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(Ansa)
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Politica

Da Uno-Vale-Uno al listino bloccato, l'ultimo tradimento del M5S

C'era una volta un partito che 4 anni fa conquistava il Paese e che da allora ha rinnegato se stesso, in tutto

Un programma tv in maniera ironica ha mostrato le immagini di alcuni video delle prime Parlamentarie del Movimento 5 Stelle; e così ecco un giovanissimo Di Battista, una impacciata Paola Taverna ed un invece più sciolto ed abituato alle telecamere Rocco Casalino, per chiudere con un Toninelli aggressivo allora come oggi. Nelle loro parole l’entusiasmo di chi è all’inizio di ogni viaggio, ognuno con le sue promesse, tutti uniti da uno slogan: cambieremo la politica, basta con i vecchi partiti.

Sarebbe bellissimo avere una macchina del tempo e tornare a quei giorni per raccontare a quei Di Battista, Taverna, Toninelli e Casalingo che il 17 agosto del 2022 il leader del Movimento 5 Stelle ha proposto un listino bloccato (di amici suoi, fidati) di candidati alle elezioni politiche che è stato approvato dalla base. Minimo si sarebbero messi a ridere, ma siamo certi che avrebbero giurato e spergiurato che una cosa del genere non sarebbe mai successa, MAI.

Invece ecco che il partito che doveva aprire i palazzi della politica come una scatoletta di tonno diventa tale e quale un vecchio monolite della Prima Repubblica.

I listini bloccati del presidente sono roba da vecchia Dc, da cerchio magico, da gruppo ristretto, con buona pace dell’Uno-Vale-Uno, slogan definitivamente messo nel cassetto.

La questione di fondo è che il cassetto dei ricordi e delle cose rinnegate dal Movimento in questi anni è pieno, stracolmo e ormai è pronto ad esplodere.

Il bilancio degli ultimi anni del M5S è tanto drammatico quanto chiaro. Alle politiche del 2018 i grillini raccolsero un clamoroso 32%, al termine di una campagna elettorale dove avevo riempito le piazze di idee, entusiasmo e persone. Una volta però al governo le cose sono cambiate, tutto è cambiato.

Due terzi dei consensi sono spariti; due terzi dei parlamentari hanno cambiato casacca nel corso della legislatura, c’è stata persino una scissione, la piattaforma Rousseau è sparita e non si capisce più chi comandi tra Conte e Grillo (criticato dallo stesso Dibba).

Ormai quello che resta è un gruppo di pochi fedelissimi, tra antiche illusioni ed un pizzico di vaffa che resta sempre lì, indecisi se andare o no con il Pd, se essere pro o contro la Nato, aggrappati come uno scalatore al Reddito di Cittadinanza, che dal 26 settembre rischia di sparire.

Come le illusioni di quei giovani di allora, sognatori, costretti oggi a tornare alla vita reale. Da sconfitti.

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