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Riforma della scuola, le aperture di Renzi dopo gli scioperi

Dopo le grandi manifestazioni contro decreto, il premier si dichiara pronto a modificarne alcune parti

Il giorno dopo lo sciopero della scuola e delle manifestazioni di piazza, Matteo Renzi convoca il Pd e "riapre" al confronto sulla "Buona scuola". "Dobbiamo ascoltare chi protesta, spiegare meglio quello che stiamo facendo e anche essere disponibili ad integrare la riforma", è la linea che il premier dà ai parlamentari delle commissioni, annunciando per domani una giornata di incontri tra i vertici dem, le associazioni di categoria ed i sindacati.

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Le modifiche al decreto

Un passaggio prima di votare le modifiche al ddl, già in discussione in commissione, prima di quello che si annuncia come un tour de force per approvare il 19 la riforma a Montecitorio. Fermi restando i cardini della riforma, l'autonomia scolastica in primis, ed i tempi, il premier è pronto a migliorare la riforma per non deludere gli insegnanti verso i quali, spiega nella riunione, "sono molto attento e rispettoso perché devono decidere sul futuro dei nostri figli".

Non sono quindi le barricate dei sindacati ad impensierire il leader Pd ma la protesta dei docenti ai quali, sostengono i renziani, "in molti casi la riforma non è stata spiegata bene viste le molte scempiaggini che sono girate".

Gli incontri

Le ragioni della riforma e l'ascolto sono gli obiettivi degli incontri di domani: il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini ed il presidente dem Matteo Orfini vedranno tutti, dalle associazioni degli studenti fino, alle 14, ai vertici di Cgil, Cisl e Uil. "L'altissima partecipazione allo sciopero e alle manifestazioni dimostra che il coinvolgimento della scuola nei processi di riforma è essenziale", replicano in modo unitario le sigle sindacali che a loro volta chiedono un incontro "urgente" con le commissioni parlamentari, con i presidenti delle Camere e con il premier stesso.

I poteri del preside

In commissione, in attesa degli incontri di domani, sono stati accantonati proprio gli articoli della riforma più spinosi. L'orientamento, confermano fonti Pd, è di rivedere i poteri del preside che resta il "capo azienda" ma sia nella definizione dei piani formativi sia nella scelta degli insegnanti sarà affiancato dal consiglio d'istituto. A giudicare i professori, è un'altra modifica che potrebbe essere fatta, non sarà più solo il preside ma un collegio. Quanto alle assunzioni, è confermato che i 100mila nuovi docenti saranno presi dalle graduatorie ad esaurimento (Gae). "Purtroppo non possiamo assumere tutti i precari...", si è rammaricato il premier, convinto però che la scelta del governo metterà in parte fine alla giungla delle graduatorie. Una soluzione che l'Anief contesta: "Le Gae non possono essere chiuse: sarebbe un atto dalle conseguenze gravissime. Se il testo di riforma non cambia, siamo pronti a ricorrere in tutte le sedi".

Il 5 x 1000 alla scuola

Difficile, invece, che divida un'altra novità interessante che sta emergendo: il 5x1000 sarà ad hoc per la scuola e questo, spiegano ai vertici del Pd, "vuol dire 500 milioni in più". Al termine degli incontri di domani, Renzi tirerà le fila delle proposte. Prima del rush finale in commissione e in vista dell'arrivo della riforma, il 14, in Aula. Per arrivare il 19 all'approvazione alla Camera - il testo deve poi andare al Senato ed arrivare al via libera definitivo entro metà giugno - si annunciano sedute-fiume. "Per affrontare 700-800 emendamenti - spiegano al Pd - o si trova un accordo con i gruppi o sarà un tour de force, sedute notturne incluse".(ANSA).

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