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È possibile controllare le migrazioni?

Dopo Parigi, l’Europa è parsa unita dopo decenni. Ma da qui ad affrontare uniti il fenomeno il passo è lungo: la rifessione di Umberto Eco

Per Lookout news

Il brano che segue, “È possibile controllare le migrazioni? Le migrazioni sono come i fenomeni naturali”, tratto dal saggio di Umberto Eco Cinque scritti morali (Bompiani, 1997), è una laica riflessione del filosofo su come l’Europa odierna dovrebbe guardare al futuro e prepararsi all’inevitabile, prima che uno scontro di civiltà ne mini definitivamente la pace sociale. Condivisibili o meno, riflessioni di questo genere sono indispensabili per tentare di inquadrare i crescenti fenomeni d’intolleranza e rabbia che covano all’interno dei confini dell’Unione Europea.

 

Ritengo che si debba distinguere il concetto di “immigrazione” da quello di “migrazione”. Si ha “immigrazione” quando alcuni individui (anche molti, ma in misura statisticamente irrilevante rispetto al ceppo di origine) si trasferiscono da un paese all’altro (come gli italiani o gli irlandesi in America, o i turchi oggi in Germania). I fenomeni di immigrazione possono essere controllati politicamente, limitati, incoraggiati, programmati o accettati.

Non accade così con le migrazioni. Violente o pacifiche che siano, sono come i fenomeni naturali: avvengono e nessuno le può controllare. Si ha “migrazione” quando un intero popolo, a poco a poco, si sposta da un territorio all’altro (e non è rilevante quanti rimangano nel territorio originale, ma in che misura i migranti cambino radicalmente la cultura del territorio in cui hanno migrato). Ci sono state grandi migrazioni da est a ovest, nel corso delle quali i popoli del Caucaso hanno mutato cultura ed eredità biologica dei nativi. Ci sono state le migrazioni di popoli cosiddetti “barbarici” che hanno invaso l’impero romano e hanno creato nuovi regni e nuove culture dette appunto “romano-barbariche” o “romano-germaniche”. C’è stata la migrazione europea verso il continente americano, da un lato dalle coste dell’Est via via sino alla California, dall’altro dalle isole caraibiche e dal Messico sino all’estremo del Cono Sur [America del Sud]. Anche se è stata in parte politicamente programmata, parlo di migrazione perché non è che i bianchi provenienti dall’Europa abbiano assunto i costumi e la cultura dei nativi, ma hanno fondato una nuova civiltà a cui persino i nativi (quelli sopravvissuti) si sono adattati.

[...] Mi pare che non si sia fatta sinora una fenomenologia dei diversi tipi di migrazione, ma certo le migrazioni sono diverse dalle immigrazioni. Si ha solo “immigrazione” quando gli immigrati (ammessi secondo decisioni politiche) accettano in gran parte i costumi del paese in cui immigrano, e si ha “migrazione” quando i migranti (che nessuno può arrestare ai confini) trasformano radicalmente la cultura del territorio in cui migrano. Noi oggi, dopo un XIX secolo pieno di immigranti, ci troviamo di fronte a fenomeni incerti, Oggi – in un clima di grande mobilità — è molto difficile dire se certi fenomeni sono di immigrazione o di migrazione. C’è certamente un flusso inarrestabile da sud verso nord (gli africani o i medio-orientali verso l’Europa), gli indiani dell’India hanno invaso l’Africa e le isole del Pacifico, i cinesi sono ovunque, i giapponesi sono presenti con le loro organizzazioni industriali ed economiche anche quali non si spostano fisicamente in modo massiccio.

È ormai possibile distinguere immigrazione da migrazione quando il pianeta intero sta diventando il territorio di spostamenti incrociati? Credo sia possibile: come ho detto, le immigrazioni sono controllabili politicamente le migrazioni no; sono come i fenomeni naturali. Sino a che vi è immigrazione i popoli possono sperare di tenere gli immigrati in un ghetto, affinché non si mescolino con i nativi.
Quando c’è migrazione non ci sono più i ghetti e il meticciato è incontrollabile. I fenomeni che l’Europa cerca ancora di affrontare come casi di immigrazione sono invece casi di migrazione. Il Terzo mondo sta bussando alle porte dell’Europa, e vi entra anche se l’Europa non è d’accordo. Il problema non è più di decidere (come i politici fanno finta di credere) se si ammetteranno a Parigi studentesse con il chador o quante moschee si debbano erigere a Roma. Il problema è che nel prossimo millennio (e siccome non sono un profeta non so specificare la data) l’Europa sarà continente multirazziale, o se preferite, “colorato”.

Se vi piace,sarà così, e se non vi piace sarà così lo stesso.

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