Lega-M5S: le basi del futuro accordo

Immigrazione, commercio, euro, media: cosa unisce la Lega di Salvini e il M5S di Grillo in vista delle prossime elezioni

Grillo-Salvini

Nella combo da sinistra Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, e Beppe Grillo, leader del Movimento Cinque Stelle, Roma, 17 Ottobre 2014. – Credits: ANSA

Claudia Daconto

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Le ultime prese di posizione di Beppe Grillo spazzano via l'ambiguità intorno alla natura del Movimento 5 Stelle di cui l'ex comico ha sempre approfittato: i 5Stelle sono di destra o di sinistra? Finora la risposta era sempre stata: né di destra né di sinistra. E infatti i voti sono arrivati in questi anni sia dai delusi e smarriti di destra che dai delusi e smarriti sinistra.

Invece le dichiarazioni di stima rilasciate al Journal du Dimanche nei confronti di Donald Trump e Vladimir Putin, “uomini forti di cui la politica internazionale ha bisogno”, le parole d'ordine sull'immigrazione, la vicinanza in Europa a partiti xenofobi e ultra nazionalisti come Ukip e Front National, confermano che il M5S è un partito di destra, a tratti estrema.


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Ciò che però lo distingue dagli altri partiti di destra in Europa e nel mondo, anche del passato, è il fatto di considerare l'ideologia non come un fine bensì come un mezzo per intercettare umori e simpatie dell'elettorato in un determinato momento storico. Quello attuale, dominato dalla paura in senso lato (paura di diventare sempre più poveri, paura del precariato, paura del terrorismo, paura del diverso in genere) richiede pertanto l'uso di determinate parole d'ordine, ricette e anche alleanze.

La parte di sinistra del Movimento soffre la situazione ma ormai, dopo espulsioni e addii, conta davvero molto poco. E anche gli ortodossi, i duri e puri capitanati da figure come Roberto Fico, che in nome della purezza primordiale del Movimento vivono con disagio le manovre di avvicinamento ad altre forze politiche (erano contrari all'alleanza in Europa con l'Alde del libera Verhostafdt quanto lo sono a quella con la Lega di Salvini in Italia), alla fine sono costretti ad abbassare la testa.

Ogni decisione dipende infatti solo da Beppe Grillo e Davide Casaleggio e la serie storica delle votazioni on line dimostra che gli iscritti sono disposti a ingoiare qualsiasi boccone – dalla svolta “garantista” contenuta nel nuovo codice etico alle scorribande europee da Farage ai liberali europei e ritorno - gli venga proposto/imposto.

Oggi che l'Italia sta attraversando una fase di grande incertezza politica, un'incertezza che probabilmente aumenterà ancora nei prossimi mesi, Beppe Grillo ha l'esigenza di piegare la natura autarchica del Movimento a questo nuovo contesto. E se alleanze pre-elettorale sono vietate dal regolamento interno, nulla impedisce che altre forze politiche diano il loro appoggio esterno a un eventuale governo a 5Stelle.

Lo schema dei vertici del Movimento è esattamente questo e passa da un accordo, più o meno esplicito, con la Lega di Matteo Salvini (ma c'è anche Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni) speculare a quello che Pd e Forza Italia potrebbero stringere a loro volta (con la partecipazione dell'Ncd di Angelino Alfano).

Esaltare il protezionismo commerciale di Trump, criticare le sanzioni economiche contro la Russia di Putin, plaudire le posizioni di Le Pen sull'immigrazione sono tutte mosse che servono a Grillo da una parte ad attrarre l'elettorato più arrabbiato perché più impaurito, dall'altra ad avvicinarsi a Salvini. In comune i due hanno soprattutto i nemici: il Pd, gli immigrati, le banche, l'euro (Grillo si è da poco fatto promotore di un referendum sull'uscita dalla moneta unica come anche dalla Nato), la globalizzazione, la stampa.

Pur avendo costruito gran parte del proprio successo politico sull'attenzione che la stampa ha sempre riservato a entrambi e, soprattutto nel caso di Grillo, su una dialettica fortemente conflittuale, per i due leader la stampa è nemica per antonomasia in quanto schierata sempre e comunque accanto ai poteri forti e a chi comanda.

Salvini sa che Grillo rischia così di fargli concorrenza su temi per lui identitari e almeno in apparenze i due continueranno a combattersi fino alle elezioni e a fare a gara a chi sbraita di più o la spara più grossa. Ma è probabile che alla fine entrambi avranno bisogno l'uno dell'altro: il leader leghista perché ormai ai ferri cortissimi con Forza Italia, Grillo perché ha capito che, senza l'Italicum, governare in perfetta solitudine non sarà possibile nemmeno se il M5S risultasse primo partito come è probabile che sia quando si andrà a votare.

Non una grande perdita, la probabile bocciatura della legge elettorale su cui è attesa la sentenza della Consulta su una serie di possibili profili di incostituzionalità a cominciare dal ballottaggio (LEGGI QUI: Come sarà la nuova legge elettorale italiana). Al M5S, come alla Lega, tornerebbe infatti utilissimo un sistema proporzionale del tipo che piace, ironia della politica, anche a Silvio Berlusconi. Si tratta del modello spagnolo con piccoli collegi, soglia di sbarramento implicita (ossia determinata dal numero di seggi da assegnare in un collegio) e listini bloccati. Lo scenario futuro si sta già delineando: da una parte Pd e Fi (con Ncd a fare da contorno), dall'altra M5S e Lega (con Fdi a puntellare).

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