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Perché la riabilitazione di Berlusconi ha riaperto i giochi

Per ora non ha influito sulla gestazione del governo 5 Stelle-Lega. Ma l'ex Cavaliere torna competitivo. E potrebbe spingere Renzi a ritirare le dimissioni

berlusconi

Claudio Martelli

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Che effetto politico avrà la riabilitazione di Berlusconi? Per ora non sembra aver influito sulla gestazione del governo 5 Stelle-Lega.

Matteo Salvini si è spinto troppo avanti per revocare un accordo che già solo annunciato ha portato il centrodestra sull'orlo della rottura totale. Eppure senza Forza Italia la coalizione populista si regge su un pugno di voti al Senato e su una trentina alla Camera. Abbastanza per cominciare ma pochi per reggere a lungo, ove Silvio Berlusconi e Matteo Renzi dessero vita a un'opposizione senza quartiere.

Perché con la riabilizione Berlusconi torna competitivo

Quanto agli elettori, quelli della Lega, soprattutto al nord, non erano contrari all'accordo con i 5 Stelle, mentre lo sono a rompere il centrodestra per arrivarci. Eppure Salvini ha rotto lo stesso. Poi ha cambiato di nuovo idea e si è preso un'altra settimana di tempo.

La riabilitazione rende Berlusconi non solo eleggibile ma anche competitivo. Alcuni sondaggisti si spingono ad attribuire alla sua presenza un 5 per cento in più di consensi. A svantaggio di chi? Della Lega, dei 5 Stelle? Previsione difficile e forse inutile. La coalizione di centrodestra non sopravviverebbe a una prolungata separazione che vedesse Salvini al governo con i 5 Stelle e Berlusconi all'opposizione a fianco del Pd.

I vicini o si attraggono o diventano nemici. Salvini non solo ha scelto di accordarsi per conto suo con Luigi Di Maio, ma non ha nemmeno saputo o voluto difendere gli alleati dai veti posti da quest'ultimo nei loro confronti. Sembra che a Salvini non interessi essere il leader del centrodestra ma solo della Lega e del governo con i 5 Stelle. Ma ecco, al momento di accettare una posizione inevitabilmente subalterna a chi ha il doppio dei suoi voti, lo riassalgono i dubbi.

Le affinità tra Di Maio e Salvini

L'affinità elettiva con Di Maio c'è, entrambi si sono formati all'opposizione, l'hanno praticata con aggressività per cinque anni martellando nelle piazze, sul web, in tv, sui giornali i governi in carica e i partiti che li sostenevano.

La Lega e i 5 Stelle negli ultimi cinque anni sono stati in campagna elettorale permanente - e ancora continuano - ma intanto hanno conquistato due milioni di voti. Gran parte li ha persi il Pd malgrado quasi 500 parlamentari, malgrado i radicamenti storici, malgrado insieme al governo nazionale amministrasse città e Regioni e alle europee avesse conseguito uno strepitoso successo.

La riabilitazione giudiziaria di Berlusconi spingerà Renzi a ritirare le sue dimissioni e a cercare la sua riabilitazione politica? È molto probabile. Dev'essere per questo timore che il reggente Maurizio Martina mentre contestava l'incapacità di Lega e 5 Stelle di fare un governo ha sentito il bisogno di dire no "a un percorso del Pd con Salvini, Berlusconi e Meloni". Una proposta che nonè sul tappeto, dunque un falso bersaglio. Quel che teme Martina è che con la rottura del centrodestra Renzi e Berlusconi si trovino uniti all'opposizione. Un quadro politico che a ruoli rovesciati riprodurrebbe le stesse incompatibilità e le stesse attrazioni della legislatura appena finita.


(Articolo pubblicato sul n° 22 di Panorama, in edicola dal 17 maggio 2018 con il titolo "La riabilitazione di Berlusconi ha riaperto i giochi")

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