Il Pd rottami se stesso

Un partito paralizzato, fra piccole scaramucce e la necessità di trovare il linguaggio per rifondare argomenti e obiettivi, abbandonando definitivamente il nazional populismo di Renzi che ha favorito solo Salvini e Di Maio

rottame

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Sara Dellabella

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"Andare oltre il Partito democratico" è il motto nato dopo la batosta elettorale delle ultime amministrative di giugno 2018 e soprattutto quella delle politiche del 4 marzo.

Non si tratta più di rottamare Matteo Renzi, ma di cancellare dieci anni di un partito che non è mai decollato e che con l’ex sindaco di Firenze dopo aver toccato l’apice dei consensi ha iniziato il rapido declino.

Non stupisce quindi che le delusioni più forti arrivino proprio dalla Toscana, considerata una ex roccaforte rossa, ma che vale la pena ricordare è la terra del Giglio Magico che ha scalato il partito.

RENZI HA ROTTAMATO TUTTO IL PARTITO

Perché se Renzi ha rottamato una vecchia classe dirigente del Pd, ha finito con il rottamare anche le idee di quella generazione di politici cresciuti nelle scuole di partito e nelle feste de L’Unità, cancellando di fatto anche un legame territoriale fatto di tradizioni e contatto.

La spettacolarizzazione della politica, o quella che i sociologi chiamano la "politica commerciale" ha finito per svuotare di valori il messaggio e un certo modo di comportarsi della classe dirigente.

La ricerca continua di uno slogan nuovo, la comunicazione affidata ai social network, una certa maleducazione istituzionale ha finito per allontanare non solo una generazione di politici, ma anche di elettori.

SENZA INSEGUIRE GLI AVVERSARI SU UN TERRENO ESTRANEO

Quindi oggi ripensare il Pd è solo una parte del problema, forse quella più irrilevante. La sensazione è però che pochi si siano accorti.

La necessità è trovare un nuovo modo di declinare un vocabolario di sinistra, senza inseguire gli avversari sul campo del populismo e del messaggio semplificato.

Quello che il Pd sconta è l’incapacità di aver trasformato i risultati politici ottenuti negli ultimi anni di governo in linguaggio comune, affidandosi troppo spesso a soluzioni semplicistiche al solo fine di inseguire i malumori percepiti.

Tanto che gli errori del Pd oggi sono diventati i maggiori cavalli di battaglia della Lega e del Movimento 5 stelle.

ONG E MIGRANTI

Il codice di condotta delle Ong varato dall’ex Ministro Marco Minniti ha avuto il duplice effetto di inimicarsi la sinistra e dare ragione alla Lega.

Ma il codice in se rispondeva ad una richiesta di sicurezza alla quale il governo Renzi ha sentito l’esigenza di dare una risposta, ma con strumenti sbagliati per il popolo della sinistra. E di fronte ai populisti d’arrembaggio, l’elettore preferisce gli originali.

Così come aver abolito con un tratto di penna il Corpo Forestale dello Stato, per seguire le sirene di chi vuol tagliare le spese della PA, ha finito per incrinare definitivamente i rapporti con il mondo del sindacato e della pubblica amministrazione e far si che oggi i populisti quelli seri abbiano scelto un ex Forestale come Ministro dell’Ambiente.

DESTINATI ALLA SCONFITTA

Insomma, più passano i mesi più il Pd è destinato a perdere.

Perché aveva promesso opposizione e invece assistiamo ad un galleggiamento. I leader, quelli che rimangono, sono tutti in giro, in tv si continuano a vedere solo i renziani e le opposizioni interne continuano a chiedere un regolamento di conti che tarda ad arrivare.

Oggi c’è chi parla della necessità di un congresso anticipato, altri della necessità di costruire un soggetto nuovo fuori dal Pd che oramai sembra avere esaurito la sua funzione, tanto che molti candidati di centrosinistra preferiscono presentarsi senza simbolo alle competizioni elettorali.

Sul simbolo del Pd pesano anni di errori, di lotte intestine, della leadership autoritaria di Renzi che durante la sua segreteria si è spesso tradotta in delegittimazioni interne e guerre fratricide.

Quindi oggi il problema del Pd è il Pd e la sua percezione tra i cittadini. Oggi chi pensa di escludere Renzi per rifondare il partito sta sbagliando obiettivo.

Però se Renzi dovesse, come molte indiscrezioni indicano, fondare un suo partito alla Macron, la sinistra avrebbe l'occasione ultima per creare un nuovo contenitore che possa unire quei soggetti di sinistra che hanno l'ambizione di tornare a essere nazional popolari, abbandonando il nazional populismo di Renzi, Salvini e Di Maio.

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