Politica

Decreto sicurezza. Dubbi (sui soldi) del sindacato di Polizia

Bene i Taser e la lotta a mafia e clandestinità, ma restano i dubbi sulle coperture economiche

I migranti trattenuti dalla polizia

Barbara Massaro

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Polizia, Carabinieri, Vigili del fuoco e Polizia locale: saranno loro i primi a fare i conti con il decreto sicurezza.

Quando, infatti, la nuova norma su cui la Camera ha posto la fiducia diventerà legge dello Stato a verificarne l'efficienza e la funzionalità saranno in primis le forze dell'ordine chiamate ad applicare una legge che, secondo il sindacato italiano appartenenti Polizia, il S.I.A.P., ha alcuni punti positivi e tante criticità a partire dal sovraccarico di lavoro e responsabilità che dovranno affrontare i tutori dell'ordine pubblico.

La posizione del sindacato di Polizia

"Per quanto riguarda il personale - dichiara a Panorama.it il segretario generale dei S.I.A.P. Giuseppe Tiani - c’è solo un sovraccarico di lavoro che non viene bilanciato da risorse adeguate per pagare il lavoro in più richiesto alle forze dell’ordine".

Un sovraccarico che deriva dall'aumento dei controlli, dall'azione capillare sul territorio, dal maggiore impegno richiesto negli stadi e nei luoghi pubblici e dalla nuova gestione del flusso migratorio con la lotta alla clandestinità attuata da questo esecutivo.

Immigrazione e clandestinità

"Noi riteniamo - continua Tiani - che la scelta legittima di frenare un sistema migratorio clandestino sia più che condivisibile. Il nostro Paese non può e non deve subire un flusso migratorio che non è in grado di reggere; quello che però manca è un contesto normativo di investimenti connesso all'immigrazione".

E poi spiega: "La scelta di bloccare i flussi noi la condividiamo in pieno anche perché noi per primi siamo sostenitori della legalità, ma manca la parte dell’integrazione sociale dell'immigrato e questo incide in maniera seria sui futuri modelli di società perché quando non hai integrazione in una società multiculturale come la nostra si spinge alla ghettizzazione del diverso e questo non fa che alimentare il mercato dell'illecito".

La mancanza di coperture economiche

Le perplessità del sindacato di Polizia circa la manovra fortemente voluta dal Ministro dell'Interno Matteo Salvini sono in primis sulle coperture economiche per i servizi previsti dal decreto offerti alla società e richiesti alle forze dell'ordine.

Secondo il Segretario Generale Tiani, infatti, l'attuale esecutivo ha mancato di rispettare l'impegno alla valorizzazione del lavoro dei tutori dell'ordine firmando un decreto che finisce per essere una bandiera politica da sventolare per l'esecutivo, ma non uno strumento legislativo adeguato per affrontare le criticità che poliziotti e carabieri devono affrontare ogni giorno per portare a termine il proprio lavoro.

"Quel decreto - argomenta Tiani - per noi doveva essere una sorta di volano per ridare dignità alle forze dell’ordine, ci aspettavamo anche qualche norma a tutela del nostro operato, norma che però in quel decreto non c’è. Alla fine, è diventato un decreto bandiera che riguarda politiche messe in atto da questo Governo, che rispettiamo, ma che non fanno altro che sovraccaricare il nostro lavoro senza compensarlo economicamente in maniera adeguata".

Le aspettative tradite

"Sono state tradite - continua - le aspettative che si erano generate ascoltando il Ministro del Lavoro e il Ministro dell’Interno che avevano a più riprese espresso vicinanza alle forze dell'ordine. In realtà non c’è uno sforzo normativo per valorizzare il nostro lavoro, pagarlo in maniera adeguata, rientrare negli arretrati che abbiamo da tanti anni e soprattutto ridare dignità sul piano funzionale alle forze dell’ordine".

"La mancanza più grave - precisa Tiani - e la delusione più profonda è per il mancato finanziamento per il rinnovo contrattuale e per la mancata programmazione di un eventuale rinnovo per gli anni a venire.

Non si tratta solo di una questione sindacale di soldi in più o soldi in meno perché il rinnovo contrattuale delle forze di polizia prevede sì il trattamento fisso dello stipendio, ma soprattutto il trattamento accessorio per le missioni, i turni di notte, il pagamento della gestione dell’ordine pubblico (le cosiddette indennità) e questo va a ricadere sulla sicurezza dei cittadini perché se non ci sono i soldi per pagare le indennità ai poliziotti, per strada non ci saranno agenti che possano vigilare sulla gente".

Bene i Taser...

Sul tema della sicurezza percepita il S.I.A.P. plaude, invece, alla sperimentazione dei cosiddetti Taser, le pistole elettriche in dotazione a Vigili e Polizia. Si tratta di una sperimentazione che arriva oggi dopo anni di lavoro a livello giuridico, politico e anche sindacale e dopo un così lungo cammino per la prima volta in questi mesi gli agenti stanno provando uno strumento ritenuto utile ed efficiente

"E' uno strumento operativo utile anche a evitare il contatto fisico con scalmanati e facinorosi - spiega ancora il segretario generale del S.I.A.P. - ottimo per fare il nostro lavoro in maniera sicura e rapida, ma andrebbe discusso in modo più ampio. Al momento, infatti, la dotazione è piuttosto limitata, ma siamo fiduciosi che il numero delle pistole elettriche possa aumentare in tempi brevi".

...e la lotta alle mafie

Giudizio positivo anche per l'impegno governativo a continuare la lotta alle mafie con l'organizzazione dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata. 

"Sul piano delle confische - aggiunge Tiani - lo Stato non deve abbassare la guardia perché la confisca è l'acqua che viene tolta alle mafie però le procedure, pur nel rispetto dei diritti individuali, devono essere snellite e devono ridursi tempi e procedure burocratiche.

I beni, poi, dovrebbero essere messi a disposizione di due categorie. La prima è quella delle categorie meno protette con la creazione di strutture come case famiglie, case d’accoglienza per vittime di abusi, case protette per anziani, portatori di handicap o soggetti deboli. Si tratta di un uso sociale del beni sottratti alle mafie che, secondo il nostro punto di vista, sarebbe auspicabile. 

La seconda destinazione sarebbe la riassegnazione dei beni confiscati come strumento logistico a disposizione delle forze di Polizia così lo Stato risparmierebbe denaro rispetto ai costi della sicurezza visto che l'Italia è il paese occidentale che investe meno in sicurezza".

Investimenti nella sicurezza

Eppure, a proposito di fondi e di investimenti, nel decreto di parla anche dell'istituzione presso il Mef di un Fondo per i provvedimenti normativi di riordino dei ruoli del personale delle forze di polizia e forze armate.

"Non è un fondo, è un'elemosina - sbotta Tiani - si tratta di 70 milioni di euro postati in finanziaria che sono insufficienti per porre in essere la parte finale del decreto legislativo n.95/2017, il cosiddetto riordino delle carriere e delle funzioni delle forze di Polizia che hanno subito un processo di razionalizzazione interna per rendere il sistema più efficiente.

La coda del decreto legislativo n.95 è questo decreto correttivo che, però, avrebbe avuto bisogno di un finanziamento più adeguato che noi abbiamo stimato in non meno di 100 milioni di euro.

Solo 70 milioni per tutto il comparto sono assolutamente insufficienti per terminare il processo di riordino. Se, infatti, prendiamo 70 milioni di euro e li dividiamo per 450.000 operatori ne derivano pochi spicci a testa, insufficienti per restituire quella dignità funzionale alle forze dell'ordine di cui si parlava in precedenza".

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