STATI GENERALI, ANZI STATI CONFUSIONALI
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STATI GENERALI, ANZI STATI CONFUSIONALI
Politica

STATI GENERALI, ANZI STATI CONFUSIONALI

Sta per partire l'ennesima kermesse inutile di un governo che sembra più un'agenzia di pr

Il Paese aspettava delle risposte concrete, sulla cassa integrazione, sul carico fiscale, sugli investimenti europei: e loro cosa fanno? Organizzano eventi. Allestiscono party, quelli dove si chiacchiera molto, si combina poco, ma magari ti fai qualche amico influente. Insomma, più che un governo, pare di avere a che fare con un agenzia di pr. In attesa di capire come rilanciare l'economia, stanno decidendo il colore delle tende, la musica di sottofondo e l'etichetta del vino da servire in tavola: meglio il barolo o l'amarone? Il tappeto rosso dove lo mettiamo? E Il ficus, dove lo piazziamo il ficus?

Il festivalbar dell'economia, dove ognuno se la canta e se la suona, si intitola "Stati Generali", ma sembrano piuttosto "Stati confusionali": non c'è un programma, non c'è un piano, non c'è neanche una lista degli invitati. E soprattutto: non si è ancora capito perché lo fanno. Sappiamo solo che sarà presente il patron di Eataly Farinetti, il quale immaginiamo apparecchierà il buffet su cui planeranno i partecipanti. Per il resto, pare di assistere a un film di fantascienza: mentre le imprese arrancano, nella maggioranza si litiga su chi vuole "il dibbattito", chi pretende "un confronto vero", chi chiede "risposte prima di fare domande", e poi c'è chi si arrovella: "Mi si nota di più se vado o se non vado"? Questi signori non hanno sbagliato mestiere: hanno sbagliato pianeta.

Rassegniamoci: morta una task force se ne fa un'altra, possibilmente ancora più grande. Per ritrovarsi alla fine al punto di partenza.

Ricordate le fanfare quando venne istituito il comitato Colao? Ormai nessuno se lo ricorda più. Proprio in queste ore il manager ha consegnato a Conte il suo carteggio per l'economia, che non è chiaro se finirà dritto nel cestino o servirà ad incartare la frittura nel summit di Villa Pamphili.

E andiamo avanti così, facciamoci del male: scaviamo una buca e poi la riempiamo. Prima scriviamo un dossier, poi un'agenda per la ripresa, poi un libro bianco per rilancio, poi una Bibbia della ripresa, ogni volta gli diamo un nome diverso e ricominciamo da capo. Così, con questi giochi di prestigio, chi governa passerà la nottata. Ma per il Paese sarà molto più dura.
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