La lunga estate di Barbara Spinelli

Tutta la vicenda della figlia di Altiero. Candidata di facciata a Strasburgo con Tsipras, a sorpresa accetta il seggio e lo sfila a Sel, e adesso si aggiudica la maglia nera delle presenze in Europa

Roma, 26 maggio 2014. Barbara Spinelli esulta per i risultati elettorali dell'Altra Europa con Tsipras – Credits: ANSA/Maurizio Brambatti

Anna Mazzone

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Tre. E' il numero delle votazioni come europarlamentare a cui ha partecipato Barbara Spinelli, figlia di quell'Altiero che è tra i padri del pensiero europeo. Rigirando i numeri (consultabili sul sito VoteWatchEu ) la giornalista di Repubblica è mancata all'appello del nuovo Europarlamento 36 volte su 39. Un record negativo, che ha il sapore della beffa dopo tutte le polemiche scatenate proprio dalla sua candidatura e dalla gestione del dopo-elezioni.

La lunga estate di Barbara Spinelli ha inizio molto prima delle elezioni europee. A marzo del 2013, subito dopo le politiche, assieme ad altri nomi noti dell'intellighenzia di sinistra e antiberlusconiana, lancia una raccolta firme con l'appoggio della rivista MicroMega. L'intento è quello di non fare entrare al Senato Silvio Berlusconi per la questione del conflitto d'interessi. E' in quel momento che la figlia di Altiero torna a far parlare di sé nelle cronache politiche, anche se continua a mantenere una posizione marginale rispetto ai temi centrali del dibattito italiano. 

Dopo essere scomparsa per un po', ricompare a distanza di meno di un anno. E' il 14 marzo 2014 e insieme all'attore Moni Ovadia annuncia di candidarsi alle europee con la lista l'Altra Europa, una creatura di Alexis Tsipras, il leader di Syriza, il partito dell'ultrasinistra greca. Contestualmente all'annuncio, però, i due dichiarano anche che qualora fossero eletti non accetteranno di occupare il seggio in Europa, ritagliandosi il ruolo di "vigilantes" della nuova formazione politica e - testualmente - "traino elettorale" per i più giovani. 

Il suo discorso di inizio campagna elettorale è chiaro: "L'Altra Europa con Tsipras andrà a colmare il vuoto di democrazia che c'è in Europa". Insomma, l'idea è che i big scendano in campo solo per raccogliere voti fondamentali per tentare di superare lo sbarramento del 4%, necessario per piazzare delle pedine a Bruxelles

Scoppiano le polemiche: perché candidarsi se poi si rinuncerà al seggio? In molti accusano Ovadia e Spinelli di voler "ingannare", ma loro si difendono: "Non ci consideriamo candidati di bandiera, come spesso si dice in modo riduttivo, ma protagonisti, insieme a tutti voi elettori che lo condividerete, di un progetto in cui crediamo fermamente", spiega Barbara Spinelli. E ricorda che tra i suoi compiti c'è anche quello di "vigilare” su quanto avrebbero fatto i candidati della lista, con l’obiettivo di riuscire a sbarcare all’Europarlamento.

E arriviamo così al 25 maggio 2014. L'Europa va al voto e nel quartier generale della Lista Tsipras si teme il peggio. Ma la formazione politica, coalizzata con Sel (Sinistra Ecologia e Libertà, il partito di Nichi Vendola, riesce a superare di un soffio il 4 % (4.03) e vengono eletti - manco a dirlo - proprio i due big: Spinelli e Ovadia. In tutto la Lista Tsipras prende 1.108.457 voti. 

Come annunciato all'inizio della campagna elettorale, Moni Ovadia rinuncia al suo seggio per il primo dei non eletti. Ci si aspetta la medesima mossa da parte di Barbara Spinelli, ma a sorpresa il 26 maggio (il giorno dopo le elezioni) cominciano a girare voci che la figlia di Altiero ci stia ripensando, complice anche il pressing di Alexis Tsipras che la vuole a tutti i costi a Strasburgo, come candidata alla vice presidenza del Parlamento.

Il 2 giugno 2014 Spinelli rilascia un'intervista al giornale greco Avgi , in cui dichiara che starebbe ripensando alla sua scelta e potrebbe andare in Europa. "Non ho ancora deciso - dichiara -  sto avendo molte pressioni dai miei elettori e ho ancora delle riserve. La verità è che daremo la nostra battaglia a tutti i livelli con Alexis Tsipras e con la sinistra europea". Intanto Marco Furfaro, trentenne di Sel arrivato secondo nella circoscrizione Centro dove è candidata la Spinelli, comincia a tremare. Era già pronto con la valigia in mano, ma il suo seggio da deputato improvvisamente traballa. 

La coalizione di Tsipras si spacca. Sulla piattaforma Change.org appaiono due diverse petizioni. Una chiede a Barbara Spinelli di mantenere la promessa fatta a inizio campagna e rinunciare al seggio, per "dare un futuro a questo progetto", mentre l'altra chiede a lei e a Ovadia di accettare l'investitura degli elettori e di andare a Strasburgo. 1.688 sono i firmatari della prima petizione, 470 quelli della seconda, che però riesce a far tornare sui suoi passi Spinelli.

Il 7 giugno il ripensamento di Spinelli diventa realtà. L'annuncio lo dà Curzio Maltese alla festa di Repubblica. Spinelli andrà a Bruxelle e Marco Furfaro di Sel resterà a casa. La figlia di Altiero scrive una lettera ai candidati, agli elettori e agli attivisti della Lista dicendo: "Ho molto meditato quel che dovevo fare in considerazione della domanda sempre più insistente che veniva dagli elettori e da un gran numero di candidati, e ritorno sulle mie decisioni: accetterò l'elezione al Parlamento europeo, dove andrò nel gruppo Gue-Sinistra Europea". 

Spinelli si dice poi "sor­presa dalla quan­tità di pre­fe­renze" ottenute e nel corpo della lettera tratteggia il programma a cui si atterrà: “Una poli­tica di lotta vera all'ideologia dell’austerità", "per la rea­liz­za­zione di un’Europa fede­rale dotata di poteri auten­tici e demo­cra­tici", un parlamento che dovrà "essere costi­tuente". Impegni seri, che na neo eurodeputata onorerà dall'interno delle Commissioni di cui fa parte: Affari Costituzionali (di cui è vice presidente) e poi Libertà civili, Giustizia e Affari Interni. 

Ma la lunga estate di Barbara Spinelli non finisce qui. Il quotidiano Libero pubblica un articolo sulle sue performance nell'Europarlamento. Dalle elezioni è passato poco tempo, ma a Strasburgo si sono tenute già 39 votazioni. Spinelli ha partecipato solo a 3, perdendosene 36. E non si votava sulla lunghezza dei merluzzi o sulla circonferenza dei lecca-lecca, ma su temi cruciali e molto cari alla sinistra europeista di Tsipras: la guerra a Gaza, l'Ucraina, la Nigeria e l'Iraq. 

Riesplode la polemica. In molti la attaccano, anche alla luce del suo tradimento della promessa elettorale per andarsi a prendere un posto (e uno stipendio) a Bruxelles. Più che di Altra Europa di Tsipras, in realtà sarebbe più adeguato parlare di assenteismo in Europa dell'unica esponente italiana di Tsipras.

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