori. È un passo verso il cambiamento. Dunque vedremo cosa sceglieranno gli italiani. Se prevarranno i "no" non ci sarà l’apocalisse, ma una cosa è certa: l’Italia viene misurata anche all'estero su questo referendum".

Mantova e la crisi economica
Più di un pensiero infine va alla sua Mantova dove si svolge la tappa lombarda di Panorama d'Italia. "È una città con una qualità importante: un mix di economia fatto di agricoltura, industria e manifattura e questo ha consentito a tutti gli imprenditori di avere una capacità di resistenza maggiore rispetto ad altri territori”.

È la capitale della cultura, ricorda Colaninno, "ma soffre un po’ di isolamento: abbiamo chiesto di collegare con treni più veloci Mantova a Verona, mentre le connessioni con Milano sono migliorate e ora da Roma si arriva in tre ore. Qualcosa si è fatto, ma non basta e non ci fermeremo”.

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