Unioni civili: il ruolo di Grasso e quello di Napolitano

I malumori delle opposizioni, il presidente del Senato che respinge le richieste di voto segreto e il fronte dei no alle adozioni: il ddl Cirinnà è ancora in salita

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Il presidente emerito Giorgio e il presidente del Senato Pietro Grasso. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Claudia Daconto

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Tra nastri arcobaleno ostentati da frotte di cantanti in gara e super ospiti del calibro di Eros Ramazzotti e Laura Pausini, Eli in rosa, l'icona gay Elton John e la Kidman madre surrogata, anche Sanremo 2016 – la kermesse canora più tradizionalista del mondo (valletta, fiori, scala) - dice la sua sulle unioni civili in discussione in Parlamento.

Ieri il ddl Cirinnà ha superato il primo ostacolo: bocciata la richiesta di non passaggio agli articoli sul disegno di legge. Un trabocchetto escogitato dai senatori Roberto Calderoli e Gaetano Quagliariello che avrebbe rispedito il testo in commissione e rimandato la discussione a chissà quando. Tra i 195 voti contrari anche quelli del M5S che ha mantenuto la parola sull'intenzione di voler approvare la legge. Anche perché, stavolta, il voto era palese.


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Il presidente del Senato Pietro Grasso aveva infatti respinto la richiesta di far votare i senatori al buio attirandosi così gli strali dell'opposizione che lo accusano di essere un “arbitro schierato” piuttosto che un garante imparziale. Anche perché l'orientamento sembra quello di concedere pochissimi voti segreti. A forza di compulsare la Costituzione, Grasso sarebbe infatti arrivato alla conclusione che il segreto non può essere concesso in quanto “la disciplina delle formazioni sociali dove si svolge la personalità dell'individuo” trova il suo fondamento nell'articolo 2, che garantisce i diritti inviolabili dell'individuo, e non nel 29 che definisce la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”.

Ma non c'è dubbio che a influenzare la scelta della seconda carica dello Stato siano anche le sue convinzioni personali. Grasso non ha infatti mai nascosto il suo favore verso il riconoscimento delle coppie omosessuali. Un convincimento personale che si intreccia però, dopo le tensioni dei mesi scorsi sulle riforme, anche con la battaglia politica che il Pd sta conducendo e che, proprio per questo, lo sta rendendo facile bersaglio degli avversari che non gli perdonano la ritrovata sintonia con il suo partito. Scintille che ieri si sono viste quando, per esempio, Carlo Giovanardi gli ha dato del “servo sciocco della maggioranza” e lui ha replicato “la prendo come una medaglia”.

E tuttavia le divisioni restano e il ddl Cirinnà corre ancora qualche rischio. Sulla carta la maggioranza dovrebbe avere i numeri grazie anche ai tanti esponenti grillini che sono a favore e ai quali Beppe Grillo ha lasciato libertà di coscienza. Ma è sempre dal Pd che potrebbero arrivare le sorprese più amare per il premier Matteo Renzi che ha ribadito la necessità di arrivare in fondo con il pacchetto al completo, unioni più adozioni, ma ha anche fatto capire che le seconde non sono per lui la parte più importante della legge e che quindi, su queste, oltre alla libertà di coscienza garantita ai suoi, è disponibile a concedere altro.

Adesso non sono più solo i senatori di area cattolica (almeno una ventina) a esprimere dubbi ma anche il cosiddetto blocco ex comunista con Ugo Sposetti in testa che, a favore di taccuini, si lascia scappare, passeggiando tra i corridoi di Palazzo Madama, “io la stepchild forse non la voto”. A influire su questi ultimi non è solo una visione tradizionalmente conservatrice su questioni etico-morali come matrimonio e omosessualità, ma anche i dubbi sulla costituzionalità del provvedimento espressi dal “grande vecchio” Giorgio Napolitano che nemmeno vede di buon occhio la spaccatura creatasi nel Paese tra laici e cattolici.

Ecco perché si torna a parlare di una possibile mediazione che di fatto svuoterebbe di contenuto la stepchild. L'idea del pre affido di uno o due anni non è ancora tramontata, ma già qualcuno pensa limitare il diritto di adottare solo a quelle coppie gay che già si trovano a condividere la responsabilità genitoriale di un minore. Agendo di fatto esclusivamente sul pregresso. Una soluzione che però, a proposito di Costituzione, arrecherebbe più problemi di quanti punta a risolvere.

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