Quirinale, una prova di maturità per tutti
ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI
Quirinale, una prova di maturità per tutti
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Quirinale, una prova di maturità per tutti

In queste ore, il Parlamento italiano ha l'occasione di dimostrare di essere migliore di quello che si pensa

Iniziano le danze. Nel giorno in cui Panorama arriva in edicola, il Parlamento si è riunito in seduta comune per eleggere il presidente della Repubblica. La speranza è che prima della prossima uscita, giovedì 5 febbraio, l’Italia conosca il dodicesimo capo dello Stato. Significherebbe comunque che l’elezione dovrebbe avvenire anche a maggioranza assoluta, e cioè dal quarto scrutinio   in poi (come promesso da Matteo Renzi), quando non sarà più necessario che   i due terzi dei grandi elettori indichino la stessa preferenza. La necessità di scrivere questo articolo prima dell’inizio ufficiale della corsa al Quirinale permette di porre dei paletti nei confronti di chi è chiamato ad eleggere il presidente: i parlamentari. A loro   viene chiesto di essere all’altezza del compito, di incarnare il   ruolo alto e nobile al quale sono chiamati. Per intendersi: se si accetta l’indicazione del proprio partito su una personalità, se addirittura la si acclama con fervore in un pubblico consesso, si abbia la decenza di essere conseguenti e la si voti in aula. Insomma: il Partito democratico ci eviti lo spettacolo penoso, per le istituzioni, del "franco tiratore" di massa così come avvenne nel 2013 con Franco Marini prima e con Romano Prodi dopo.

Così come rivolgiamo un invito caldo e appassionato ai 5   stelle perché evitino di trasformare i giorni delle elezioni in uno spettacolino da cabaret con un po’ di sfaccendati mandati ad "assediare" Montecitorio al grido di "ladri di libertà" sol perché non viene votato il proprio nome al Colle, magari frutto di quell’imbroglio democratico che sono le candidature via   internet. Anche i moderati dovranno dar prova della ritrovata unità, della capacità di superare il primo scoglio di un faticoso tentativo di tornare a stare insieme, che è comunque precondizione se si vuole tentare di governare il Paese. Ai dissidenti di Forza Italia, per essere chiari, è offerta la prova per dimostrare di essere maturi e non opportunisti o peggio disfattisti: si boccia   un candidato non perché sarebbe il frutto di una convergenza   tra Silvio Berlusconi e Renzi, ma perché si hanno gli argomenti per dimostrare che quel candidato non possiede le qualità necessarie per ricoprire l’alta   funzione alla quale è chiamato.  

Insomma, mentre dalla Grecia soffiano venti che non fanno presagire nulla di buono sui cieli dell’Europa, il Parlamento italiano può dimostrare di essere migliore di quel che si pensa. La legittimazione passa dalla linearità dei comportamenti e dal senso di responsabilità che si manifesterà in questi giorni. Eleggere, nel 2015, il presidente della Repubblica significa aver chiaro che guardando a lui/lei avremo lo specchio dell’Italia. Speriamo sia all’altezza di far rispecchiare nella sua immagine e nella sua storia le ansie e le speranze di tutti noi, italiani per bene.

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