Antonella Piperno

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Pugliese nel midollo, l'anno prossimo, per le sue 80 candeline, Lino Banfi punta ad essere nominato ambasciatore della Puglia dal governatore Michele Emiliano. "Ho una faccia credibile, nelle mie fiction non ci sono parolacce, sono ambasciatore Unicef, ma mi sono fatto 'un mazzo' così per costruirla, sono figlio di agricoltori. Voglio metterla a disposizione della mia terra", ha svelato al direttore di Ciak Piera Detassis e a quello di Panorama Giorgio Mulè, nell'incontro che tra battute in dialetto e ricordi, ha chiuso in allegria la tappa barese di Panorama d'Italia.

I prodotti della terra
Se sarà nominato ambasciatore, darà vita a  un marchio con la sua faccia, "Bontà Banfi", i cui proventi andranno in parte all'Unicef, in parte alla sua Onlus Lo vuole il cuore: "Voglio scegliere una decina di prodotti pugliesi e metterci il marchio con il mio faccione. Ci sarà scritto, 'io ci metto la faccia, la  Puglia il resto' ha spiegato Banfi, uomo del Sud sempre fedele a sua moglie ("ho un grande amore per lei ancora oggi, non ho mai fatto pasticci"), ha ribadito, nonostante il lavoro sul set accanto a donne bellissime come Nadia Cassini (il cui didietro era stato perfino assicurato). "Se ci fosse Michelangelo ti darebbe due martellate sopra...", scherzava con lei. La moglie è andata sul set, ricorda, solo una volta quando in una scena doveva toccare il seno a Edwige Fenech: "Ero imbarazzato, non solo per mia moglie ma perché io ho studiato da seminarista, ai miei tempi per nobilitare la famiglia bisognava diventare o notaio o prete". Tanto che quella scena dovette girarla cinque volte...


C'era una volta Lino Zagaria

Lino Zagaria è diventato Zaga ai tempi dell'avanspettacolo e poi Banfi nel '61 quando andò da Totò con un biglietto di raccomandazione. "Mi disse subito di cambiarlo perché mi spiegò che i diminutivi dei nomi portano bene, quelli dei cognomi no". Per la prima volta al Puff, celebre cabaret romano di Lando Fiorini, aveva deciso di rinunciare al pugliese, diventando più serioso. "Ma al mio primo 'e checchevolo' venne giù il teatro". Restò a Roma, durante il giorno lavorava come cameriere ("avevo fatto la scuola alberghiera") e la sera al Puff.

Il film con Checco Zalone

Banfi è considerato un maestro anche dal nuovo testimonial della Puglia Checco Zalone, che si inginocchiò al telefono la prima volta che si sono parlati. Ora l'ha voluto nel suo nuovo film, Quo vado dove Banfi avrà il ruolo di un senatore: «Sarà un bel film perché Zalone e il regista Gennaro Nunziante lavorano davvero insieme, in armonia. Ogni pugliese è una bella persona, capace di fare accoglienza. Ma dobbiamo essere più coesi, coalizzati tra noi, anziché denigrare sempre la nostra terra. Non per niente ultimamente ci sono venuti anche dei ricchissimi indiani con gli elefanti, per un matrimonio da favola". E poi ha scaldato la platea, sciorinando una serie di battute in dialetto.

La conversione di Nonno Libero

Banfi nella vita è cattolico ("porto i santini in tasca) e fa volontariato nei reparti oncologici. E ora nella finzione del Medico in famiglia Nonno Libero, sempre con l'Unità in tasca, si avvicinerà alla fede: "Ho scelto di farlo in modo divertente, sono entrato in chiesa e davanti a una statua di San Nicola ho improvvisato: 'Che fai qui San Nicola, ti hanno trasferito? È giusto che quando si diventa vecchi si recuperi la fede".

Un medico in famiglia piaceva anche al papa emerito Joseph Ratzinger da cui Banfi chiese di essere benedetto per le sue nozze d'oro. "Mi chiamò il nonno d'Italia, ci rimasi male quando lasciò il pontificato". Lo incontrò ancora e gli chiese anche perché avesse lasciato: "Era un fardello troppo grande per me".

Adesso per Mondadori Banfi sta per pubblicare il suo libro Ottanta … voglia di amarmi. "Non mi amo più da una trentina d'anni, quando ho cominciato a invecchiare. Ma ora voglio fare pace con me stesso attraverso tutti i personaggi che ho interpretato".

E le diete? A quelle ha rinunciato: "Tanto riprendevo sempre il mio Pil, il prodotto interno lardo".

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