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Politica

Ultimo appello per il concorso presidi del ministro Azzolina

Giovedì 15 il Consiglio di Stato deve decidere se annullare la prova del 2017 per presunte, gravi irregolarità (e il dicastero dell'esponente grillina, tra i «promossi», si oppone)

La data fatidica è quella di giovedì 15 ottobre: il Consiglio di Stato quel giorno dovrà pronunciarsi sul caso del concorso presidi del 2017, e dovrà decidere se confermare o respingere la sentenza di annullamento del concorso già disposta dal Tar del Lazio per le incompatibilità di alcuni commissari.

Le motivazioni della sentenza del Tar sono chiare: il ministero dell'Istruzione si era dato un regolamento per il concorso con un decreto dove si stabiliva che non poteva essere membro di commissione d'esame chi rivestiva una qualsiasi carica politica e chi nell'anno precedente al bando aveva svolto attività formativa per la preparazione del concorso.

Tra i commissari che avevano partecipato alle prove scritte, invece, avevano preso parte tre commissari in violazione di quella norma: il sindaco di Alvignano (Caserta) e due funzionarie che avevano svolto formazione in preparazione al concorso. Secondo i giudici del Tar del Lazio, la presenza di un solo membro incompatibile avrebbe reso «non validi» tutti gli atti e questo avrebbe avuto effetti, a cascata, sull'intero concorso presidi. Anche il costituzionalista Giovanni Guzzetta ha confermato che le incompatibilità individuate dal Tar sono «insuperabili».

Ma la vicenda, negli ultimi mesi, si è complica e aggravata. Perché il sindaco di Alvignano, Angelo Francesco Marcucci, non avrebbe soltanto presieduto una sottocommissione del concorso presidi. Ma pare sia stato anche formatore per la preparazione del concorso stesso: presso la Obelix di Caserta e l'Istituto Stefanini di San Giorgio a Cremano (Napoli). Il sindaco-commissario-formatore non ha smentito la sua partecipazione ai due corsi, ma ha dichiarato di non sapere fossero rivolti ai candidati del concorso. Per la senatrice grillina Bianca Laura Granato le affermazioni di Marcucci «sono gravissime» perché nel materiale pubblicitario dei corsi si leggeva che erano «in preparazione al concorso presidi 2017».

Ora la partita passa al Consiglio di Stato, che più di un anno fa aveva deciso di sospendere la sentenza di annullamento del Tar, lasciando che il concorso si concludesse e i che candidati giudicati «vincitori» entrassero in ruolo, seppur con riserva. Tutto era stato deciso dal Consiglio in nome di un «preminente interesse pubblico»: non lasciare le scuole senza preside, come se già non fossero senza preside da anni.

Alla base del risultato c'era stata la posizione assunta dal ministero dell'Istruzione, che aveva fatto opposizione all'annullamento e all'ostensione di tutti gli atti, ordinate dal Tar. Il ministro grillino Lucia Azzolina, però, si trova in una posizione difficile, e in qualche misura imbarazzante per un esponente politico che appartiene al Movimento 5 stelle, programmaticamente favorevole alla piena trasparenza degli atti della pubblica amministrazione. Il ministro, per di più, ha partecipato personalmente al concorso presidi, e risulta tra i vincitori: quindi agisce in conflitto d'interessi, un altro tema da sempre contestato dal M5s.

Il comitato dei ricorrenti «Trasparenza è partecipazione» dichiara: «Riteniamo che le regole di un concorso prestabilite e pubblicate in Gazzetta Ufficiale non possano perdere di valore a seconda di chi le viola. Il ministero si era dato un regolamento che è stato violato. Per questo confidiamo che il Consiglio di Stato confermerà la sentenza di annullamento del Tar. È inaccettabile che il ministero continui a far finta di nulla e che non abbia già agito in autotutela, visto quante e quali situazioni paradossali e gravi connotano il concorso vinto dal ministro Azzolina». Ora la parola passa al Consiglio di Stato.

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