Le quote rosa (testimonial) di Renzi
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Le quote rosa (testimonial) di Renzi
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Le quote rosa (testimonial) di Renzi

Le 5 donne capolista alle europee sono solo un trucco "raccatta voti", uno spot pubblicitario. L'avesse fatto Berlusconi...

Donne, giovani, solari, sorridenti. “Quattro veline”, le definisce Beppe Grillo. Donne, aggiunge, “usate a fini di marketing secondo la migliore tradizione berlusconiana. Quattro veline e Renzie a fare da Gabibbo. Una presa per il culo, ma tinta di rosa”. E sotto quell’ombrellino rosa, il vuoto. Il vecchio. Il tradizionale. Il partito. Il già visto. I rottamandi. Dice Grillo che “50 dei 73 candidati in lista Pd vivono da sempre di politica, cariche, soldi pubblici e non hanno mai fatto un lavoro vero”. Ma voleranno, forse, alle elezioni europee, anche grazie a quelle facce femminili che suggellano liste costruite dalla testa in giù alla solita maniera. Sotto le cinque capilista piazzate lì per attirare (attrarre?) voti ci sono le solite figure. Le Mercedes Bresso e i Sergio Cofferati. Silvia Costa e Renato Soru, Goffredo Bettini e Enrico Gasbarra. Nulla da eccepire sui singoli, ma non certo volti nuovi. 

Grillo cita solo quattro veline. Probabile che si riferisca a Alessia Mosca, Alessandra Moretti, Simona Bonafè e Pina Picierno. Dimentica la quinta capolista, Caterina Chinnici nelle Isole, che non sembra una velina e lui la ignora. Implacabile. Ovvio che neppure la Mosca, la Moretti, la Bonafè, la Picierno sono veline, tecnicamente parlando. Ma la Chinnici, a differenza delle altre, sembra non avere proprio i connotati. E Grillo ha il dono della franchezza verbale (anche troppo). In fondo, fatta la tara del linguaggio, ha ragione da vendere. 

Fa male vedere che le donne vengano usate come testimonial in un modo più smaccato di quello illo tempore del Cavaliere. Cinque donne cinque. E Grillo accusato di maschilismo dal Pd solo perché smaschera il giochino. Presentare cinque donne capilista sarà un modo, per Renzi e il Pd, di farsi perdonare la mancata approvazione delle quote rosa in Parlamento? Vedo nei dibattiti “di genere” femmina-maschio e rosa-azzurro un’attenzione mediatica prevalente, fastidiosamente elementare per quanto efficace, che si basa sul presupposto di un popolo bue facilmente impressionabile. Per essere presentabili in politica si dev’essere oggi donne giovani? Vade retro i maschi anziani? 

La carrellata di cinque teste di serie rosa è un bel vedere. La bellezza è un valore, ci mancherebbe. Ma la costruzione scientifica di una lista elettorale come spot plasmato sull’idea (banale, a ben pensarci) di belle donne come traino, rende meno credibile la madre di tutte le battaglie di Renzi, quella contro l’assenza di merito nella scelta delle persone. Perché il merito non ha genere, età o colore dei capelli. E una bella foto non sostituisce un buon curriculum. Tanto meno se quelle capilista, appena elette, si dimetteranno per lasciare il posto alla ciurma.  

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