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Si al referendum sul taglio dei Parlamentari: cosa succede ora

L'iter burocratico, le conseguenze in caso di voto anticipato

E' del senatore del Pd eletto all'estero, Francesco Giacobbe la firma decisiva per il via libera al referendum sulla legge approvata dal Parlamento sul Taglio dei Parlamentari. La Costituzione infatti prevede che per indire un referendum servano ad esempio 64 senatori e Francesco Giacobbe è appunto il 64° della lista che si era creata nelle ultime settimane.

Cosa succede ora

Con il via alla procedura referendario di fatto si impedisce che la legge possa entrare in vigore a gennaio, come previsto. Ora la palla passa alla Corte di Cassazione, che esaminerà il quesito referendario, per un primo via libera. Poi toccherà alla Corte Costituzionale affrontare la questione e dare il via libera per la consultazione popolare che dovrebbe arrivare non prima di maggio.

Cosa succede in caso di voto anticipato

In questo periodo politico anche la questione del taglio dei parlamentari diventa una problematica non di poco conto. In caso di crisi di Governo in tempi brevi (ipotesi tutt'altro che remota viste le tensioni all'interno della maggioranza), si andrebbe a votare con il vecchio numero di eletti, 945 invece di 600, e così non ci sarebbero attese o lungaggini. Il Quirinale ha già fatto sapere che non sarebbe un problema andare al voto con una norma che poche settimane dopo verrebbe modificata.

Tra i favorevoli al referendum anche il leader della Lega, Salvini, secondo cui chiedere la parola dei cittadini su tematiche così scottanti è di sicuro la cosa migliore

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