Renzi vince, adesso cambia tutto
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Renzi vince, adesso cambia tutto
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Renzi vince, adesso cambia tutto

Il vecchio Pd, le vecchia Lega Nord, il vecchio Pdl. Tutto finito. Nel week end è cambiata la politica. Napolitano (e Letta) ne prendano atto - Lo speciale sulle primarie Pd

Con il trionfo alle primarie Pd di Matteo Renzi cambia tutto. Non c’è più un solo motivo per cui valga la pena o sia giusto tenere in vita il governo Letta. Non c’è, anche se Renzi farà di tutto per non apparire come colui che lo affonderà. Il conto alla rovescia è cominciato.  

Ci sono due Italie: un paese bloccato e uno che riparte. E c’è la protesta di forconi e grillini. 

Anche Berlusconi si muove verso qualcosa di nuovo. Ha capito che si doveva affrettare a rinnovare il Popolo della Libertà e che per farlo non aveva altra scelta che andare indietro a ripescare lo spirito del ’94, la prima Forza Italia e il manifesto della (mancata) rivoluzione liberale. Il Cavaliere non è più quello di allora: ha più anni, più guai giudiziari, più occasioni perdute alle spalle. I falchetti non sono la crema della gioventù. E quello che si vede in questi giorni davanti a Palazzo Grazioli è un popolo di persone perbene che credono in Silvio ma accalcandosi sotto un balcone. Non basta. Gli oltre 2 milioni di elettori che hanno fatto la fila ai gazebo delle primarie per mandare a casa un’intera classe dirigente (del PCI-PDS-DS-PD) e scegliere finalmente un vincente non post-comunista né post-democristiano, sono una lezione per tutti.

Il trionfo di Renzi cambia tutto e stronca Angelino Alfano. La differenza tra Renzi e Alfano è che il primo si è fatto da solo, ha conquistato Palazzo Vecchio a Firenze, si è scagliato contro i big del suo partito, ha battuto l’Italia passo a passo, piazza per piazza, si è intestardito a rimanere nel PD trasformandolo dall’interno. Non ha avuto paura di dire le cose scomode. Il secondo, Alfano, è invece una creatura di Berlusconi al quale deve di tutto di più, e dal quale si è staccato per un calcolo politico, una manovra di palazzo. È relativamente giovane (42 anni) ma già di lungo corso (ex ministro della Giustizia, vicepremier e ministro dell’Interno, ex segretario di partito e attuale leader di un partitino con tanti vecchi volti dentro) e nell’immaginario popolare è un nome tra i tanti nel sistema di potere di questi anni. Alfano non è il Renzi di destra.

Ma Renzi rottama anche Grillo, lo fa risultare e risaltare vecchio, ne svela il linguaggio paradossale e barocco nel momento in cui gli italiani cercano un paladino del cambiamento pragmatico e diretto. In politica il linguaggio è tutto. La comunicazione è tutto. Renzi lo ha capito. 

Grillo dà voce alla rabbia. Renzi offre una speranza. 

In più, la conquista del PD da parte del sindaco di Firenze significa che al carisma del condottiero si aggiungerà ora quella aureolata del Potere. La stanza dei bottoni. E se le due cose riusciranno a convergere in una spinta verso il cambiamento, perché Letta dovrebbe restare al suo posto? Non basta che Napolitano si sia intestardito a volerlo a Palazzo Chigi. Anche il capo dello Stato, che è un abile politico, dovrà ripensare la sua strategia. 

L’Italia ha bisogno di un governo politico forte e autorevole, giovane e in grado di fare le riforme. Mi ha sorpreso in positivo che Renzi abbia citato nel suo discorso da neo-segretario Srebrenica, la cittadina bosniaca nella quale i caschi blu olandesi dell’ONU hanno vergognosamente tollerato il genocidio, la separazione degli uomini dalle donne, la strage e lo stupro. Mi ha sorpreso perché non è più il riferimento alle tragedie della Seconda Guerra Mondiale o alle psicosi della Guerra Fredda, ma a un tempo ben più vicino a noi e tuttavia egualmente terribile: la guerra etnica nel cuore dell’Europa. Si tratta di coordinate diverse da quelle dalemiane ante-Muro. Ma altrettanto forti.

Vedremo a destra se emergerà una novità altrettanto forte. Un personalità capace di competere con quella di Matteo. In ogni caso, improvvisamente il governo Letta spicca per la sua inutilità. A noi giornalisti e naturalmente ai politici piace fare analisi politologiche. Ma alle analisi spesso sfugge la realtà del cambiamento. La portata di ciò che succede, quando succede. Il trionfo di Renzi, la fine del vecchio PD di sinistra, ha una portata storica i cui effetti si vedranno presto. Gli italiani che ieri sono andati a votare per Renzi hanno scelto un leader vincente, libero dalle ombre del passato. Che si dovrà mettere subito alla prova del governo. Matteo è da oggi il premier ombra. Gli manca solo la legittimazione del voto, giocarsi Palazzo Chigi contro un competitor a destra che nel solco di Silvio sappia farsi avanti. 

E Napolitano dovrà prenderne atto.

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