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Immigrazione, i motivi della protesta dei prefetti

"Lasciati soli ad applicare le direttive del governo sul territorio" spiega Claudio Palomba, del sindacato Sinpref

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Redazione

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"I prefetti, i rappresentanti del governo sul territorio sono lasciati soli ad applicare le direttive del governo in tema di immigrazione, spesso in totale opposizione con altri rappresentanti dello Stato, in particolare i sindaci. Siamo diventati bersagli, il governo ci tuteli".

Dopo l'annunciata rimozione del prefetto di Treviso, i prefetti danno sfogo alla loro "rabbia e frustrazione" con le parole di Claudio Palomba, presidente del loro sindacato più rappresentativo, il Sinpref, che chiede un urgente incontro al ministro Alfano. È un fiume in piena Claudio Palomba, da 15 giorni prefetto di Lecce, prima a Rimini. "I prefetti sono i rappresentati del governo sul territorio. Non è ammissibile essere oggetto di attacchi da parte di altri rappresentanti istituzionali (il riferimento è alle parole del vicepresidente del Consiglio delle Marche contro Gabrielli - ndr) e non essere difesi dal governo. Ora basta, tuteleremo il nostro lavoro in ogni sede".

Condizioni difficili

"Sul territorio stiamo operando in condizioni difficilissime - prosegue il presidente del Sinpref - non abbiamo solo il problema dell'immigrazione, che oggi è quello più di attualità, ma anche quello del terrorismo, dei comuni sciolti per mafia, dell'ordine pubblico. Sul tema dell'immigrazione siamo in prima linea e qui ci stiamo letteralmente inventando un mestiere, facciamo perfino gli agenti immobiliari". "Si tratta di superare difficoltà non di poco conto", continua. "Oggi la distribuzione sul territorio dei migranti giunti nel nostro Paese è realizzata completamente dai prefetti che applicano protocolli straordinari e direttive statali. E lo Stato per questo è chiamato a tutelarci in maniera forte non lasciandoci in balia dell'opinione pubblica o peggio di altri rappresentanti istituzionali. Sul territorio ci troviamo sempre a gestire i 'no' dei sindaci e li' dobbiamo inventarci soluzioni. Spesso su due piedi. Chiediamo quindi allo Stato che difenda in maniera forte i suoi rappresentanti sul territorio, i prefetti".

Il ricollocamento dei migranti

A sottolineare le difficoltà che incontrano i prefetti era stato ieri, in mattinata anche Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno. "Nessun prefetto ha interesse a decidere in solitudine. Per quanto limitati possiamo essere, tutti ci aspettiamo di confrontarci con sindaci e assessori regionali su quali siano le migliori soluzioni per il territorio. Ma se tu la soluzione non me la dai io devo trovare il modo di collocare le persone", ha detto davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza. Morcone si è anche detto deluso per l'accordo 'al ribasso' tra i 28 Paesi della Ue sul ricollocamento da Italia e Grecia di 40mila profughi, perché l'intesa si e' fermata poco oltre la soglia dei 32mila. "Auspicavamo i 40 mila senza fare tante storie" afferma, riconoscendo che l'accordo non è stato un grande successo, pur essendo senza dubbio un passaggio importante.

La polemica politica

Il prefetto punta il dito sulle "preoccupazione interne", prevalse in alcuni Stati, ma si dice certo che "in autunno ci sarà un ulteriore incontro" tra i ministri dell' Interno europei "per portare a 40mila le persone da riallocare". Parole, quelle di Morcone, su cui è montata subito la polemica politica. Forza Italia vi vede quantomeno una presa di distanza dal ministro dell'Interno Angelino Alfano, che ieri aveva parlato di un risultato superiore a quanto ottenuto da qualunque governo. E ancora più dura è la Lega, che parla di dichiarazioni "assurde e surreali", e minaccia: quando saremo al governo cacceremo Morcone e i prefetti che seguono il suo stile.

C'è "un tentativo di strumentalizzare le mie parole", reagisce il prefetto, che chiarisce la sua tesi: "quello che abbiamo ottenuto in Europa eè un primo importantissimo passo che mai era stato fatto prima. Semmai deludente e imbarazzante e' stato il comportamento di alcuni Stati". E spiega di aver giudicato deludente la presa di posizione di alcuni paesi, "ma non certamente il risultato ottenuto dal governo italiano che non ha precedenti".  (Ansa)

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