Il miracolo d'acciaio della Bawer
Alberto Bevilacqua
Il miracolo d'acciaio della Bawer
Panorama d’Italia 2015

Il miracolo d'acciaio della Bawer

Leader mondiale nelle cassette degli attrezzi di camion e tir, nel 2008 stava per chiudere a causa della crisi. La salvò la scoperta di nuovi mercati

Quel che accadde nel 2008 alla Bawer di Matera potrebbe stare benissimo in un manuale di economia per spiegare la differenza fra imprese che prosperano e imprese che falliscono. Specializzata nella produzione di componenti di acciaio, l’azienda era da anni leader mondiale nelle cassette degli attrezzi per grandi mezzi di trasporto: un mercato sommerso dalla crisi dei consumi, cui si aggiunse quella, ancor più devastante, del settore automotive. "In pochi mesi" ricorda l’amministratore unico e presidente Pasquale Lorusso "il fatturato crollò da 10 a 5 milioni di euro. Eravamo a un passo dalla chiusura".

Quel passo, fortunatamente, non è mai arrivato. Proprietà e manager si sono messi in cerca di una nuova mission. Anziché licenziare, delocalizzare o ridurre l’attività, investirono 3 milioni di euro e raddoppiarono i 50 dipendenti individuando nuovi settori in cui poter utilizzare le loro competenze. Ne trovarono due in cui Bawer non si era mai affacciata: le strutture per il sistema sanitario (tavoli operatori, mensole, carrelli e così via) e le bacheche per i musei. I conti cominciarono a migliorare e non hanno più smesso: quest’anno Bawer dovrebbe fatturare 15 milioni, il 50 per cento in più di prima della crisi. Un ruolo importante è stato svolto dal sistema creditizio ("Non ci hanno mai fatto mancare la fiducia" tiene a sottolineare Lorusso) ma a fare la differenza sono state soprattutto la lungimiranza, il lavoro e il coraggio messi in campo dai vertici aziendali. "Se avessimo delocalizzato" conclude il presidente "avremmo avuto qualche vantaggio immediato, ma certo non saremmo arrivati così lontano".

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