Scienza

I 5 mila tramonti su Marte

Il rover Opportunity, da 14 anni sulla sua superficie, sta ancora documentando e indagando i segreti del pianeta

Opportunity

Angelo Piemontese

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Il 16 febbraio 2018 il rover della Nasa Opportunity ha inviato sulla Terra l'immagine del Sole che sorge su Marte: per il veicolo robotizzato a sei ruote era iniziato il giorno numero 5000 trascorso sulla superficie del pianeta rosso.

Un record inarrivabile e nemmeno immaginabile dagli stessi ingegneri dell'ente spaziale americano, che avevano pianificato la sua missione per appena 90 sol (il giorno marziano, che dura venti minuti meno del nostro) dal suo sbarco, avvenuto il 25 gennaio 2004.

Non credevano infatti che il robot potesse sopravvivere al suo primo inverno marziano, quando le temperature scendono quasi cento gradi sotto lo zero.

E invece il rover non solo ce l'ha fatta, ma ne ha superati altri 13, polverizzando il precedente primato detenuto dalla sonda Viking 1, rimasta più di sei anni (dal 1976 al 1982) su suolo del pianeta rosso, ma immobile.

Al contrario, Opportunity di strada ne ha fatta, e molto: ha percorso, finora, ben 45 chilometri.

Notevole, se si pensa che è un veicolo di quasi due quintali che si muove alla velocità di una macchinina radiocomandata.

E non finisce qui: l'apparecchio è ancora operativo e funzionante e sta conducendo indagini scientifiche preziosissime.

La lunga marcia

Durante questi cinquemila giorni marziani, corrispondenti a 5137 giorni terrestri, Opportunity si è infatti spostato dal cratere Eagle, dove è atterrato, fino al cratere Endeavour, una voragine larga 22 chilometri, che ha raggiunto nel 2011 e che da allora sta esplorando dalle creste fino alle valli sottostanti.

Nel suo lungo viaggio si è fermato presso altri crateri: Endurance, Erebus, Victoria (dove è rimasto due anni) e Santa Maria, per citare solo quelli dove ha soggiornato più a lungo, senza contare gli altri incontrati durante il cammino attraverso pianure, dune, valli e ripide colline.

Ha resistito a tempeste di sabbia, che sono molto violente su Marte e avrebbero potuto coprire interamente i suoi pannelli solari, privandolo dell'energia per proseguire la missione, a salite e discese su dune (dove ha rischiato di affondare) e alle intemperie atmosferiche.

Ha anche scoperto il primo meteorite precipitato su un altro pianeta, vicino al sito di impatto del suo scudo termico (che l'ha protetto dal calore dell'attrito atmosferico durante la sua discesa sul pianeta).

Il contributo scientifico della missione

Quanto apportato dal lavoro di Opportunity sulla conoscenza del pianeta rosso è immenso, come la mole di dati inviati: più di duecentoventicinquemila foto, che hanno permesso agli astrofisici di confermare che qualche miliardo di anni fa su Marte c'era acqua allo stato liquido.

E ha pure scavato delle buche muovendo avanti e indietro le sue ruote per meglio analizzare il suolo.

Proprio la ricerca di tracce di una passata attività erosiva generata da flussi di acqua è stato, ed è tuttora, uno dei principali obiettivi della missione. Attualmente, presso la discesa del versante ovest del cratere Endeavour, Opportunity ha scoperto misteriose strisce di roccia sovrapposte.

Secondo gli scienziati somigliano molto a quelle presenti sul vulcano Mauna Kea, nelle Hawaii, che si formano per il ciclico congelamento e disgelo di acqua contenuta nel terreno.

Un'ulteriore prova che in passato dalle alture del cratere scorrevano rivoli o piccoli torrenti. Insomma, il suolo di Marte era bagnato. Ma le indagini non sono finite.

Nel momento in cui scriviamo un altro tramonto è trascorso sul pianeta rosso e Opportunity lo sta testimoniando: il contributo del rover alla scoperta dei segreti del passato del pianeta rosso, e di come si è evoluto nel mondo arido che oggi osserviamo, continua.

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