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Politica

Doppio cognome, una svolta di buon senso

La Rubrica - Lessico Familiare

Ci sono eventi che cambiano il corso delle epoche. La Corte Costituzionale, con la sentenza del 27 aprile 2022, lo ha fatto.

Da tempo immemore ogni bambino, alla nascita, ha assunto di default il cognome del padre: tutti noi, eccezion fatta per aristocratici, figli di padri ignoti o di stranieri con legislazioni più evolute, siamo identificati con il solo cognome paterno.

Ci chiamiamo Missaglia, Rossi, Ferrari, Lo Bianco, perché così si chiamano - o si chiamavano - i nostri papà.

Nessuno ci ha mai chiesto il cognome delle nostre madri, le quali addirittura spesso spendevano quello del marito per farsi identificare nel contesto sociale di riferimento.

Non vi è chi non veda, in questo sistema, una sorta di privilegio dell’uomo sulla donna, un retaggio di predominio virile ancestrale.

Da domani cambia tutto.

L’organo preposto a verificare la legittimità costituzionale delle leggi ha inaugurato una svolta storica che, evidentemente, elimina uno degli ultimi residuati di patriarcato sociale ancora vigenti nel nostro Paese, ormai avviato a passo spedito verso una piena equiparazione tra sessi.

Da quanto comunicato dall’Ufficio Stampa della Corte Costituzionale, visto che ancora non sono state rese note le motivazioni, la Consulta ha ritenuto discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome paterno e, nel solco del principio di eguaglianza e nell’interesse dei figli, ha stabilito che entrambi i genitori debbano poter condividere la scelta sul loro cognome.

In buona sostanza, la regola la regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due.

E’ lecito quindi che da domani, all’anagrafe, diventeranno tutti ‘nobili’ e i Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare affolleranno i registri di classe dei poveri maestri che raddoppieranno i tempi dell’appello.

Così come i codici fiscali assomiglieranno sempre di più a password del Wi-fi.

I futuri genitori si troveranno nella condizione di valutare se suoni meglio anteporre o posporre il cognome materno, evitando magari accostamenti cacofonici.

Tutto filerà liscio finchè non si scontreranno due craponi che si incaponiranno nell’imporre la propria personale soluzione: così il futuro erede, ancor prima di nascere, diventerà il pomo della discordia di genitori litigiosi che sottoporranno la questione al Giudice.

Già, perché la Corte Costituzionale ha previsto l’intervento del magistrato: come se non avessero già abbastanza grane su altre questioni.

Alle donne gravide in questo momento vorrei però dire di non ammorbare il futuro padre dopo aver letto i giornali: serve l’intervento del legislatore, cui la Consulta demanda il compito di regolare gli aspetti connessi alla sentenza.

Magari stabilendo un limite: se due soggetti con doppio cognome vorranno che loro figlio porti quelli di entrambi, può mai essere che il futuro nato abbia quattro cognomi?

Come in Portogallo o Brasile dove, infatti, sono passati allo pseudonimo?

Lasciamo al Parlamento queste grane e accontentiamoci di assistere alla caduta di uno degli ultimi tabù: piaccia o non piaccia l’Italia sta al passo con la sua Costituzione e con l’uguaglianza di genere che permea le sue radici repubblicane.

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