Corsa al Colle: l'elezione di De Nicola (1946)

Quando fu eletto, dopo la guerra, il primo presidente della Repubblica arrivò a Roma con una millecento nera tutta sporca di polvere

Sabino Labia

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Il primo ingorgo istituzionale che si ricordi, risale alla nascita della Repubblica, naturalmente. Era il giugno del 1946 e nell’arco di un mese bisognava scegliere tra monarchia e Repubblica e poi eleggere: l’Assemblea Costituente, il suo presidente e il Capo provvisorio dello Stato. Una volta risolti i primi, rimaneva forse quello più difficile del primo Presidente della neonata Repubblica; una figura nuova nella storia italiana.

Difficoltà nel reperire personalità di alto profilo, istituzionale e morale, adatte ad assumere il nuovo prestigioso incarico, non ce n’erano. Anzi, c’era forse l’imbarazzo della scelta.

Al 28 giugno 1946 i candidati erano: Ferruccio Parri, Carlo Sforza, Ivanoe Bonomi, Francesco Saverio Nitti, Vittorio Emanuele Orlando, Benedetto Croce ed Enrico De Nicola. Come candidatura di protesta c’era, per il Partito repubblicano, Cipriano Facchinetti. L’Uomo Qualunque proponeva la nobildonna siciliana Ottavia Penna di Buscemi. Per quella data, però, era indispensabile arrivare con un solo nome in grado di raccogliere intorno a sé i voti della maggioranza dell’Assemblea e in particolare dei tre principali partiti: democristiano, socialista e comunista. La selezione fu rapida, prima di tutto doveva essere meridionale, secondo doveva rappresentare tutta la nazione. Gli unici candidati che avevano questi requisiti erano: Benedetto Croce proposto dai socialisti ed Enrico De Nicola sostenuto dai comunisti. Ai democristiani spettava la guida del governo con Alcide De Gasperi.

Pietro Nenni scrive a Croce: “Illustre amico, i miei compagni della direzione del partito desiderano sapere se Ella lascerà porre la sua candidatura alla Presidenza della Repubblica. Nessuno meglio di Lei può oggi di fronte al mondo rappresentare l’Italia e garantire con sicura lealtà la vita della Repubblica Italiana”. Dopo tre giorni arriva il rifiuto del filosofo che si sente inadeguato all’incarico: “L’ufficio al quale mi si vorrebbe chiamare esce troppo da questi limiti e mi fa gravemente sentire l’inadeguatezza ad esercitarlo”.

Alla vigilia del voto la situazione sembra complicata con le consultazioni che si fanno febbrili. De Gasperi, Nenni, Togliatti e Saragat s’incontrano in gran segreto a Montecitorio. Dopo un’ora escono alla spicciolata per sviare l’assalto dei cronisti. L’accordo è stato raggiunto. Al presidente dell’Assemblea Costituente, Saragat, viene affidato l’incarico di comunicare al giurista De Nicola la decisione.

Alle 16,42 di venerdì 28 giugno cominciano le operazioni di voto e dopo poco meno di un’ora, alle 17,27 votazione, scrutinio e proclamazione sono già conclusi.

Le prime reazioni del Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, sono quelle rilasciate a un cronista de L’Unità che prontamente si era recato a Torre del Greco: “Verso le 8 di questa sera stavo scrivendo una lettera quando un amico di Torre mi ha telefonato congratulandosi. Ho risposto distrattamente ‘Grazie’. Poi ho domandato ‘Ma di che?’ ‘Come, non sapete? Siete stato eletto Presidente della Repubblica?’ Io no, non lo sapevo”.

Alle 22, sempre Saragat, telefona a De Nicola per informarlo ufficialmente dell’esito della votazione. Questi, dopo aver accettato, chiede che gli venga concessa una piccola cortesia, e cioè di poter giungere nella capitale in auto, evitando l’aereo visto che il suo arrivo all’aeroporto avrebbe potuto dare un senso di eccessiva ufficialità che in quel momento era inopportuna.

In serata arriva, attraverso un telegramma, anche l’ufficialità dell’accettazione da parte del neoeletto: “Mi inchino con animo riconoscente e commosso di fronte alla volontà sovrana dell’Assemblea Costituente. L’onore che mi è stato conferito supera troppo la mia persona e le mie forze. Non avrò altra ambizione che di rendermene degno. Gradisca on. Presidente le espressioni della mia profonda deferenza e devoti ossequi.”

Il 30 giugno Enrico De Nicola arriverà a Roma in auto, una millecento nera tutta sporca di polvere.

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