Lo schiaffo dell'Onu al Vaticano sulla pedofilia

Dure critiche del Comitato Onu sui diritti dei bambini alla Santa Sede per il mancato contrasto alla pedofilia. Ma si pretende un cambio di rotta della Chiesa anche su aborto, omosessualità, teoria del genere

Una foto di scena del film 'Mea Maxima Culpa', in sala dal 20 marzo 2013, distribuito da Feltrinelli Real Cinema – Credits: Ansa

Ignazio Ingrao

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La luna di miele tra Papa Francesco, «uomo dell’anno» e la comunità internazionale è stata bruscamente interrotta dalle «osservazioni conclusive sul secondo rapporto periodico della Santa Sede» redatte dal Comitato sui diritti dei bambini delle Nazioni Unite, corredate da due allegati, uno sulla lotta alla pedopornografia e un altro sui bambini soldato. Al termine del confronto pubblico tra la delegazione della Santa Sede, guidata da monsignor Silvano Tomasi, e il Comitato Onu, lo scorso 16 gennaio a Ginevra, nei Sacri Palazzi i vertici della diplomazia papale si erano sentiti sollevati: i membri del Comitato sembravano essere rimasti soddisfatti delle risposte e dei chiarimenti offerti dalla delegazione a una raffica di domande e di obiezioni che erano state fatte loro.

Il rapporto diffuso ieri invece è ricco di luci e di ombre: riconosce l’impegno dello Santa Sede nella lotta alla pedofilia in questi ultimi anni, apprezza l’iniziativa del Papa di creare una commissione ad hoc contro la pedofilia (anche se si attende ancora di conoscerne la composizione), recepisce il chiarimento già offerto della delegazione che i vescovi non si possono considerare dei «dipendenti» del pontefice. Tuttavia poi mette sotto accusa il Vaticano per un ventaglio molto ampio di argomenti: il diritto canonico, che definisce la pedofilia solo come un crimine contro la morale, il silenzio e l’omertà che per molto tempo ha circondato le violenze dei preti pedofili, la sottrazione dei figli alle ragazze madri, lo scarso impegno per aiutare le vittime dei sacerdoti pedofili, le discriminazioni di genere, le opinioni sull’omosessualità, l’interpretazione della Bibbia a proposito delle pene corporali, il ricorso a contraccettivi e la tutela della cosiddetta «salute riproduttiva».

Alcune di queste critiche sono chiaramente discutibili e in effetti tradiscono, come sostiene il Vaticano, il peso che alcune Organizzazioni non governative hanno avuto sui giudizi del Comitato. Altre osservazioni tuttavia sollecitano un maggiore impegno della Santa Sede su alcuni fronti che si rivelano ancora oggi sguarniti: l’investigazione e la repressione dei casi di pedofilia in molte Chiese del mondo che ancora si limitano a trasferire i sacerdoti accusati, l’adozione di una strategia globale per la lotta alla pedofilia, la lotta al silenzio e all’omertà, una maggiore collaborazione con l’autorità giudiziaria. Apprezzamento invece per l’attività svolta dalla Santa Sede nella lotta contro la diffusione del bambini soldato. I sacri palazzi scontano forse quello che negli anni scorsi è stato un certo appannamento della diplomazia e la perdita di preziosi canali di dialogo. Ora occorre riannodare i fili se si vuole evitare di finire sempre sul banco degli imputati.

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