La scure di Renzi sul Senato, ma ora il premier è in mano a FI

Il premier impone il contingentamento dei tempi per arrivare al voto l'8 agosto. Ma si incendiano le opposizioni e aumentano i dissensi anche in FI

Senato: ecco come funziona nel resto del mondo

– Credits: Ansa

Paola Sacchi

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La scure di Matteo Renzi si abbatte sul Senato, al termine di una giornata al cardiopalma in cui il premier avrebbe brutalmente minacciato la crisi. E l’aula di Palazzo Madama si trasforma in una bolgia. Qualcuno gli urla: "Renzi, tu vuoi solo andare in vacanza!". Urla, insulti, un’espulsione, i leghisti che stracciano una pagina del regolamento del Senato scambiandola per una pagina della Costituzione. A difesa della quale per una legge del contrappasso proprio i senatori padani insieme ai Cinquestelle e ai vendoliani di Sel in serata salgono al Quirinale. La tagliola, ovvero, il contingentamento del dibattito per impedire che i circa 8000 emendamenti rinviassero alle calende greche la riforma del Senato, viene decisa nel pomeriggio. Obiettivo: abolire il bicameralismo paritario entro l’8 agosto.

Secondo i primi calcoli, tenendo presente anche l’approvazione dei decreti in scadenza, ci vorranno 135 ore lavorando anche di sabato e domenica e ogni giorno dalle9 amezzanotte. Il governo va alla prova muscolare, Forza Italia mantiene la sua linea di responsabilità rimanendo fedele al patto del Nazareno, ma ora saranno “cavoli di Renzi a gestire questa bolgia, Renzi ci sta trattando come bestie da soma. Il ruolo istituzionale lo stiamo svolgendo noi al posto di Renzi che non sa fare trattative politiche”, sussurra un esponente forzista di rango.  “Noi siamo mediatori, persone di buon senso”, sottolinea Maurizio Gasparri (FI), vicepresidente del Senato. E Paolo Romani, capogruppo azzurro, confida ora nel fatto che prevalga “la riflessività e l’intelligenza”.

 Ma la tagliola di Renzi accende gli animi anche dentro Fi, dove il gruppo dei dissidenti, con in testa i senatori Augusto Minzolini e Cinzia Bonfrisco, rischia di allargarsi unendosi ai dissidenti del Gal di Vincenzo D’Anna.  Non a caso verso sera Romani insieme a Maria Rosaria Rossi si sarebbero precipitati da Silvio Berlusconi in Via Del Plebiscito. Proprio qui nella tarda mattinata Berlusconi ha avuto “un lungo e bel” colloquio con Raffaele Fitto, che nei giorni scorsi in una lettera aperta aveva chiesto il rilancio di una linea politica identitaria, altrimenti sembriamo “ipnotizzati da Renzi”. Ma non c’era stata ancora  l’assoluzione con formula piena al processo Ruby . Proprio per questo l’ex governatore pugliese e ministro degli Affari regionali, mister preferenze alle europee, nel colloquio a Palazzo Grazioli sarebbe tornato alla carica chiedendo di “dare un forte segnale” per la costruzione di un’alternativa a Renzi. Berlusconi avrebbe ascoltato attentamente. Ma una cosa è certa, come ha ribadito subito dopo la sentenza di assoluzione, lui manterrà fede al Patto del Nazareno. Resta il problema dei tempi, sottolineato da Fitto, con i quali le riforme saranno approvate.

Un tema sul tappeto nel colloquio tra il presidente di Forza Italia e mister preferenze. Ma poche ore dopo è arrivata la tagliola di Renzi. Diversi senatori di Fi sono usciti dall’aula mentre Romani parlava. Ma lo stesso capogruppo azzurro invano l’altro ieri aveva chiesto a Renzi di andare a una trattativa politica per evitare prove muscolari. Non a caso Forza Italia non aveva votato a favore della no-stop h 24. Ora però per il premier tutto sembra farsi più difficile. E alla fine, il re dei democristiani Pier Ferdinando Casini prevede che sarà costretto a fare alcune concessioni migliorative a FI. Renzi va avanti come un treno per non finire intrappolato nella palude. Ma ora sembra dipendere sempre più da Forza Italia per i suoi voti determinanti. E avrà sempre più bisogno della stella polare di Giorgio Napolitano, che proprio oggi dovrebbe partire per una vacanza in val Pusterina, per raggiungere come l’anno scorso l’amico di una vita Emanuele Macaluso.    

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