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Politica

Il fallimento della rivoluzione energetica ferma al condizionatore di casa

Emanate le nuove norme sulle temperature da tenere d'inverno e d'estate ma che da sole non risolveranno nulla. Serve il nucleare, servono nuove trivelle e parchi eolici e fotovoltaici. Ma qui tutto fermo, tutti zitti

Signore e signori prepariamoci; prepariamoci ad un’estate di controlli con le Forze dell’ordine armate non di pistola, o teaser, nemmeno manganello e lacrimogeni ma di termometro. Ecco l’ultimo spauracchio, il termometro contro i furbetti del condizionatore e del riscaldamento.

È l’ultimo prodotto della guerra in Ucraina, l’ultimo effetto delle sanzioni contro la Russia che, si sapeva, avrebbero colpito anche noi. La vicenda è chiara e semplice: signori, senza il gas russo dobbiamo stringere la cinghia e fare dei sacrifici: un po’ meno caldo nelle case durante l’inverno (con il termostato a 19 gradi) ed un po’ meno fresco d’estate con temperatura minima a 25°. Limiti che ci farebbero risparmiare 4 mld di metri cubi di gas.

Che il nostro premier abbia un rapporto particolare con i condizionatori l’avevamo capito con la famosa domanda: «scegliete la pace o il condizionatore?» ma che da qui si potesse davvero arrivare ad una norma di legge ne passava. Invece eccoci qui a temere il fatidico termometro con multe da 500 a 3000 euro.

La cosa in realtà fa sorridere. Primo perché sappiamo benissimo che nessuno mai controllerà. Siamo il paese delle leggi non rispettate, e parliamo delle leggi serie. Figuratevi questa. Non è chiaro poi chi dovrebbe essere il «sanzionato». Più facile individuarlo in una casa privata ma pensate ad un’azienda, con 20 uffici. Ciascuno con il suo split e le liti tra i dipendenti con quello che vorrebbe la temperatura artica e quello invece che teme il raffreddore estivo. Chi sarebbe il responsabile? Il titolare? O il singolo dipendente? Non si sa. E poco conta.

È evidente che siamo davanti ad un’estate e ad un autunno complessi. È altrettanto evidente che anche noi, singoli cittadini, dobbiamo fare dei sacrifici (e come il Covid ha dimostrato siamo in grado di farli). Ma dal Governo ci si aspettano leggi dure su questioni legate all’energia altrettanto importanti.

Ci piacerebbe una scelta chiara e decisa verso il nucleare di ultima generazione; certo, ci vorranno anni, molti, per partire, ma almeno partiamo. Invece non si comincia nemmeno a discuterne dato che su questo la maggioranza è spaccata a metà (favorevole il centrodestra, tentennante il Pd, contrari i grillini).

Ci piacerebbe che i vari parchi fotovoltaici o eolici bloccati da sovrintendenze, comitati del No (a qualsiasi cosa) e tar vari, fossero realizzati a prescindere visto che siamo nel pieno di un’emergenza energetica.

Ci piacerebbe vedere riattivate le varie piattaforme di estrazione di gas nell’Adriatico e portate al massimo regime di estrazione.

Ci piacerebbe vedere autorizzati nuovi carotaggi alla ricerca di altri giacimenti (che ci sono). Sono 50 quelli bloccati.

Purtroppo di tutto questo non c’è traccia. E quindi al momento la rivoluzione energetica del paese è ferma al riscaldamento ed ai condizionatori di casa nostra. Un fallimento annunciato.

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