Amministrative a Roma: chi va al ballottaggio?

Gli ultimi giorni di campagna elettorale saranno decisivi. Virginia Raggi, candidata del M5S, non è più così inafferrabile

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La torre campanaria del palazzo Senatorio, in Campidoglio. – Credits: ANSA

Maria Franco

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Mancano ormai appena nove giorni alla fatidica data delle elezioni amministrative del 5 giugno. Fatidica per il destino dei candidati sindaco nelle tante città che andranno al voto, per i loro partiti e coalizioni ma anche per i risvolti che i risultati, soprattutto in città come Roma, Napoli e Milano, avranno a livello nazionale.

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Abbiamo scritto che dopo un lungo periodo durante il quale Matteo Renzi aveva preferito tenersi alla larga dalle varie competizioni elettorali, oggi invece il presidente del Consiglio ha iniziato a fiutare un'aria diversa.

Soprattutto a Roma, la città su cui sono inevitabilmente puntati tutti i riflettori. Dal momento che è proprio qui che si sta giocando la partita decisiva. Tanto che parteciperà al comizio del candidato Giachetti il 1 giugno.

La posizione di Forza Italia
Ma Renzi non è l'unico ad aver captato i segnali di un cambiamento in atto. Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, l'altro protagonista di questa lunga campagna elettorale, sembra infatti arrivato alle stesse conclusioni.

Al ballottaggio andrà quasi certamente il candidato del centrosinistra Roberto Giachetti. Ma, è la convinzione del leader di Forza Italia, non con Virginia Raggi bensì con Giorgia Meloni. Pertanto, ha dichiarato a Porta a Porta, se il presidente di Fratelli d'Italia dovesse passare il primo turno “chiaramente saremmo dalla sua parte e voteremmo per un partito di destra che sarà nostro alleato per il futuro in tutta Italia”. “Alleato per il futuro in tutta Italia”, ecco le parole chiave.

Lo scenario più inedito ma che acquista concretezza ogni giorno che passa è quello di un ballottaggio Giachetti-Meloni con Virginia Raggi clamorosamente fuori dai giochi. Ma come ha fatto la candidata grillina a disperdere, se questa previsione si rivelasse corretta, un tale presunto patrimonio di voti in poche settimane?

Le gaffe di Virginia Raggi

Una delle spiegazioni sta nelle le sue numerose gaffe, troppe per chi ambisce a occupare la sedia più alta del Campidoglio. Dalla funivia che dovrebbe collegare due quartieri di Roma per risolvere il problema del traffico, all'introduzione del baratto come misura anti-crisi, alle giravolte sul famoso contratto firmato nell'accettare la candidatura: “mi dimetto se lo vuole Grillo” prima, “mi dimetto se me lo chiedono i cittadini”, poi.

Per non parlare di quelle sullo staff che inizialmente doveva essere composto da avvocati e altre imprecisate figure di professionisti e in seguito si è trasformato una sorta di mini direttorio composto da parlamentari e consiglieri regionali laziali. non sono mancate poi le omissioni e le dimenticanze come quelle sul praticantato presso lo studio Previti e la presidenza di una società collegata a Franco Panzironi, ex numero uno di Eur Spa imputato nel processo per “Mafia Capitale.

Con il passare dei giorni è emersa una Virginia Raggi brava ragazza di città ma totalmente avulsa dalla politica. Consapevole ella stessa dei propri limiti e dunque ben contenta di farsi eterodirigere dalla Casaleggio Associati e dal mini direttorio che le è stato affiancato negli ultimi tempi nell'estremo tentativo di limitare i danni.

Giorgia Meloni

Se Virginia Raggi è stata probabilmente sovrastimata fino a oggi nei sondaggi, Giorgia Meloni è stata invece sottostimata. La presidente di Fratelli d'Italia ha guadagnato punti giorno dopo giorno.

Se ne è accorto anche Silvio Berlusconi. Resta in ballo la famosa leadership del centrodestra su cui, a Roma, si è rotta l'alleanza ma non c'è dubbio che Forza Italia, Lega e Fdi dovranno necessariamente ritrovarsi.

Anche se dovesse centrare l'obbiettivo del passaggio del primo turno, le chance che Giorgia Meloni diventi sindaco di Roma sono comunque poche. L'ostacolo maggiore per lei si chiama Matteo Salvini. La Lega a Roma non sposta un voto e tutto quello che mamma Giorgia otterrà da questa gara elettorale sarà soprattutto farina del suo sacco. Ogni volta che Salvini mette piede a Roma, Giorgia Meloni perde consenso. Ogni volta che Salvini apre bocca su Roma, la campagna elettorale rischia di naufragare. Come quando il leader leghista ha rilanciato l'dea di far pagare ai romani il passaggio sul grande raccordo anulare

Alfio Marchini

Al netto di tutti gli attacchi che Alfio Marchini ha ricevuto per essersi inizialmente presentato come il candidato civico “libero dai partiti” finendo poi per diventare il candidato di Forza Italia e Ncd, l'unico dato oggettivo su cui riflettere per analizzare il fallimento della sua campagna elettorale è che nel 2013 l'ingegnere ex “calce e martello” partiva dal 9,49% e che quasi nessuno è in grado di triplicare il proprio consenso nel giro di tre anni.

Il cambio di auto (una fuori serie scambiata la sera al distributore di benzina sul raccordo con l'utilitaria utilizzata di giorno per il tour elettorale in città) ha probabilmente fatto il resto.

Roberto Giachetti

Roberto Giachetti è il candidato che in assoluto ha più beneficiato dei limiti dei suoi concorrenti. Partito bassissimo nei sondaggi, il vicepresidente della Camera ha progressivamente guadagnato terreno fino ad essere accreditato come uno dei candidati più vicini a raggiungere il secondo turno.

E tutto questo nonostante una parte del Pd, ancora oggi, coltivi il sogno proibito di vederlo perdere per poter trascinare nel fango e nell'ignominia il gruppo dei renziani romani che lo hanno sostenuto esautorando quasi da ogni ruolo e funzione il resto del partito. Tuttavia è molto probabile che se Giachetti andrà al ballottaggio, Giachetti sarà anche il prossimo sindaco di Roma.

E lo sarà perché alla fine gran parte di quella sinistra che oggi sostiene di non volerlo votare per non fare un favore a Renzi alla fine invece si rassegnerà a farlo, perché tanto più alta sarà l'astensione tanto maggiori saranno le sue chance di vittoria (e l'astensione sarà molto alta). E perché Renzi, dopo essere stato con lui il 1 giugno, il 2 giugno si presenterà alla cerimonia per la festa della Repubblica insieme ai Marò e anche quella parte di elettorato di centrodestra, deluso da Marchini e spaventato dal duo Meloni-Salvini, si lascerà convincere.

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