Renzi e lo show del taglio delle tasse sulla casa

Lo farà o non lo farà? Per ora quello che è certo è che il premier continua a imitare Silvio Berlusconi. Dall'oratorio di Rignano a Palazzo Chigi

Matteo-renzi

Il presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi, ascolta gli interventi durante l'assemblea nazionale del Pd nell'auditorium del sito Expo, Rho-Pero (Milano), 18 luglio 2015 – Credits: ANSA / MATTEO BAZZI

Serenus Zeitblom

-

Nel 1996, alla festa dell’oratorio di Rignano, il giovanissimo Matteo Renzi si esibiva in una riuscita imitazione di Silvio Berlusconi, all’epoca leader dell’opposizione dopo essere stato per la prima volta Presidente del Consiglio nel 1994. L’imitazione ebbe decisamente successo: nel filmato, fortunosamente ritrovato da Striscia la Notizia, si sente il pubblico divertito e soddisfatto.

Renzi dev’essersene ricordato, in questo periodo difficile, nel quale il suo pubblico, gli italiani, non sono più né divertiti né soddisfatti del suo stile informale, delle sue promesse a raffica, del suo ostentato efficientismo.
Purtroppo per lui, i crudi dati dell’economia, della crescita che non c’è, del debito pubblico che aumenta, della disoccupazione che non cala, sono più convincenti delle sue boutades. Il crollo del consensi al suo PD, alle elezioni locali e nei sondaggi, lo dimostra impietoso.

Peggio ancora, per un uomo attento come lui all’immagine, le amministrazioni locali guidate o sostenute dal PD, da Milano a Roma alla Sicilia, stanno offrendo uno spettacolo a metà strada fra la comica finale e la tragedia. Il povero Matteo è in una situazione curiosa: a Milano è costretto a pregare di ricandidarsi un sindaco, Pisapia, che non è del PD e che cinque anni fa ha sonoramente sconfitto tutti i candidati del partito oggi di Renzi. A Roma e in Sicilia ingiunge al Sindaco Marino e al Governatore Crocetta, entrambi del PD, di dimettersi, perché sono diventati imbarazzanti per il partito, ed entrambi se ne infischiano e rimangono serenamente al loro posto.

In questo quadro poco lieto, Matteo, o gli spin doctors che lo consigliano, ha pensato che un ritorno alle origini fosse la carta vincente: e quindi Renzi rispolvera il repertorio di imitatore di Berlusconi, che fra i ragazzi dell’Oratorio di Rignano aveva tanto successo.

Però questa volta non può cavarsela a buon mercato come nel 1996: non gli basta ripetere “mi consenta” e promettere un “nuovo miracolo a Rignano”. Da qui è nata l’idea di trovare nuovi aspetti da imitare: dunque, quale argomento potrebbe essere più adatto del tema politico ed economico sul quale Berlusconi insiste da anni?

Ed ecco che Renzi, con l’aria convinta di chi ha avuto una pensata geniale, e soprattutto originale, annuncia l’abolizione della tassa sulla prima casa. Naturalmente fra un anno. Naturalmente senza indicare le coperture. Naturalmente senza alcun taglio definito della spesa.

Va detto che non tutti lo prendono sul serio. Berlusconi accoglie l’idea con un sospiro, fra l’incredulità e la bonomia: “Se lo facesse sul serio ovviamente lo appoggeremmo, ma voglio proprio vedere se lo farà”: questo in pensiero espresso nelle stanze di Arcore dall’uomo che l’ICI l’aveva abolita, subito, come primo atto di governo.

Lo prendono invece terribilmente sul serio i suoi del PD, che subito alzano le barricate il difesa della “madre di tutte le tasse”. Da Bersani a Visco, tutto il tradizionale apparato si scatena. La proposta di Renzi viene definita addirittura “immorale”: le vecchie vestali di Equitalia distolgono lo sguardo inorridite alla sola idea di una simile profanazione, commessa dal maggior partito della sinistra, e quindi delle tasse. Vecchi arnesi dell’opposizione interna, si dirà: ma quei vecchi arnesi sono indispensabili a Renzi se vuole far passare in Senato qualcuna delle proposte che gli stanno a cuore, senza mettersi totalmente nelle mani di Verdini e dei grillini fuorusciti.

Però l’istrione Renzi indubbiamente ha fatto il botto, ancora una volta. Da qualche giorno non si parla d’altro, sui giornali c’è chi ne discute seriamente. C’è chi scopre oggi che tassare la prima casa non è solo ingiusto, ma è anche controproducente per i conti dello Stato.

Fra il grande pubblico invece l’imitatore di Berlusconi ancora una volta ha avuto pieno successo: come allora i ragazzi dell’oratorio di Rignano, oggi tutti gli italiani, ascoltando Renzi, si sbellicano dalle risate.

© Riproduzione Riservata

Commenti