Sulle unioni civili vince solo il laicismo

Pro o contro la famiglia tradizionale, serve regolare i diritti per venire incontro alla realtà. E lasciare "libertà di coscienza" è l'unica soluzione

unioni civili

Un momento della festa in Campidoglio per il Celebration Day nel corso della quale si iscrivono collettivamente nel registro delle unioni civili coppie di omosessuali e eterosessuali. Roma, 21 Maggio 2015. – Credits: ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Marco Ventura

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C’è una cosa, in tutto questo dibattito sulle unioni civili, che non riesco proprio a capire. Chi vuole la riforma punta a sancire diritti o affermare principi? Cioè: l’obiettivo è quello di smantellare l’istituto tradizionale della famiglia naturale (sancito dalla Costituzione) o quello di regolare le unioni civili garantendo alle coppie omosessuali diritti eguali a quelli dei coniugi, uomo e donna, sposati in Chiesa/Municipio?

Celentano ha ragione quando dice che il matrimonio non è “patrimonio”. Il matrimonio, per definizione, è l’unione di un uomo e una donna ed è anche finalizzato alla procreazione. Se si leggono le lezioni sul sesso di Giovanni Paolo II emerge una filosofia del matrimonio (e del sesso) incentrata su una visione altissima e poetica dell’essere umano.

Ma al di là dell’universo religioso e di quello romantico, c’è la vita reale che preme e ci interroga.

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Tutte le volte che gli italiani sono andati alle urne per rispondere a quesiti fondamentali e votare su temi che avevano forti implicazioni etiche, dal divorzio in poi, hanno dimostrato di essere molto più “avanzati” della classe politica (ma essere “avanzati” non significa essere necessariamente nel giusto).

Anche qui, Matteo Renzi è in sintonia con la pancia della gente: “Tutte le posizioni sono giuste, ma la riforma va fatta. I ministri vadano alle manifestazioni che vogliono”. Un laicismo, quello del cattolico Renzi, alla doppia potenza: si può essere pro o contro la famiglia tradizionale, il punto è regolare i diritti per venire incontro alla realtà che cambia.

Chiesa e Principi

C’è un fondamentalismo laico che vorrebbe equiparare il matrimonio a un contratto civile con quale si possono unire le anime gemelle in qualsiasi combinazione di orientamento sessuale. Ed è una posizione ideologica. E c’è un fondamentalismo religioso per il quale l’unione, non semplicemente il “matrimonio”, non può che legare due esseri umani di genere diverso, un uomo e una donna, mentre qualsiasi altro tipo di contratto equivale (parole di Papa Francesco) a “vivere nell’errore”.

Poi, naturalmente, la Chiesa di Francesco è una Chiesa “misericordiosa” che accudisce le sue pecorelle, anche quelle che imboccano il sentiero sbagliato, e continua a essere una Chiesa accogliente, disposta a consolare e perdonare. Una Chiesa per la quale però la vera unione sessuale, quella che corrisponde alla natura degli umani, resta il matrimonio tra sessi diversi, finalizzato alla procreazione.

Quello che non capisco è perché si debba pretendere di considerare le unioni civili veri e propri “matrimoni”, invece di limitarsi a garantire alle coppie gay gli stessi diritti delle coppie eterosessuali fondate sulla libera scelta dell’unione “per la vita”.

Il tema figli

Cambia, invece, la questione se discutiamo di figli. Le coppie omosessuali, per avere figli, devono necessariamente adottarli. Ma un bambino ha o no diritto a una “famiglia naturale”? Questo è il punto vero. Bisogna essere filosofi morali, teologi, medici, costituzionalisti per dare una risposta? Non credo.

Scrive Pietro Ichino sul “Corriere della Sera” che i princìpi sono altro rispetto alle regole. Le regole sono specifiche e vanno osservate. I princìpi sono generali e vanno applicati, ma il modo per applicarli può variare. E può succedere che vi siano, nella vita reale, situazioni nelle quali due princìpi confliggano l’uno con l’altro (è il caso di certe adozioni).

Io sono un liberale e il mio faro è la massima per cui la libertà di ciascuno è limitata soltanto da quella degli altri. Ed è per questa ragione che sono contro l’aborto e a favore delle unioni civili, senza pretendere di chiamarle “matrimoni”.

Libertà di coscienza

Resta la domanda: le coppie di un solo genere possono adottare bambini? Qualcuno sostiene che i figli anche nei matrimoni tradizionali sono esposti alle intemperie del rapporto di coppia e che nulla esclude che figli adottivi possano crescere sereni all’interno di unioni omosessuali (anzi, per certuni i figli di unioni omosex sono così fortemente voluti, da godere di un amore più pieno e consapevole).

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A me pare che ogni considerazione su questi temi sia fondata su terreni incerti e scivolosi.  
Vorrei, questo sì, che chiunque pontifichi sulla famiglia avesse almeno le carte in regola per farlo, cioè una vita coerente con i propri princìpi. E vorrei che il tema della famiglia e delle adozioni fosse sottratta a tutte le contrapposizioni ideologiche e ai giochi della politica (del tipo: a Renzi conviene o no fare la riforma sulle unioni civili o rischia di alienarsi il consenso della Chiesa e dei cattolici? Ecco, questo mi importa poco). Per questo penso che sia corretta la posizione di Renzi e di Silvio Berlusconi. Libertà di coscienza.

Ovvio che vanno rispettati i diritti (la libertà di ciascuno ha un limite in quella altrui). E i diritti sono superiori alla Costituzione. Perché i diritti sono irrinunciabili, mentre la Costituzione si può cambiare (come si può aggiornare il vocabolario).

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