Cattive maestre, ecco come possono traumatizzare i bambini
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Cattive maestre, ecco come possono traumatizzare i bambini
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Cattive maestre, ecco come possono traumatizzare i bambini

Due insegnanti di Ivrea sono state sospese per le tracce "morbose" dei temi. Una psicologa spiega quali danni possono provocare gli educatori

“Preferisci uccidere prima la mamma o il papà?”. Non si tratta di una domanda provocatoria e neppure di uno scherzo tra adolescenti ma di una delle tante domande che sarebbero state rivolte da due insegnanti di Ivrea ai propri alunni. Due maestre di 58 e 60 anni, secondo le ricostruzioni proponevano agli alunni temi choc sulla morte violenta dei familiari ma anche di parlare di sesso con frasi del tipo "il sesso è quando i vostri papà si fermano per strada con le prostitute di colore".

Non solo. Le due maestre, in classe, a turni di dieci minuti, si facevano massaggiare il collo e le spalle. Atteggiamenti che per la procura di Ivrea, che ha raccolto la denuncia di alcuni genitori, non hanno rilievo penale ma che hanno spinto l'Ufficio scolastico regionale del Piemonte a sospendere le due insegnanti.

Le prime denunce arrivano un anno fa ai carabinieri. I militari vengono autorizzati a piazzare le telecamere nell'aula delle due insegnanti. Nei filmati non si vedono solo i massaggi, ma anche temperini e altro materiale didattico lanciato in direzione dei bambini.

Comportamenti quanto meno ambigui, che si aggiungono ai temi-choc e a certi strani discorsi che sarebbero stati fatti ai giovanissimi allievi. "Prima o poi papà e mamma moriranno, fatevene una ragione, soffrirete ma poi passerà". E poi riferimenti al "bunga bunga" e al "ciupa ciupa" che, raccontati dai bambini ai loro genitori, hanno allarmato non poco le famiglie. Dalle indagine coordinate dal pm Chiara Molinari, però, non sono emersi rilievi penali a carico delle due donne ma solo profili di carattere disciplinare. Le maestre rischiano il licenziamento.

 Abbiamo chiesto a Tania Fiorini, psicologa e psicoterapeuta, quali tipo di trauma si può generare nella testa di un bambino il comportamento di una maestra.In particolare una domanda sulla morte della mamma e del papà

L"a prima cosa che viene da chiedersi è: a cosa si vuole ottenere con una domanda del genere? E resta difficile offrire una risposta. Se l’obiettivo fosse stato quello di introdurre l’argomento della morte lo si poteva fare in un modo migliore: più delicato, meno cruento. Non dimentichiamo che la richiesta viene da chi esercita un ruolo significativo per il bambino, questo lo spinge a prenderla sul serio. Non è difficile immaginare reazioni le più differenti: qualcuno ci sarà rimasto male, qualcun altro si sarà spaventato, qualcuno, infine, potrebbe anche averla vissuta senza turbamenti; rimane aperta la questione di cosa si volesse ottenere con l’assegnazione di questo compito".

 "Il sesso è quando i vostri papà si fermano per strada con le prostitute di colore". Per il bambino che valore può assumere la figura del padre? E soprattutto il ruolo della madre?

Faccio fatica a commentare le ricadute che si posso ingenerare in un bambino. Quello che emerge più chiaramente invece è l’idea che ha del sesso, e non solo, chi ha affermato una cosa simile. Tali affermazioni prive di ogni utilità e frutto più di pregiudizi e posizioni personali che di conoscenze serie e scientifiche, andrebbero evitate, soprattutto se spacciate come verità. I bambini tendono a sovrastimare la veridicità delle cose che vengono dette loro da chi ricopre funzioni educative (genitori, nonni, maestri ecc.), chi ricopre questi ruoli dovrebbe tenerlo bene a mente.

 "Prima o poi papà e mamma moriranno, fatevene una ragione, soffrirete ma poi passerà” . Come vivono la morte i bambini di questa età? Una domanda così può generare uno shock nel bambino? 

Come detto, la nostra cultura tende a nascondere la morte che è ancora un argomento scabroso. Il problema, quindi, non è tanto la veridicità dell’affermazione “Prima o poi papa' e mamma moriranno, fatevene una ragione, soffrirete ma poi passerà” quanto piuttosto il modo con cui è stata posta. Chi pone una simile questione sembra non tener conto di quanto la nostra cultura sia caratterizzata da una costante e forte negazione della morte; per cui non sorprende che bambini posti di fronte a questa circostanza (e con queste modalità) si spaventino. Mancano parole, gesti, riti per affrontare un tema così delicato. Senza voler per forza dire che una cosa come questa generi dei traumi insanabili, certo è che per affrontare l’idea della morte, la modalità proposta è fortemente discutibile: lascia i bambini da soli con un’angoscia di perdita, cosa che andrebbe evitata

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