Politica

Elezioni 2018: cosa succederà il 5 marzo

I sondaggi non consegnano vincitori certi e anche i numeri in campo non danno vita a maggioranze stabili. Gli scenari possibili

montecitorio

Sara Dellabella

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Ora che le liste sono fatte e i candidati hanno dato il via ufficiale alla campagna elettorale, le domande più ricorrenti tra gli addetti ai lavori riguardano gli scenari post elettorali.

Il fatto che i sondaggi consegnino attualmente vincitori parziali e non in grado di formare una maggioranza di governo, anche nelle ipotesi più fantasiose, apre agli scenari più disparati.

E allora cosa accadrà il giorno dopo le elezioni, il 5 marzo? 
A guardare i numeri, Sergio Mattarella dovrà dare almeno un mandato a Luigi Di Maio per tentare la formazione di un governo. Ma viste le condizioni che pongono attualmente i 5 stelle, accordo sul loro programma e zero poltrone, e le dichiarazioni delle ultime ore, appare alquanto improbabile che si riesca a far convergere altre forze politiche intorno al Movimento.

L'elezione dei presidenti

Il 23 marzo verrà proclamato il nuovo Parlamento che avrà come primo compito quello di eleggere i presidenti di Camera e Senato.

In questo contesto le forze che nel frattempo avranno dimostrato di sapersi coalizzare ed esprimere una maggioranza parlamentare si spartiranno anche queste due poltrone.

Perché la partita si gioca anche nei dettagli e rispetto al 2013 il panorama appare molto più frammentato. Almeno all'epoca gli schieramenti in campo erano netti, Pd e Sel si presentavano insieme, il Movimento 5 Stelle da solista e il centrodestra che seppure diviso (come oggi) sarebbe stato pronto a ricompattarsi all'occorrenza se i numeri fossero stati sufficienti.

Senza considerare che nel 2013 si votava a fine febbraio e dopo vari tentativi il governo Letta, il primo delle larghe intese, arrivò a giurare al Quirinale solo il 28 aprile. 
E qui i tempi promettono di allungarsi di molto.

Chissà quando si riuscirà ad avere il prossimo governo? È l'altra domanda.

Il governo intanto prepara il Def

Nel frattempo, resta in carica il sornione Paolo Gentiloni e tutti i suoi ministri. Secondo i rumors di palazzo, l'attuale esecutivo sarebbe già al lavoro per la scrittura del prossimo Documento di Economia e Finanza. Nell'ipotesi in cui si procrastinasse il consueto passaggio della campanella a Palazzo Chigi.

Tra le ipotesi in campo c'è anche chi scommette su un ritorno alle urne nel giro di pochi mesi. Ma è l'ipotesi più indigesta al Capo dello Stato con il paradosso che nella XVII Legislatura di fronte all'incapacità del Parlamento di eleggere il Capo dello Stato, Napolitano fu invitato ad un bis (il primo della storia repubblicana), e oggi il bis potrebbe essere chiesto proprio a Paolo Gentiloni, il premier per caso.

Sarebbe l'ennesima dimostrazione di una classe politica incapace persino di governare se stessa e il funzionamento della vita democratica di questo Paese. 

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