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La fatica di Luigi Di Maio per uscire dall'ombra di Salvini

Finora il governo è stato guidato dal leader leghista, ma per il capo politico del M5S è obbligatorio riconquistare la scena. Ecco come proverà a farlo

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Sara Dellabella

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In tre mesi di coabitazione politica con i leghisti, il Movimento 5 Stelle ha perso molta luce.
Quasi completamente oscurato dalla presenza di Matteo Salvini, dai suoi tweet, dai suoi blocchi navali che hanno monopolizzato la discussione pubblica.

In molte occasioni, il Movimento è sembrato persino succube del suo socio di minoranza sempre pronto a ridimensionare le esternazioni grilline su alcuni provvedimenti. Per esempio sul blocco di alcune grandi opere come Tav e Tap, si sentono rispondere continuamente che non è possibile. Di Maio & c. vorrebbero nazionalizzare le autostrade, mentre la Lega continua a difendere un sistema misto attraverso il gendarme leghista, Giorgetti, piazzato appositamente alla Presidenza del Consiglio.

Insomma, ogni giorno, all'interno della maggioranza si consuma un piccolo scontro e, nonostante le rassicurazioni all'esterno, neppure il famoso contratto di governo si dimostra davvero così utile per dirimere tutti i battibecchi.

Tanto più adesso, con la sessione di bilancio alle porte, le troppe promesse da mantenere e quella coperta, dei conti pubblici, sempre troppo corta per esaudire tutti i desideri governativi.

In questo frangente tra flat tax, reddito di cittadinanza, fondi emergenziali promessi a destra e manca, abolizione della legge Fornero e la famosa quota 100, ci vorrebbero soldi che in cassa non ci sono e per questo, il provvedimento rischia di diventare un flop per tutti.

Salvini in parlamento è solo al 17 per cento

È proprio adesso che Luigi Di Maio deve mostrare i denti e non mollare l'osso di fronte al socio di minoranza di governo perché anche se sta scalando i sondaggi a vista d'occhio, Salvini in parlamento vale sempre il 17 per cento.
Anche se una vera e propria strategia non c'è.

Ogni tanto i ministri grillini sono chiamati a ribadire delle posizioni di principio del Movimento, come Barbara Lezzi che ha ribadito che la Tap non si farà, o Alfonso Bonafede che ha richiamato l'indipendenza della magistratura dopo gli attacchi di Salvini.

Episodio quest'ultimo che ha aperto una vera e propria faglia all'interno del Movimento che da sempre si schiera dalla parte dei magistrati contro la corruzione.

Arrivare forti alle Europee

Insomma, ribadire pubblicamente alcune posizioni vuol dire soprattutto non rinnegare se stessi alla vigilia di un altro importante appuntamento elettorale: le europee 2019.

Probabilmente, con tutte le difficoltà che si incontrano nella sfida di governo, soprattutto se in condominio, oggi il Movimento 5 Stelle ha l'esigenza di tornare a ribadire prima di tutto al suo gruppo dirigente che il socio di maggioranza di questo governo è pentastellato, ribadendo una superiorità numerica e di consenso elettorale.

Perché l'impressione è sempre più che il primo ministro si chiami Matteo Salvini, seppure con uno scarso 17 per cento e per allontanare il rischio che alle prossime elezioni anche qualche grillino di fronte all'anemia governativa di Di Maio finisca per preferire Matteo Salvini e la sua Lega.

La "fase 2" che viene tanto richiesta a Luigi Di Maio serve a non regalare parte di quel 30 per cento conquistato il 4 marzo alla Lega. Perchè dopo le europee se Matteo Salvini dovesse fare un pieno di voti, sarebbe davvero impossibile contenerlo nel suo ruolo di vice premier.

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