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Le primarie spaccano il Partito democratico

La proposta di impedire la corsa a chi è già stato sindaco per bloccare Bassolino a Napoli non piace alla minoranza dem. Ma nemmeno a molti renziani

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Antonio Bassolino, ex sindaco di Napoli e governatore della Regione Campania – Credits: ANSA/ CESARE ABBATE

È stato già ribattezzato lodo anti-Bassolino. Ma anche anti-Marino. È la regola che i due vice segretari Pd Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini hanno proposto di applicare alle prossime primarie per la scelta del candidato sindaco alle amministrative del 12 giugno. Si tratterebbe, in sostanza, di vietare la corsa a chi è già stato eletto. Antonio Bassolino due volte, nel '93 e nel '97, Ignazio Marino nel 2013.


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Una trovata che qualcuno sospetta essere stata lanciata giusto per vedere l'effetto che fa ed, eventualmente, scoraggiare personaggi indesiderati. E che però ha avuto l'effetto di sollevare nuove tensioni in un partito che i sondaggi, a Roma ma anche a Napoli, danno in forte difficoltà.

Una proposta che, tuttavia, non solo non è piaciuta alla minoranza dem, ma nemmeno a molti esponenti della stessa maggioranza renziana. Cambiare le regole, quasi in corsa visto che la campagna per le primarie fissate per il 20 marzo è imminente, per ostacolare un concorrente che, nel caso di Bassolino, non presenta alcuna pregiudiziale (non è stato condannato e non è indagato a differenza di Marino), non convince davvero quasi nessuno.

Segnale di debolezza
Ma il fatto di aver anche solo pensato a un escamotage del genere è un chiaro segnale di debolezza. Significa infatti che al Nazareno non lo vogliono come prossimo sindaco di Napoli ma che non hanno nemmeno un nome altrettanto forte da contrapporgli. Per cui qualcuno ha pensato bene di risolvere un problema politico con una soluzione burocratica.

Probabilmente, alla fine, come è spuntata, l'idea di impedire la corsa a chicchessia con regolette contra personam rientrerà in fretta. Renzi per primo non può permettersi tatticismi di questo genere. Quando nel 2012 e poi nel 2013 toccò a lui sfidare l'allora segretario Pier Luigi Bersani, si batté allo stremo per rendere le primarie il più aperte possibili alla partecipazione di tutti. Allora si trattava degli elettori. Oggi dei candidati. Ma il principio è lo stesso.

Mossa controproducente
Tra l'altro sarebbe politicamente controproducente, per chi, in nome della rottamazione, pensare di poter fermare un candidato ricorrendo a stop imposti dall'alto dell'apparato, trasformare chicchessia in una specie di martire, di simbolo della resistenza civica. Tra l'altro Bassolino ha già superato più di una prova elettorale: è stato due volte sindaco e due volte presidente di Regione. Insomma, fino a prova contraria, è una carta vincente. Perché il Pd dovrebbe rinunciare a priori a giocarsela quando con Vincenzo De Luca, in nome dello stesso principio (la vittoria a ogni costo), è passato sopra anche a una condanna in primo grado?

Spaccatura nel Pd
In realtà, l'uscita dei due vice segretari rivela la spaccatura aperta da tempo dentro il Nazareno tra le due fazioni che gravitano intorno al segretario e presidente del Consiglio: da una parte quella capitanata da Luca Lotti, dall'altra quella di Guerini. Tanto che, proprio in occasione della discussitissima candidatura De Luca, i due si ritrovarono su fronti opposti. Con il primo schierato in difesa dell'attuale governatore (come oggi boccia il lodo anti-Bassolino) e il secondo contro.

Problema primarie
Ma di primarie non si discute solo sul nome di Don Antonio. Da Milano arriva infatti lo stop del quasi ex sindaco Giuliano Pisapia al rinvio delle consultazioni al 20 marzo. Il primo cittadino non vuole infatti rinunciare alla data del 7 febbraio concordata con gli alleati. “Il Pd può legittimamente decidere sulle sue primarie – ha tuonato Pisapia – ma qui decide la coalizione”.

Da parte sua Matteo Renzi è tornato a chiedere a tutto il partito una moratoria fino a gennaio sull'argomento elezioni. Il premier non vuole dare l'impressione che mentre il Paese è preoccupato per la situazione internazionale, con la minaccia terroristica che incombe sul prossimo Giubileo, il Partito democratico lo sia di più per i suoi affari interni, primarie, candidati e congressi.

Moratoria impossibile
Fermarsi completamente, però, non sarà così facile. A Milano si lavora già da alcuni giorni in vista dell'appuntamento di febbraio con i gazebo e non si vuole concedere un vantaggio al centrodestra che nel frattempo si va riorganizzando. A Roma il partito è in stand by, ma nel frattempo gli altri sono già scesi in campo più agguerriti che mai a cominciare da Alfio Marchini e da Ignazio Marino. Proprio ieri l'ex sindaco ha infatti intrapreso, da San Basilio, il suo tour per i circoli dem. La sua intenzione è infatti quella di mettere bastoni più grossi possibili tra le ruote di chi lo ha defenestrato da palazzo Senatorio correndo alle prossime amministrative o con una lista sua o addirittura alle primarie del centrosinistra o del Pd quando sarò deciso che natura avranno. Per non parlare di Napoli dove, di sicuro, Antonio Bassolino non farà nemmeno mezzo passo indietro.

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