Scienza

Iqos, la sigaretta evoluta limita l’esposizione a sostanze nocive

A riconoscerlo è il comitato consultivo dell’Fda statunitense, in mezzo a molte cautele

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Marco Morello

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Un passo in avanti su una strada ancora molto lunga. Da una parte un riconoscimento importante, messo nero su bianco: «I prodotti a tabacco riscaldato limitano l'esposizione a sostanze chimiche nocive rispetto alle sigarette tradizionali». Dall'altra, l'invito a una dose di prudenza nel commercializzarle con uno slogan che affermi in modo chiaro e univoco «che siano più sicuri delle sigarette tradizionali». Ecco, dirlo in modo così esplicito meglio di no: è troppo presto, non ci sono elementi di certezza. A raccontare quella che sembra essere una contraddizione, ma è piuttosto il frutto di un ragionevole eccesso di prudenza, è un lungo articolo del New York Times: la cronaca degli sviluppi in corso del processo di approvazione per l'approdo sul mercato americano di IQOS, il dispositivo a tabacco riscaldato di Philip Morris International. La sigaretta del futuro, l'evoluzione di quella elettronica, già parte della scenografia quotidiana in Giappone e presente in una trentina di Paesi mondiali tra cui l'Italia.  

Le premesse

Chiamata a pronunciarsi, a dare il via libera all'approdo negli Usa, dovrà essere la «Food and drug administration». L'Fda, l'ente che regolamenta i prodotti farmaceutici e che, come Panorama ha raccontato in questo lungo reportage esclusivo da New York, dopo una chiusura storica verso l'industria del fumo, è ora disposta a valutare i cosiddetti «prodotti da tabacco a rischio modificato» per tamponare un'emergenza molto dolorosa. Circa 480 mila morti l'anno solo sul suolo a stelle e strisce su una popolazione complessiva di 40 milioni di fumatori. Dove tasse, divieti e sovrapprezzi non arrivano, qualcosa ?" è questo il ragionamento dell'autorità ?" potrebbero alternative che fanno meno male. A patto sia dimostrato in maniera incontrovertibile, scientifica, che sia davvero così.

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La custodia di IQOS

I passi successivi

Prima di pronunciarsi, l'Fda vuole dunque analizzare studi e consultare documenti (la stessa Philip Morris ha presentato a supporto della sua domanda di commercializzazione un dossier corposissimo, di milioni di pagine), acquisire pareri. Fare, insomma, le cose per il meglio. E in quest'ottica ha convocato un comitato consultivo, chiamato a dire la sua su IQOS: il primo prodotto a tabacco riscaldato a finire sotto le lenti degli esperti. Il cui parere non è vincolante, ma in genere tenuto molto in considerazione dall'authority Usa.

Non troppo, ma troppo presto

Come riferisce il principale quotidiano mondiale, il punto del contendere è stata l'affermazione secondo la quale «passare completamente dalle sigaretta al sistema IQOS può ridurre le malattie legate al tabacco». Proposizione troppo definitiva per essere messa nero su bianco, in particolare perché mancherebbero ancora elementi di lungo periodo per affermarlo. Troppo nuovo il prodotto per valutarne l'incidenza di lunghissimo corso. A fine 2018, per dire, si attende uno studio che ne riveli l'esposizione a 12 mesi, «con l'apposito scopo di misurare i marcatori di rischio clinico nei fumatori adulti che passano a IQOS». Per vedere che cosa è successo nell'organismo di chi l'ha usato abitualmente.

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«The cube», il laboratorio di PMI dedicato all’innovazione. È a Neuchâtel, in Svizzera. – Credits: PMI

La risposta di Philip Morris

L'azienda, che dal 2008 a oggi ha investito più di tre miliardi di dollari in ricerca scientifica e scommette su IQOS e suoi derivati per abbandonare in futuro il business delle sigarette, non si è sentita sconfitta, anzi ha valutato molto positivamente l'incontro: «La due giorni di discussione del comitato è stata una tappa fondamentale. Ringraziamo l'agenzia e il comitato per l'interesse dimostrato nei confronti del nostro dossier scientifico e del nostro impegno a informare tutti i fumatori adulti dell'esistenza di alternative migliori» ha detto André Calantzopoulos, ceo di Philip Morris International. Che scendendo nel merito della vicenda ha aggiunto: «Rimaniamo a completa disposizione dell'Agenzia per chiarire i punti rimasti in sospeso e fornire il nostro supporto nel processo decisionale in corso, che nella fase precedente alla commercializzazione comporta necessariamente un certo livello d'incertezza scientifica».

Quanto ci vorrà

Incertezza scientifica che solo altri studi radicati nel tempo potranno fugare. Gli esperti sembrano ottimisti: «I nuovi prodotti sono potenzialmente molto meno dannosi. La riduzione dell'esposizione a sostanze tossiche è nell'ordine del 90 per cento» aveva detto a New York a Panorama Riccardo Polosa, professore ordinario di medicina interna all'università di Catania. «Che questo si traduca in un 90 per cento di rischio in meno, ancora non lo sappiamo, gli studi sono stati appena avviati e avremo le risposte tra due o tre anni. Però, mi aspetto di sicuro un abbassamento in termini di pericoli per la salute» aveva aggiunto Polosa, esperto internazionale di malattie respiratorie.

Insomma, IQOS fa davvero meno male?

«Posto che una innocuità nel fumo non la troveremo mai, va riconosciuto che IQOS produce un livello nettamente inferiore di tossicità rispetto a quello delle sigarette che producono combustione, rilasciando in maniera certa 83 cancerogeni di classe A, monossidi e sostanze irritanti che liberano nicotina. IQOS, infatti, vaporizza tabacco a un livello di temperatura che non raggiunge limiti di combustione». A rispondere è Fabio Beatrice, responsabile del Centro antifumo dell'ospedale San Giovanni Bosco di Torino. «L'aspetto fondamentale che dobbiamo prendere in considerazione» fa notare Beatrice «è quello della riduzione del rischio. IQOS è rivolto a chi già fuma, non aiuta a smettere e non nasce per smettere di fumare. Nasce per fare meno danni a fumatori, che non vogliono o non riescono a smettere di farlo». Esattamente i destinatari della grande campagna di prevenzione nazionale dell'Fda americana, quella che ha consentito la storica apertura verso gli ex nemici giurati: i colossi del fumo.

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