Crimea: Obama attacca Putin
Barack Obama a una riunione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Usa (Getty Imagines / Pete Souza)
Crimea: Obama attacca Putin
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Crimea: Obama attacca Putin

Varate alcune sanzioni. Ma il presidente americano è isolato, gli europei non lo seguono. La sua risposta alla crisi Ucraina appare debole

Gli Stati Uniti rispondono con alcune, limitate sanzioni contro la Russia per la crisi in Ucraina. Sono le (deboli) armi che Obama può usare contro Putin. Rese ancora più inefficaci dal fatto che la Casa Bianca sia isolata nella sua azione. Gli europei non sembrano avere intenzione di seguirla nel boicottaggio internazionale di Mosca. Il leader dell'Occidente Libero (così storicamente è stata inteso il ruolo del presidente degli Usa dopo l'inizio della Guerra Fredda con l'Unione Sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale), sembra non avere il pieno appoggio degli alleati europei, intenti ora a curare in modo prioritario i loro rapporti e gli interessi commerciali con la Russia.

Al via le sanzioni

La Casa Bianca ha deciso tra le varie opzioni che erano sul tavolo. Alcune sanzioni sono state varate, altre vedranno la luce in futuro. Quelle già entrare in vigore comprendono lo stop alla cooperazione militare tra i due paesi (nessuna esercitazione in comune, annullate le visite e gli incontri di delegazioni) e la sospensione delle trattative sugli scambi commerciali e sugli investimenti nei due paesi.

L'amministrazione Obama sta anche studiando la possibilità di colpire i singoli alti funzionari del governo russo implicati nella catena di comando per la crisi Ucraina, congelando i loro eventuali interessi negli Usa e mettendo un bando al loro ingresso negli Stati Uniti. Una provvedimento dall'alto sapore simbolico: una lista di indesiderati, ritenuti responsabili della situazione, Vladimir Putin in testa.

Il Congresso ha promesso che farà la sua parte. Non solo sotto forma di ulteriori sanzioni commerciali, ma anche attraverso lo stanziamento di un miliardo di dollari per aiutare il governo di Kiev.

Cosa fanno gli europei?

Se l'embargo commerciale nei confronti della Russia dovesse prendere piede, il governo americano dovrebbe fare i conti con molte società Made in Usa che hanno investito a Mosca. La Pepsi, per esempio, ha come secondo mercato internazionale per i suoi prodotti proprio la Russia. Boeing, General Motors e Procter & Gamble sono molti presenti. Exxon Mobil ha importanti accordi per l'esplorazione e la trivellazione dell'Artico con la compagnia petrolifera russa Rosneft. Gli scambi commerciali tra Russia e Stati Uniti ammontano a 40 miliardi di dollari all'anno.

Non pochi, ma molto meno rispetto all'ammontare dello scambio che esiste tra l'Europa e Mosca: 460 miliardi di dollari. Questo spiega le ragioni della timida risposta europea alle mosse di Mosca e, di conseguenza, il crescente isolamento che vive Barack Obama nella sua azione contro Vladimir Putin. Le maggiori compagnie petrolifere ed energetiche europee fanno affari un Russia. L'economia del Vecchio Continente dipende in buona parte dal gas che Mosca ci vende. L'import ed export impone un intreccio di legami e di interessi che non possono essere tagliati con le lama delle sanzioni.

Così, le poche armi di Obama, già deboli, sono rese ancora più inefficaci dal fatto che, in realtà, gli europei non sembrano essere disposti a seguirlo. Faranno pressioni su Putin, ma non prenderanno provvedimenti in grado di isolarlo dal punto di vista internazionale. L'altra sponda dell'Atlantico sembra più lontana ora, nonostante le parole di Obama, le prime ufficiali dopo lo scoppio della crisi, secondo cui: "Putin è dalla parte sbagliata della Storia".

 
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