Politica

Maria Elena Boschi: il Ministro sfinge sul tacco 12

Più la criticano, più il ministro della Riforme miete successi: dall'Italicum alle altre riforme che Matteo Renzi ha deciso di affidarle

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Il ministro delle riforme e rapporti col parlamento Maria Elena Boschi alla Camera durante dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta sull'articolo 1 della Legge Elettorale (Italicum), 29 aprile 2015 – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Oggettivamente il giubbino di pelle stretto in vita sulla minigonna sovrapposta ai leggins e il tacco alto, sfoggiato da Maria Elena Boschi all'Auditorium di Roma in occasione della prima dell'ultimo film di Walter Veltorni, non era il massimo dello stile. Magari Selvaggia Lucarelli non ha avuto tutti i torti a commentare che "a confronto la Arcuri è Anna Wintour". Ma se il giudizio sui nostri politici dovesse formarsi e fermarsi sulle calzature (come ormai sempre più spesso accade alla titolare delle Riforme del governo Renzi), non sarebbe un bel segnale per il nostro Paese.

 


Soprattutto se su quel decollete tacco 12 o sulla suola scivolosa di un paio di ballerine rosse, quel ministro affronta pareti che anche lo scalatore più esperto e meglio attrezzato faticherebbe a dominare. Perché al di là del giudizio di merito sulla bontà o meno delle riforme di cui la Boschi è stata, è e sarà protagonista (Legge elettorale, Senato, scuola), c'è una cosa che bisogna riconoscere all'avvocato societario di 34 anni che Matteo Renzi arruolò fin dai tempi della prima Leopolda intuendone le potenzialità: il metodo. E la capacità di trasformare le critiche in forza di volontà.

Più ne riceve, più Maria Elena diventa inarrestabile e vincente. L'accordo costruito in Parlamento sull'Italicum è quasi tutto farina del suo sacco. Infatti chi ancora non riesce ad accettare che anche le donne amino il potere e sappiano anche come esercitarlo, ha pensato bene di denigrare la sua immagine con battutine maliziose sui baci e gli abbracci ricevuti in Aula dopo il voto finale.

Qualche giorno prima era stata presa di mira la sua casacca azzurra, "un pigiama" secondo alcuni, poi le mollettine in testa da scolara di terza elementare. Contro di lei, che a tutti ha sempre sorriso e con nessuno ha mai alzato la voce, si sono letti e ascoltati commenti sprezzanti, livorosi, talvolta irripetibili. Alla preghiera di essere giudicata "per le riforme e non per le forme", Matteo Salvini le ha dato della "ministro sculettante" e Renato Brunetta della "principessa sul pisello".

Non che i "compagni" e soprattutto "le compagne" di sinistra si siano sprecati nel difenderla. Nemmeno dalle parti delle professioniste dell'indignazione alla "Se non ora quando" si sono levate vibranti grida di protesta per gli attacchi di stampo sessista. Tutti zitti anche quando la Boschi è stata accusata "di essere riuscita dove il berlusconismo ha fallito, ossia nel dare credibilità istituzionale alla mera apparenza".

È stata definita la "velina di Renzi", come se l'essere avvenente sia una colpa o possa diminuire la sua bravura. Un pregiudizio che molte lavoratrici scontano e che dimostra come in Italia non solo esiste l'invidia sociale ma anche quella estetica. C'è infatti chi è convinto che siano solo leggende metropolitane messe in giro ad arte dai fedelissimi del giglio magico che oltre che "bella" il ministro Boschi sia anche "una che studia per davvero", che sappia rispondere ai question time senza portarsi dietro foglietti vergati da altri, che conosca approfonditamente le materie che le competono e non lasci nulla all'improvvisazione. 

Dopo l'Italicum, l'aspettano altre battaglie: dalla riforma del Senato a quella della scuola. I sindacati già sono sul piede di guerra. Quando lei ha detto che in mano loro "la scuola non funziona", la Cgil ha replicato che il ministro dimostra "disprezzo per la democrazia". Sempre meglio di chi la critica solo per il colore di una giacca senza nemmeno accorgersi di fare la figura dello spasimante respinto o della moglie tradita.

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