Politica

Se "Zingaraccia" è peggio di una minaccia di morte

Salvini criticato per aver definito una Rom una "zingaraccia". Ma nessuno si preoccupa delle minacce di morte della donna al Ministro

Matteo Salvini

Redazione

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Zingaraccia. E’ la parola del giorno. A crearla il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini. E giù critiche. “Non si può dire!”, “Razzista!”, “un ministro non può parlare così”. E via con il solito treno di luoghi comuni contro il leader della Lega ed il clima d’odio.
Ci risiamo. Tutti (pardon, i soliti della sinistra, i soliti “radical chic”) ad indignarsi per questa parola, “zingaraccia”. Tutti a difendere la Rom, offesa. Tutti dalla sua parte.
Nessuno però che si è chiesto come mai il Ministro si sia spinto a tale insulto. O meglio, tutti sanno il perché ma fa meno notizia.
La nostra nomade che si trova in un campo alla periferia di Milano infatti, ad un giornalista che chiedeva lumi sulla recente proposta di fare un censimento dei rom in Italia, ha così commentato “C’è sempre Salvini in mezzo, quel coglione, Salvini che viene lui a parlare con noi. Ancora nessuno si è trovato sul punto di far mettere un proiettile in testa a Salvini. Si. Devono farlo”
Insomma. Coglione, visto quello che gira sul leader della Lega, è quasi un complimento. E lo facciamo pure passare in cavalleria. Ma quando si parla di proiettili in testa è una bella minaccia di morte. Che già è grave per una persona normale; per un Ministro della Repubblica lo è ancora di più.
Ma no. Lo scandalo è Zingaraccia, non è augurarsi che qualcuno prenda una pistola e spari in testa ad un uomo. Ma va così.
Così è peggio la foto in cui si vede il complice dell’omicidio di un Carabiniere bendato in una caserma piuttosto che la l’omicidio stesso.
Così è peggio Zingaraccia di una minaccia di morte.
L’unica cosa positiva è che questi discorsi valgono per le solite persone, anzi, a guardare gli ultimi sondaggi sono sempre di meno.

Ps. Salvini è fatto così. Prima di "zingaraccia" ci fu "Ruspa", poi "Bacioni" e molte altre. Il personaggio ormai è chiaro. Non è e non sarà un Ministro dell'Interno alla Scalfaro, per dirne uno attento al protocollo ed alla forma. Ma è evidente che a sempre più italiani poco importino certe cose, anzi sembrano apprezzarle.

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