Politica

Bestiario - L'avvocato Conte nel suo labirinto

Alle prese con la bocciatura Ue della manovra il premier è ostaggio dei suoi vice, Di Maio e Salvini

Conte Presidente Consiglio

Giampaolo Pansa

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Che cosa ha capito l’italiano qualunque di questa faccenda della Finanziaria e della bocciatura delle legge decisa da un’autorità indiscutibile come la Commissione europea? Secondo il Bestiario, l’uomo o la donna della strada hanno compreso l’essenziale: il nostro ceto politico è composto di fannulloni incompetenti. E anche i pochi big che conservano un po’ di sale in zucca non hanno nessuna voce in capitolo. Per un motivo che non offre scappatoie: sono sopraffatti dalla marea dei tanti fessi che, nell’Italia di questo novembre 2018, stanno pure al governo del Paese.
La prima cosa che tutti abbiamo ben chiara in mente è che i padroni del governo, ossia il premier Giuseppe Conte e i suoi due vice, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, hanno dimostrato di essere molto incauti. È vero che l’Italia è un Paese di 60 milioni di abitanti, ma non può essere ritenuta una potenza continentale. Eppure il presidente del Consiglio e i due guardiani che gli stanno sul collo hanno fatto l’impossibile per iniziare una guerra pericolosa contro la Commissione europea. Uno del trio ha pure affermato: «Molti nemici, molto onore». Uno slogan che piaceva molto a un signore come Benito Mussolini e lo ha spinto a dichiarare una serie di guerre tutte risolte in un disastro.

La seconda realtà è che i due alleati giallo-verdi stanno insieme incollati con lo sputo, avrebbe detto la mia mitica nonna Caterina. I Cinquestelle di Di Maio sono lontani anni luce dal leghismo guerrafondaio di Salvini. Il loro nume tutelare, uno spompato Beppe Grillo, vorrebbe rompere con i guerrieri leghisti, ma non ha più la forza di mettere in pratica questo pio desiderio. Ormai è diventato troppo ricco e preferisce fare il miliardario, restando lontano dalle sabbie mobili della politica italica.
La terza verità è che persino Grillo, per non dire del baby Casaleggio, Davide, hanno paura di Salvini. Anche se sbertucciato dalla sua ultima morosa, la bella Elisa Isoardi ormai diventata una star televisiva della Rai, brava in mezzo alle pentole, il capo leghista non ha perso neppure un grammo della sua aggressività. Dopo la bocciatura della Finanziaria, e in attesa di ricevere la famosa lettera con tutte le richieste della Commissione europea, ha ringhiato: «Mi aspetto anche una lettera di Babbo Natale!».
Gli ha replicato il francese Pierre Moscovici, uno dei big europei, prendendo il superleghista per i fondelli: «Babbo Natale riceve le lettere dai bambini e non le scrive. E poi io sono molto più cattivo del signore che porta regali a chi è stato buono». Non si conosce ancora la contro replica del nevrotico Salvini, ma prima o poi ci sarà. E questo risulterà un altro passo verso la rottura definitiva con gli stellati di Di Maio.
Moscovici, un tipo massiccio che vediamo quasi ogni giorno alla tivù, ci conduce a un personaggio che non conta un fico, ma che ha avuto un momento di inutile celebrità televisiva grazie a un dibattito su Sky dove ha dato il peggio di sé. Ecco un’altra delle verità che l’italiano qualunque ha oramai imparato: non basta essere un europarlamentare, con uno stipendio mensile di quindicimila euro, per nascondere le proprie incapacità. L’onorevole in questione è Angelo Ciocca, pavese, un soldato del leghista Salvini. Si era già fatto conoscere per una sua trovata un po’ cogliona: si era tolta una scarpa e l’aveva sbattuta contro un fascicolo di documenti di Moscovici.

Bisogna ricordare che il Ciocca è un recordman di preferenze. Gli elettori leghisti lo apprezzano per le sue tante trovate. Ha pure chiesto il collare elettrico per i detenuti. Ma divenne famoso perché nell’aprile di quest’anno si recò al Policlinico San Matteo di Pavia ed entrò nella stanza di un albanese ricoverato poiché era rimasto ferito dopo una tentata rapina a Casteggio. Ciocca gli consegnò un cartellone che recitava, tutto in maiuscole: «Devi tornare a casa tua. Il crimine che hai commesso ci è già costato 6.500 euro. Chiedi scusa agli italiani!».
L’ultimo interrogativo dell’uomo e della donna della strada riguarda la sorte del premier in carica: il povero Conte. Qualcuno mi domanderà: perché lo chiami «povero»? in fondo è il numero uno del governo! Provo a rispondere con schiettezza: nei miei tanti anni di giornalismo dedicati soprattutto alla politica italiana, di numeri uno a Palazzo Chigi ne ho visti e raccontati molti. Ma l’avvocato Conte mi rimane un soggetto misterioso. Che cosa lo ha spinto a lasciare il suo studio bene avviato e la sua cattedra di Firenze per accettare la proposta di Salvini o di Di Maio che lo volevano alla testa di un governo rissoso e incapace? Ecco un enigma da risolvere.
Conte sembra invecchiato di dieci anni. Ha un volto smagrito e un naso sempre più lungo. Forse vorrebbe dimettersi, ma teme le trappole dei Cinquestelle e la reazione manesca di quell’energumeno del Salvini. Il suo futuro rischia di diventare sempre più nero. Ha tra le mani la bomba a grappolo della Finanziaria bocciata. Riuscirà a imporne una nuova ai suoi due vice, sempre più incazzati contro l’Europa? O dovrà subire le loro prepotenze, in attesa che si dividano e inizino a combattersi? È vero che la politica assomiglia a una guerra condotta con altre armi. Ma l’Italia ha bisogno di governanti tranquilli e non di generali che giocano con i soldatini a spese di chi paga le tasse e non chiede condoni. Conte si gioca tutto anche perché non ha nessun partito che lo sostenga. Il Bestiario può soltanto dirgli: attento alle trappole e se crede nell’esistenza dei santi, preghi santa Scarabola, la protettrice delle imprese impossibili.

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