Roberto Formigoni
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Ma la spazza-corrotti è costituzionale?

Con questa domanda, ieri, un giudice di Napoli e la Corte d’appello di Lecce hanno investito della questione la Consulta. Al centro della questione, la retroattività della norma che ha portato in carcere Formigoni

Un giudice di Napoli solleva la prima questione di legittimità costituzionale sulla legge “spazza-corrotti”, la numero 3 del 2019, quella che con effetto retroattivo prevede la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado e il divieto di applicazione di pene alternative per chi viene condannato per il reato di corruzione. Per intenderci, è grazie a questa norma che l’ultrasettantenne Roberto Formigoni, dopo la condanna a 7 anni per corruzione, è stato rinchiuso nel carcere di Opera (Milano).


A sollevare la questione di legittimità costituzionale è stato il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Napoli Saverio Vertuccio, che ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Carmine Ippolito, difensore di un infermiere ultrasettantenne dell'ospedale Cardarelli che era stato appena condannato con sentenza definitiva a un anno di reclusione perché ritenuto responsabile di aver segnalato e dirottato verso imprese funebri “amiche” le pratiche relative a una serie di defunti.


La difesa del condannato aveva sollevato dubbi di legittimità costituzionale proprio perché la legge spazza-corrotti "non prevede disposizioni di disciplina intertemporale in riferimento agli ordini di carcerazione emessi nei confronti di coloro che hanno commesso fatti per i quali sono stati giudicati prima dell'entrata in vigore della normativa”.

L’infermiere era stato condannato a una pena inferiore ai quattro anni prima dell’entrata in vigore della spazza-corrotti, e avrebbe avuto diritto a misure alternative alla detenzione: la difesa sua ritiene pertanto che ci sia stata una lesione del diritto

Un secondo ricorso alla Corte costituzionale sula stessa legge è stato presentato ieri. A muoversi, in questo secondo caso, sono stati i giudici della Corte d'appello di Lecce che hanno investito la Consulta nell'ambito di un processo per peculato avvenuto nella Asl di Taranto.

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