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In quarantena: porta aperta o chiusa?

Consigli per studiare da casa: 14. Rispettiamo la privacy

Pillole quotidiane per aiutare studenti (e famiglie) a organizzare lo studio in tempi di Covid-19, che nel mondo ha confinato in casa un miliardo di ragazzi. A firma di Marcello Bramati e Lorenzo Sanna, dirigenti e docenti dei licei Faes di Milano, nonché autori di Basta studiare! e Leggere per piacere (Sperling & Kupfer). Ogni mattina alle 8.30 su panorama.it, consigli, dritte e buone pratiche per alunni di tutte le età.

Non c'è dubbio. In questi giorni non è solo il concetto di tempo, sempre sospeso, a essere al centro dei nostri pensieri, ma anche tutto ciò che riguarda gli spazi. Lo spazio aperto è un concetto rimandato a tempo indeterminato. Lo spazio chiuso, tra le mura di casa, è diventato lo stretto orizzonte in cui la famiglia, più o meno numerosa, e si muove, tra nuove condivisioni, lotte e nervosismi.

Una volta al giorno almeno, ci troviamo dinanzi a un dilemma concreto: ci sono abbastanza spazi per tutti? Tutti abbiamo bisogno di silenzio e concentrazione, chi per lavorare, chi per studiare. Tutti vorremmo mantenere un angolino tutto nostro. Quella casa spesso completamente vuota, molto spesso libera, ora rischia di diventare terreno di lotta.

La riflessione di oggi punta l'attenzione su un consiglio importante, in tempi di spazi ristretti e contesi: ognuno ha diritto al suo spazio, fisico ed emotivo, almeno in una parte della giornata. È un'esigenza che deve portare i genitori, spettatori della scuola a distanza, a compiere un passo indietro, oltre la soglia della porta che li separa dalla scrivania e dal pc delle lezioni mattutine.

Immaginandoci una situazione diffusa. In questi giorni i genitori spesso passano alle spalle del giovane studente alla prese con il suo pc, passano, ascoltano, talvolta si siedono accanto, passeggiano di sfuggita o per necessità, da una stanza all'altra. Talvolta esplicitano un commento, a bassa voce, sulla lezione, su quello che intuiscono della classe, su come i figli seguono le lezioni, tra dubbi, che diventano poi questioni, successivamente problemi. «Ma perchè mio figlio non interviene?» si chiedono. E gli chiedono: «Perchè non prendi mai la parola?»

Soprattutto nella scuola superiore di primo e secondo grado, la sfida della scuola è una sfida quotidiana di crescita e identità, una lotta ogni giorno per proporsi, accettarsi, mettersi in gioco ed esporsi al giudizio degli altri. Di solito lo studente affronta tutto questo in una solitudine che sente e vive con un titanismo che è eroico, perchè l'adolescente a volte si sente proprio un eroe; i genitori sono spettatori lontani.

Ora, però, nella scuola a distanza e degli spazi ristretti, i figli si trovano ad affrontare lotte aggiuntive: quella con se stessi e con i compagni, con il nuovo mezzo tecnologico. Non bastasse, ci si mettono anche i genitori, che commentano e passeggiano dietro la scrivania. Lasciamo tranquilli, i nostri figli che studiano. E teniamo la porta della camera socchiusa, con rispettosa vigilanza.

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