concessioni balneari
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Politica

Sulle concessioni balneari trovato un accordo al ribasso per tutti

Gare entro il 31 dicembre 2023 con deroghe di altri 12 mesi per «difficoltà oggettive o contenziosi» e sugli indennizzi niente sconti per gli abusi edilizi. Ma conta solo chiudere entro il 30 maggio. Non importa come

Serviva un accordo, un’intesa, o per dirla con un termine molto politico, un compromesso che potesse permettere a tutte le parti in causa seppur di non dire «abbiamo vinto» almeno di poter affermare «Non abbiamo perso». Ma alla fine, davanti al muro del voto di fiducia posto dal premier Mario Draghi ecco che la vicenda infinita delle concessioni balneari sembra essere arrivata alla sua pagina conclusiva. Appuntamento a lunedì prossimo, 30 maggio al Senato, con l’approdo in aula dell’emendamento del governo al ddl Concorrenza che di fatto sta bloccando il Pnrr, soprattutto il via libera all’arrivo dei fondi europei.

L’accordo è stato trovato in giornata partendo dalla bozza di accordo presentata dal Viceministro Fratin (Forza Italia) a nome di tutto l’esecutivo in Commissione Industria ed ai capigruppo. Due i punti dolenti: il termine ultimo per il rinvio delle gare e la questione degli indennizzi, soprattutto legati alle strutture «abusive».Per quel che riguarda le date il termine ultimo per il via ai bandi resta al 31 dicembre 2023 ma esiste la possibilità di rinviare le procedure al massimo di altri 12 mesi, cioè fino al 31 dicembre 2024 per «difficoltà oggettive o in presenza di un contenzioso».

Nella bozza infatti si legge: "In presenza di ragioni che impediscano la conclusione della procedura selettiva entro il 31 dicembre 2023, ivi comprese, a titolo esemplificativo, la presenza di un contenzioso o difficoltà oggettive legate all'espletamento della procedura stessa, l'autorità competente può differire il termine di scadenza delle concessioni in essere per il tempo strettamente necessario alla conclusione della procedura e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2024. Fino a tale data l'occupazione dell'area demaniale da parte del concessionario uscente è comunque legittima".Un punto questo che va incontro alle richieste di Lega e Forza Italia che avevano fin dal principio auspicato lo slittamento per tutti al 2024. Ecco trovato quindi il primo compromesso.

L’altra questione spinosa era quella degli indennizzi. Il testo spiega che “verranno definiti criteri uniformi per la quantificazione dell'indennizzo da riconoscere al concessionario uscente, posto a carico del concessionario subentrante, in ragione della perdita dell'avviamento connesso ad attività commerciali o di interesse turistico, del valore residuo dei beni immobili oggetto di investimenti per l'esercizio dell'impresa, calcolato sulla base delle scritture contabili ovvero di perizia giurata redatta da un professionista abilitato, che ne attesta la consistenza". Ma a una condizione: deve sussistere "un titolo legittimo per i beni per la cui realizzazione o utilizzo nell'attività di impresa sia richiesto un titolo abilitativo, compresa ove prevista la comunicazione o la segnalazione dell'autorità amministrativa".

In soldoni la linea dura contro le strutture abusive quindi resta. Per il calcolo dell’indennizzo sarà fatto «sulla base delle scritture contabili o di una perizia giurata redatta da un professionista abilitato che ne attesta la consistenza».

Questa la bozza. L’ok definitivo dovrebbe arrivare a breve ma solo in aula si saprà la reale tenuta di questo accordo.L’iter poi prevede la votazione il giorno stesso al Senato, il passaggio entro pochi giorni alla Camera e la definitiva seconda lettura con approvazione ancora a Palazzo Madama entro il mese di luglio.

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