Politica

Nuova via della seta: minacce e opportunità

Tutti vantaggi e tutti gli svantaggi del Memorandum d'intesa fra Roma e Pechino

Ci a Xi JInping Congresso comunista

In vista dell'arrivo del presidente cinese Xi Jinping, la polemica politica sulla Nuova Via della Seta si infiamma, mettendo uno contro l'altro i due alleati di governo. Oggetto del contendere: la firma, prevista per il 23 marzo, di un memorandum d'intesa fra Roma e Pechino che farebbe diventare l'Italia il primo Paese del G7 a sostenere la Nuova via della seta, l'iniziativa strategica della Repubblica popolare. Per capire la vera posta in gioco, cioè tutte le minacce e tutte le opportunità del mastodontico progetto per rafforzare i collegamenti tra la Cina e 67 Paesi di tre continenti, Panorama ha interpellato Filippo Fasulo, ricercatore dell'Istituto per gli studi di politica internazionale e grande esperto di Cina.

Per come lo presenta Pechino, il progetto pare una colossale opportunità per l'Italia. Ma è la realtà? O si tratta solo di marketing?

Di sicuro ci sarà un forte flusso di investimenti verso l'Italia, ma si dovrà stabilire se saranno di “mutuo beneficio” (come dice Pechino, sostenendo che gli investimenti cinesi portano benefici al Paese che li riceve) o se invece saranno volti solo a catturare il know how tecnologico italiano, come sostengono Ue e Stati Uniti.

Già, gli Stati Uniti... Sono il convitato di pietra di questa vicenda.

In tal senso occorre una contestualizzazione: la contestazione degli Stati Uniti è uno degli effetti della guerra commerciale scoppiata nel marzo 2018 fra Washington e Pechino, che è una ridefinizione ormai strutturale dei rapporti fra i due Paesi.

Ma qual è la posta in gioco di questo conflitto?

Il primato tecnologico ed economico globale sul medio-lungo periodo. Importante sottolineare il fattore tecnologico, perché un'altra criticità portata avanti da Pechino è il piano “Made in China 2025”. Ispirato a “Industry 4.0”, il progetto tedesco della Quarta rivoluzione industriale, si pone l'obiettivo di riqualificare interamente il tessuto industriale cinese, passando da prodotti a basso costo a prodotti altamente tecnologici e innovativi.

Una minaccia poderosa, per l'economia statunitense.

Appunto. Il vero motivo di questa guerra commerciale è questo piano, che attraverso la Nuova via della seta potrebbe portare prodotti cinesi con un maggiore valore aggiunto in molti più luoghi.

Ma a questo punto la Cina spianerebbe anche noi...

Il timore è che, se l'Italia aderisse alla Nuova via della seta, darebbe il via libera al piano espansionistico cinese in Europa. In due modi: favorendo gli investimenti e dando legittimità politica. A questo si aggiunge il timore che gli investimenti cinesi possano essere in settori cruciali come le telecomunicazioni.

Ma perché la tecnologia 5G è così importante?

Perché da un lato si pone il problema della sicurezza: se la rete fisica è cinese, il rischio è che Pechino acceda a informazioni che passano sulla rete. Dall'altro lato, la tecnologia rappresenta un asset industriale per il futuro perché, con la quarta rivoluzione industriale, Internet sarà al cento dei giochi e chi avrà la leadership nel settore potrà definire le direzioni future.

Al momento, però, sono tutte supposizioni.

Sì, sono rischi potenziali. Come sono potenziali i vantaggi.

Quali sarebbero?

Anzitutto la maggiore integrazione con l'economia cinese, anche se l'accesso al mercato cinese è ancora tutto da discutere. Un altro potenziale vantaggio sarebbe la possibilità di cooperazione congiunta in Paesi terzi, ad esempio in Africa, per infrastrutture o settori industriali di vario tipo. Infine c'è la possibilità di sfruttare il nostro posizionamento geografico, facendo diventare l'Italia la piattaforma delle merci cinesi, cioè il porto per tutta l'Europa. Ecco perché c'è tutta questa attenzione per Trieste, Venezia e Genova.

Ma i cinesi non hanno già il Pireo?

Sì, ma il problema è che in Grecia mancano le connessioni via terra con l'Europa centrale. Non a caso, c'è già una convenzione con Venezia: al Pireo arrivano le grosse navi, che scaricano su navi più piccole che poi si dirigono verso il porto veneto.

E qui entra in gioca la Tav...

Se l'Italia diventasse un importante nodo infrastrutturale, la Tav sarebbe fondamentale come solido accesso all'Europa. Trieste e Venezia per l'Europa centro-continentale, Genova per l'Europa occidentale.

Sulla carta una grande chance. Il punto è come viene gestita...

E' stata gestita in modo tale per cui non è stato creato consenso internazionale a supporto della scelta italiana. L'isolamento in chiave europea di cui l'Italia soffre al momento fa sì che la nostra scelta venga osteggiata da tutti.

Perché non si fidano di noi?

Esatto. Non hanno sufficienti rassicurazioni sulla fermezza di Roma nel gestire tutte le criticità di sicurezza e di ordine politico nel senso più ampio. A torto o a ragione, ci accusano di aver concesso troppo facilmente il sostegno politico della Via della seta.

Ma al momento non c'è solo il memorandum?

Sì, ma l'Ue è molto preoccupata anche perché l'Italia è stata l'unica, assieme al Regno unito, ad aver votato, lo scorso 14 febbraio a Bruxelles, contro lo screening agli investimenti esteri.

Esteri o cinesi?

E' scritto esteri, ma si legge cinesi.

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