Chiara Raiola

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“Desideravo vedere e rivedere questo museo senza fine”. Vittorio Sgarbi entra in scena nella pinacoteca di Capodimonte in una sala magnificamente affrescata per la sua lectio magistralis, uno degli appuntamenti più attesi di Panorama d’Italia a Napoli.

“Questo è un museo nazionale”, esordisce Sgarbi “uno dei pochi che abbiamo in Italia”. La maggior parte sono musei statali regionali come l’Accademia di Venezia. Qui c’è la collezione Farnese, ricchissima. E c’è un direttore, Sylvain Bellenger, “il migliore di tutti”, che ha avuto l’intuizione di affidare a dieci personalità internazionali in diversi campi del sapere la reinterpretazione del museo. Ognuno di loro ha avuto Carta Bianca - così si chiama la mostra in corso - nella scelta di pitture, porcellane, sculture, bronzi, già presenti nella collezione, per allestire 10 sale in un percorso del tutto personale e sentimentale.

Ecco quindi le sale immaginate e allestite da Marc Fumaroli, storico e saggista, membro dell’Académie française; Paolo Pejrone, architetto e paesaggista; Gianfranco D’Amato, industriale e collezionista; Laura Bossi Régnier, neurologa e storica della scienza; Giulio Paolini, artista; Giuliana Bruno, professore di Visual and Environmental Studies alla Harvard University; Mariella Pandolfi, professore di Antropologia all’Université de Montréal; Riccardo Muti, direttore d’orchestra; Francesco Vezzoli, artista. E Vittorio Sgarbi che ha quindi preso per mano il pubblico di Panorama d’Italia e lo ha guidato tra le opere scelte.

“Il criterio che ho usato è stato quello di seguire il mio percorso professionale e la mia esperienza di storico dell’arte e di collezionista”. Sgarbi si è così ispirato alla collezione di famiglia che racchiude opere importantissime di grandi pittori presenti anche nella pinacoteca napoletana.

Davanti a un pubblico attentissimo Sgarbi racconta la bellezza di Scarsellino e de Le storie del negro sole, di Lorenzo Lotto e del Ritratto di Bernardo de Rossi con il suo volto parlante e ancora del Parmigianino e del ritratto di Galeazzo Sanvitale e Lucrezia che sembra smaltata, di cristallo.

Il percorso seguito da Sgarbi attraversa Giovanni Agostino da Lodi e la sua Madonna col Bambino e devoti, il Pordenone e il Ritratto d’uomo, Guido Reni con Atalanta e Ippomene “il più bel dipinto della pinacoteca, dove c’è una bellezza ideale. È un’apoteosi della danza con un’armonia dei corpi straordinaria”, per finire all’Allegoria Fluviale di Annibale Carracci, una pittura cremosa con un virtuosismo straordinario.

“Il materiale del museo ha consentito di riallestire il museo stesso secondo criteri di gusto e di sensibilità esclusivamente personali - conclude Sgarbi - Io ho fatto le mie scelte cercando di mostrarvi dei dipinti con occhi nuovi”.

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