Palermo

Il Ministro Pinotti: "Il Governo è unito sulla strategia contro l'Isis"

Ospite di Panorama d'Italia, il Ministro spiega il ruolo centrale dei nostri militari in Iraq e Libia. "Vedremo come e se evolverà" - FOTO e VIDEO

Pinotti

Redazione

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"Nessuna divergenza con Gentiloni e Renzi sulla linea antiterrorismo, il governo ha una posizione univoca": è la risposta di Roberta Pinotti, ministro della Difesa, alle domande del direttore di Panorama Giorgio Mulè e di Bruno Vespa nell'intervista pubblica a Palermo in occasione della decima tappa del tour "Panorama d'Italia".

"Discutiamo sempre insieme col ministro degli Esteri e con il Presidente del Consiglio. Certo, quando il ministro della Difesa parla - ha detto Pinotti - parla di truppe e di scenari strategici: è la funzione che la porta a questo, e che puo' indurre l'idea che qualcuno sia più interventista e qualche altro più prudente. Ma è una questione di funzioni e non di posizione politica".

Le geografie del terrore
Al centro dell'incontro, la minaccia dell'ISIS dopo le stragi di Parigi e nel giorno dell'attentato in Mali. "Non posso dire che ci siano connessioni tra i due eventi ma è certo che le geografie del terrore si stanno collegando tra loro con strategie condivise" ha detto il Ministro. "Non vanno sottovalutate; sappiamo di tentativi di collegamento anche fra Isis e Al Qaeda da tempo in Afghanistan".

Il ruolo dell'Italia
"L'Italia non solo fa molto ma fa quasi più di tutti perché il contingente anti-Isis più numeroso tra i paesi europei è quello italiano" ha detto il Ministro. "Sul terrorismo, in base alle evoluzioni che ci saranno, vedremo le diverse necessità. Al momento siamo impegnati in diversi fronti, vedremo come cambierà la situazione e come si evolverà il nostro ruolo. Adesso la posizione dell’Italia è quella di favorire un tavolo in cui devono sedersi sia Russia che Iran, come sta accadendo". 

 

Pinotti ha rivendicato il lavoro dei militari italiani in diversi territori. "Siamo gli unici ad addestrare in Somalia contro il terrorismo, facciamo formazione in Afghanistan, in Libano e in Kosovo. Non siamo presenti oggi in Siria ma in Iraq. E non lo siamo perché sin da quando agli esteri c'era il Ministro Bonino, si era deciso di non intervenire data la situazione troppo confusa delle forze ribelli che si riunivano intorno ad Assad e su cui si nutrivano già elementi preoccupanti per la presenza di forze integraliste".

Per questo, ha aggiunto Pinotti, "abbiamo deciso di concentrarci in Iraq dove quello che stiamo facendo sta dando frutti importanti e può essere replicato come modello in Siria. Noi abbiamo armato e stiamo addestrando i peshmerga. A Herbil abbiamo formato 5.000 uomini. I nostri militari mi hanno raccontato che nei giorni del ramadan non potevano addestrare i curdi per motivi religiosi. Allora si sono presentati gli hazidi totalmente non attrezzati, scalzi, senza nulla, a chiedere addestramento. E poi hanno combattuto e vinto nella valle di Ninive".

Il ruolo in Libia
I nostri militari sono presenti anche in Libia e hanno un ruolo fondamentale. "Ci sono tre eventi nuovi sulla Libia che vanno considerati per comprendere quanto l'Italia sia un interlocutore importante" ha spiegato al pubblico di Palermo.

Il primo: la missione europea Eunavfor a guida italiana ha già ricevuto l'approvazione da parte dell'Onu perché possa passare alla fase 2 e "tutte le parti libiche hanno riconosciuto utile questo lavoro. Spero si possa passare presto alla fase 3 ovvero all'intervento nelle acque libiche".

La seconda: "il generale Paolo Serra, è stato nominato consigliere generale del nuovo rappresentante speciale dell’Onu, Martin Kobler, per le questioni di sicurezza relative al dialogo in Libia".


La terza: "Incontrerò lunedì il nuovo inviato dell'ONU, Martin Kobler, che so aver già espresso parere positivo sul lavoro fatto in precedenza in Libia da parte dell'Italia. La prospettiva di una stabilizzazione del paese è legata a un accordo politico. Nessuna delle parti in conflitto accetterebbe un intervento dall’esterno, ma il ruolo dell’Italia è e resta decisivo".

Donne e potere
Nel libro Donne d'Italia di Bruno Vespa Pinotti specifica di fare il "ministro della difesa, non della guerra". Una precisazione che, come sottolinea lo stesso Vespa, merita ancora di più oggi una precisazione. "L'articolo 11 della nostra Costituzione dice che l'Italia ripudia la guerra" dice Pinotti, "ma anche che l'utilizzo della forza è normato dalla legittimità internazionale e in condizioni di genocidi e rischi e pericoli può essere utilizzata. È chiaro", aggiunge, "che oggi è un po' più difficile ricoprire questo ruolo rispetto a qualche mese fa".

Un ruolo, quello di una donna alla guida di un mestiere prevalentemente "maschile" che non preoccupa affatto il Ministro. "Ho sempre parlato ai militari cercando di parlare a delle "persone" e credo che questo sia stato, in diverse occasioni, molto apprezzato"

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