Immigrazione: la chiave per le larghe intese

Perché M5S, Lega e Fratelli d'Italia potrebbero trovare nel tema della gestione dei flussi migratori il punto comune per un accordo di governo

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Luigi Di Maio, leader del M5S, sostenitore dello sforamento del deficit Roma - 14 dicembre 2017 – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Sara Dellabella

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L’angoscia per il futuro è uno dei sentimenti più diffusi tra il ceto medio italiano che ancora sente addosso gli effetti della crisi, anche se il Pil mostra segnali positivi. La percezione di un cambiamento stenta ad arrivare alla pancia della gente che non registra alcun miglioramento nella propria vita quotidiana e così chiude il recinto e difende con i denti quello che ha.

In questo scenario che riguarda tanto le nostre periferie quanto le nostre province si innesta la "paura dell’invasione" che oggi si incarna soprattutto negli "africani che arrivano con il barcone". Sono troppi, "delinquenti", talvolta "terroristi". O almeno così tendono a far credere i politici sempre intenti a “menarsi” in qualche agone televisivo buono a pompare l’audience e la paura della gente che si sente assediata a casa propria.

Gli errori fatti fino a oggi

Dopo i fatti di Macerata, i partiti in vista delle prossime elezioni politiche hanno deciso di investire parte delle proprie energie in questa lotta all’immigrazione che in questo momento sembra scuotere le coscienze tanto a destra quanto a sinistra. Il Pd è finito vittima di se stesso e neppure l’approccio fermo del Ministro Marco Minniti sembra essere più sufficiente.

Il codice di condotta per le Ong impegnate nei salvataggi non ha risolto i problemi nei nostri comuni, come non lo ha risolto il nuovo piano per l’accoglienza. I comuni che accolgono sono il 5% degli 8 mila totali e oltre alla percezione errata dei dati, si aggiunge una gestione non organizzata del tempo di questi richiedenti asilo che spesso si trovano senza nulla da fare.

Non è colpa loro, ma del sistema dell’accoglienza gestito da alcune cooperative non virtuose. D’altronde una celebre intercettazione di Salvatore Buzzi, dominus delle cooperative romane al centro dell’inchiesta Mafia Capitale, lo diceva chiaramente: “con gli immigrati si guadagna più che con la droga”.

Terreno per le larghe intese

Così oggi l’immigrazione può diventare non solo volano di preferenze, ma anche il campo dove tessere le larghe intese sotto vari punti di vista.

Lega, Fratelli d’Italia, Movimento 5 stelle e anche una parte di Forza Italia oggi si trova concorde nel giudicare il fallimento della gestione dell’immigrazione, senza contare i risvolti giudiziari dell’inchiesta Mafia Capitale che ha portato alla sbarra numerosi esponenti del Pd romano. È un tema che i vari partiti sanno di poter spendere sia a livello locale che internazionale, perché riguarda tanto la gestione delle nostre città e quindi il rapporto diretto con i cittadini, quanto l’idea di come l’Italia debba stare in Europa. “Con il cappello in mano” come dice Salvini o da protagonista e scardinatore di tutte quelle regole, lacci e imperativi (“ce lo chiede l’Europa”) che finora hanno mortificato le politica italiana.
 
Inoltre, la sera delle elezioni M5S, Lega e Fratelli d’Italia potrebbero rompere gli indugi e trovare l’accordo su un programma basato su pochi punti riguardanti l’immigrazione, la sicurezza nelle città e l’abolizione della Legge Fornero (presente sia nel programma della Lega che in quello del Movimento). E stando agli ultimi sondaggi una coalizione del genere avrebbe il 46,1% dei consensi, chimera impensabile per ogni altra coalizione.

Che sia proprio l’immigrazione la chiave per avere una maggioranza il 5 marzo?

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