Lo scandalo napoletano dei vigili che non vigilano
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Lo scandalo napoletano dei vigili che non vigilano
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Lo scandalo napoletano dei vigili che non vigilano

In organico sarebbero 2.012. Ma in strada sono appena 400. Gli altri? Seguono i loro incarichi sindacali, o i figli, o un parente malato. O sono esentati per motivi di salute.

E il settimo giorno si riposò. Ma anche il sesto. E pure i festivi. A Napoli, capitale mondiale del traffico stradale più "creativo" e caotico, solo un vigile urbano su 5 è impegnato in strada. Su oltre 2 mila titolari in totale, con uno stipendio in media di 38 mila euro lordi all’anno, quelli veramente attivi sono meno di 400.

Le colpe di questo scandalo? Sono tante. È colpa, per esempio, di un esercito di sindacalisti, di troppi inidonei al servizio e di una marea di imboscati, che obbligano il colonnello Ciro Esposito, comandante del corpo, a giocare a risiko con gli ordini di servizio. Nel giorno di Pasquetta, per dirne una, soltanto in 178 hanno risposto "presente". Tutto secondo le regole, si difendono gli interessati. Sarà. Intanto il comando di polizia municipale sta lavorando a un esplosivo dossier sui permessi facili e i primi atti, dopo la notifica ai sindacati, sono stati trasmessi alla procura.

A Napoli funziona così: i vigili non vigilano e nessuno vigila su di loro. Qualche esempio? Partiamo dai sindacalisti a tempo quasi pieno. Nel 2012 un agente, che è anche dirigente della Cisl, non ha mai lavorato nei weekend, e nel 2013 si è concesso solo 3 sabati di servizio. Un suo collega di un’altra sigla, la Diccap, per 2 anni ha terminato la settimana lavorativa il mercoledì: assente dal giovedì al sabato. Un vigile sindacalista della Uil ha scelto invece i festivi infrasettimanali per appendere la divisa al chiodo. "Se uno dei nostri dovesse usufruire di permessi immotivati, lo butto fuori dall’organizzazione" dice d’un fiato il leader nazionale della Uil Funzione pubblica, Giovanni Torluccio: "Da almeno 4 anni ho vietato di concedere permessi sindacali a ridosso delle festività e cose di questo genere, perché malcostume inaccettabile".

Il record però spetta a un vigile sindacalista della Cgil, che in 4 mesi ha lavorato appena 16 giorni mettendo assieme permessi per l’accudimento di persone disabili (legge 104), licenze ordinarie e distacchi per direttivi sindacali (anche il 23, 24, 30 e 31 dicembre 2013). Ovvio, malgrado lo stakanovismo rovesciato, costui percepisce lo stipendio pieno: 1.300 euro per una media di 24 ore lavorate a settimana. Come lui, ce n’è almeno un’altra dozzina che giura di aver partecipato a incontri sui diritti dei lavoratori a Ferragosto, Pasqua, Natale o all’alba di qualche domenica. "Sono situazioni consentite dalla legge" commenta sconsolato Esposito. "Certo, poi ci sarebbe l’etica...".

Ottenere un permesso sindacale pagato non è difficile: basta la dichiarazione del segretario confederale o del responsabile della sigla. Il comune può solo prendere atto dell’assenza e registrarla, ovviamente retribuendola. Ora, però, sembra che qualcuno si sia reso conto che la situazione è patologica, così sono finalmente partite "severe verifiche": si vedrà che cosa partoriranno... "Eccessiva sindacalizzazione del corpo", così la chiama il comandante Esposito. E dategli torto: su 2 mila dipendenti, dirigenti e delegati sono 392. "Ma l’incarico è una forma di tutela contro i trasferimenti arbitrari. I sindacalisti veri sono sì e no una decina" ammette Claudio Lamari della Csa.

Un altro elemento che falcidia le presenze in strada è l’esercito di presunti "inidonei al servizio". Sorprenderà forse scoprire che a Napoli addirittura un vigile su 4 ha problemi di salute, regolarmente certificati dal Policlinico. Un "protocollo di sorveglianza sanitaria" tra l’azienda ospedaliera universitaria Federico II e Comune prevede visite mediche ed esami ogni 2 anni. L’ultima "radiografia" segnala che ben 307 agenti non possono prestare servizio in strada e altri 233 hanno limitazioni dovute, afferma Maria Triassi, docente universitario e medico della struttura, soprattutto "a patologie alla colonna vertebrale". "Si ammalano intorno ai 50 anni e oltre 750 dei vigili napoletani hanno i capelli bianchi" sottolinea Triassi. "Per ridurre i rischi professionali e utilizzare anche i parzialmente inidonei, da un paio d’anni abbiamo predisposto la rotazione nelle mansioni a impatto, come dirigere il traffico a un incrocio molto caotico: va fatto per 3 ore e mezzo consecutive al massimo".

Il risultato, comunque, è che altri 540 vigili su oltre 2 mila non sono pienamente funzionali per motivi sanitari. Ma non è finita qui. Perché altri 1.050 vigili godono di particolari "benefici", che periodicamente li allontanano dal servizio: come il diritto all’assistenza ai figli da 0 a 8 anni, o la legge 104 sull’accompagnamento di parenti disabili: ne usufruiscono 9 a titolo personale, 233 in conto terzi. Con una particolarità tutta partenopea: chi è beneficiario di un’agevolazione, per esempio quella prevista dalla legge 104, non dovrebbe sommare altri permessi. Cosa che, invece, a Napoli avviene puntualmente.
In definitiva, per prestare regolarmente servizio sulle strade napoletane, sono potenzialmente disponibili soltanto circa 400 vigili urbani. Dai quali bisogna però eliminare la quota che il comando destina a servizi di polizia giudiziaria e piantonamento. Più i 6 che il sindaco, Luigi De Magistris, ha chiamato a fargli da scorta in pianta stabile.

Eppure sotto il precedente comandante del corpo, il generale dei carabinieri Luigi Sementa (che ha lasciato nel luglio 2012), in strada scendeva almeno il doppio degli agenti rispetto a oggi. Ai posti di blocco venivano reclutati anche i graduati, e il ricorso ai permessi sindacali era assai più contenuto. Tra le surreali consuetudini che Sementa aveva annullato c’era l’uscita del "terzetto", con due agenti e un tenente, per la sola attività di verbalizzazione delle multe: uno leggeva la targa, l’altro scriveva e il più alto in grado controllava. Purtroppo il sindaco De Magistris, che pure non perde occasione per chiedere una città più sicura, da quando è scaduto il contratto di Sementa non è riuscito a dare stabilità al comando.

Il sopravvento dei sindacalisti è coinciso con i valzer al vertice. Oggi la polizia municipale è retta da un "triumvirato", formato da Esposito con altri due cocomandanti (Francesco Maida e Aldo Carriola), che si è diviso le responsabilità organizzative, operative e legali. Il primo cittadino nel 2012 avrebbe voluto nominare il tenente colonnello della Guardia di finanza Luigi Acanfora, di cui era stato testimone di nozze ai tempi in cui era pm a Catanzaro, ma vincoli di bilancio e questioni procedurali lo hanno costretto a fermarsi. È stata aperta addirittura un’inchiesta per abuso d’ufficio.
"Se il Comune di Napoli ci chiama e ci dice che c’è una organizzazione sbagliata, che ci sono troppi vigili negli uffici e non servono, non c’è nessun problema a ridiscutere l’organizzazione del Corpo. Siamo disponibili al confronto" dice Rossana Dettori della Cgil Funzione pubblica. E Giovanni Faverin, segretario nazionale della Cisl-Fp: "Se si sono verificati episodi di permessi o distacchi sindacali mal utilizzati, le responsabilità vanno accertate caso per caso, chiedendo conto a chi ne ha fatto cattivo uso e a chi non ha controllato". "L’amministrazione non può non aver visto se c’è stato un abuso" risponde Dettori. A sentire lei, i giorni felici per i "furbetti" della polizia municipale napoletana potrebbero essere agli sgoccioli: "Prima di denunciare o accusare bisogna capire bene come sono andati i fatti. Ma non ho alcuna remora a dire che chi sbaglia paga".

Ora bisogna vedere se si farà sul serio. Visto che l’ex pubblico ministero de Magistris non pare dedicarsi al problema con occhi e verve da investigatore, ci penserà la procura? Chissà. Qualcuno, alla fine, vorrà vigilare sui vigili napoletani?

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