Scienza

Longevità: per la scienza non abbiamo ancora raggiunto il limite

Secondo uno studio italiano, dopo una certa età la curva della mortalità si appiattisce. E nel 2030 le più longeve saranno le donne nate in Sud Corea

anziani

Marta Buonadonna

-

L'aspettativa di vita di un umano medio è più che raddoppiata dal 1900 ad oggi. Verrebbe da pensare che siamo giunti alla soglia massima, che non sia possibile tirare ancora l'elastico della vita per farla allungare ulteriormente. Eppure uno studio italiano appena pubblicato sulla rivista Science rivela che non è così: se un limite biologico alla durata della vita esiste, non lo abbiamo ancora raggiunto.

Elisabetta Barbi dell'Università La Sapienza di Roma e colleghi di Roma Tre, dell'Istat e di vari istituti di ricerca in Danimarca, Germania e Stati Uniti, non sono i primi demografi a porsi la domanda sull'esistenza di un limite. Le risposte trovate in passato sono state contraddittorie, a volte perché attingevano a database troppo scarni per consentire di trarne conclusioni affidabili.

Detective del tempo

Il problema principale di studiare una popolazione di persone molto vecchie è che a volte non si sa con precisione che età abbiano realmente. Così Barbi e colleghi si sono dati l'obiettivo di selezionare una coorte di grandi anziani tutti provvisti di certificato di nascita per attestare che avessero superato i 105 anni tra il 2009 e il 2015. Ne hanno trovati 3836, alcuni dei quali erano nel frattempo già morti.

L'importante non era tanto che fossero ancora vivi al momento dello studio per poterli intervistare, quanto avere documenti che ne certificassero con precisione oltre alla data di nascita anche l'età di morte. Lo scopo era capire con che frequenza si muore a ciascuna età dopo una certa (veneranda) età.

Vita da Highlander

Siccome il tasso di mortalità si impenna intorno ai 70-80 anni, se i dati dimostrassero che continua a salire sempre più vertiginosamente man mano che si sale con gli anni, allora ciò vorrebbe dire che siamo vicini a toccare un limite fisiologico. In realtà quello che accade tra gli italiani molto vecchi è che questo tasso di mortalità smette di salire: la curva si appiattisce bruscamente.

Questo è quanto emerge dai dati, che però non ci dicono perché ciò accada. Sulle motivazioni si possono solo fare delle ipotesi, una delle quali è che alcune persone abbiano geni che le rendono fragili e le fanno morire prima: chi rimane è più tosto e resiliente. Insomma chi supera una certa età ha buone probabilità di andare avanti ancora parecchio.

Anche perché invecchiando oltre una certa soglia è probabile che alcuni processi cellulari, gli stessi che ci fanno invecchiare e ci indeboliscono portandoci in ultima analisi alla morte, rallentino. Le cellule delle persone estremamente vecchie subirebbero quindi meno danni e il loro organismo sarebbe in grado di ripararli.

Le nonne sudcoreane batteranno tutti

Se lo studio di Science è stato condotto sui grandi vecchi italiani, un'altra ricerca sulla longevità, apparsa lo scorso anno su The Lancet, allargava lo sguardo a 35 paesi industrializzati per capire quale sarà l'aspettativa di vita nelle loro popolazioni, per i nati nel 2030. Applicando modelli di previsione ai dati disponibili su aspettativa di vita alla nascita e a 65 anni e la probabilità di morte prima dei 70 anni nei diversi paesi, gli autori hanno concluso che le più longeve sembrano destinate ad essere le donne sudcoreane.

Quelle nate nel 2030 avranno una probabilità del 57% di superare i 90 anni. A seguire le donne francesi, spagnole e giapponesi. Ma ci sono buone notizie anche per gli uomini. Sud coreani, australiani e svizzeri nati nel 2030 hanno oltre il 95% di probabilità di superare un'aspettativa di vita alla nascita di 80 anni.

I paesi che hanno tra gli aumenti più bassi di aspettativa di vita previsti sia per gli uomini sia per le donne, tra quelli considerati, sono Usa, Giappone, Svezia, Grecia, Macedonia e Serbia. Il vantaggio femminile probabilmente si assottiglierà da oggi fino al 2030 un po' ovunque tranne in Messico.

Anche merito della dieta

Secondo i ricercatori, la longevità attesa dei sudcoreani si basa sul presupposto che avranno indici di massa corporea e pressione sanguigna mediamente più bassi rispetto ai cittadini di altri paesi comparabili. Le loro vite potrebbero dovere la loro lunghezza alla dieta, in particolare al kimchi, un piatto a base di verdure fermentate, soprattutto cavolo, che è ricco di probiotici e vitamine A e B.

Tra gli altri fattori che determinerebbero l'aumento dell'aspettativa di vita nei paesi in cima alla classifica figurano una migliore educazione alimentare, i progressi economici e sociali, minori tassi di incidenti stradali e sistemi sanitari di alta qualità, che migliorano la prevenzione e i tassi di sopravvivenza da gravi malattie e riducono la mortalità infantile.

Per saperne di più

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Disuguaglianza e longevità: perché i poveri vivono di meno

Aspettativa ridotta di 10 anni per le classi più disagiate tra i risultati sconcertanti di uno studio americano

Commenti