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Nazionalizzare Autostrade? Si, no, forse...

Dal crollo del Ponte Morandi vengono fuori le prime divergenze gialloverdi in tema di politica economica. Va bene revocare le concessioni, ma poi che si fa?

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Sara Dellabella

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Nazionalizzare Austrade? Si, no, vediamo.

Queste sono le direzioni che il governo gialloverde sta prendendo dopo aver accusato unanimemente Benetton come unico responsabile del crollo del Ponte Morandi. Ma dopo l’annuncio della revoca unilaterale del contratto di concessione si apre l’interrogativo su come in un futuro immediato andranno gestite le infrastrutture di questo Paese.

Così, dopo le crepe del ponte vengono in superficie anche quelle del governo, che finora si era mostrato compatto. I due soci della maggioranza hanno una visione profondamente diversa della gestione della cosa pubblica. I grillini sarebbero per la statalizzazione, mentre dalla Lega l’atteggiamento è molto più cauto.

La Lega dice "no"

Il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, l’unico membro dell’esecutivo invitato al Meeting di Rimini fa sapere che la Lega non è "per le guerre di religione" e che, per il futuro, si potrebbe pensare ad un sistema misto, stoppando di fatto le dichiarazioni di Luigi Di Maio e Danilo Toninelli che fino a poche ore prima avevano gridato alla nazionalizzazione.

Certamente, tra fughe in avanti e battute di arresto, l’opinione comune è che vadano riscritte le regole delle concessioni che in Italia riguardano circa una ventina di settori che vanno dalle acque minerali, agli idrocarburi alle telecomunicazioni.

La storia delle concessioni e del "Salva Benetton"

C’è chi nel frattempo ha trovato il modo per restituire alla Lega un po’ del fango ricevuto in questi giorni.

Si tratta del Pd che ha ritirato fuori dai cassetti i verbali di votazione del decreto legge 59/2008 che contiene l’emendamento che ha permesso l’allungamento delle concessioni ad Autostrade.

Il decreto fu presentato dal dimissionario governo Prodi per evitare l’avvio di tre procedure di infrazione promesse dall’Europa e che sarebbero costate all’Italia fior di quattrini. La conversione in legge però avvenne con il governo Berlusconi, che nel frattempo aveva vinto le elezioni.

Nel corso della discussione fu approvato un emendamento governativo (8-duodecies) ribattezzato fin da subito "Salva Benetton" che allunga le concessioni ma senza l’obbligo di verifiche. La maggioranza, all’epoca formata anche dalla Lega, vota compatta e la norma diventa legge.

La svolta della Lega

Oggi la Lega, incalzata, ammette che forse fu un errore approvare quel decreto e quell’emendamento, ma in realtà mente.

Nel senso, che l’impostazione del Carroccio non è mai stata di tipo sovranista fino all’avvento di Salvini che ha cambiato rotta anche su questo.

Nell’idea di Miglio, l’ideologo della Lega, bisognava lasciare spazio all’iniziativa privata e privatizzare il privatizzabile. Questa era anche una maniera per corteggiare quel nord produttivo fatto di piccoli imprenditori che presto sarebbero diventati elettori del Carroccio. Per questo anche il matrimonio con Forza Italia fu lungo e duraturo, perché in qualche maniera rispondevano alla stessa visione economica.

La svolta salviniana oggi porta la Lega su posizioni più sovraniste e in rotta di collisione con i vincoli di bilancio imposti dall’Europa.

Tuttavia, la storia del partito è lunga e non si cancella facilmente, così come non si possono ignorare i problemi nascosti dietro i facili proclami grillini che oggi vorrebbero nazionalizzare tutto.

Quindi l'interrogativo rimane lo stesso: le autostrade torneranno in mano statale? Si, no, forse. Bisogna attendere i tempi del governo. 

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