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Amministrative 2016: Renzi ora vuole vincere

Il premier si era tenuto a distanza dalle competizioni nelle città, ma ora punta alla vittoria. E attacca il M5S, guardando al referendum costituzionale

Renzi arrivato a Bergamo, in visita alla Brembo

Maria Franco

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Matteo Renzi ha rotto gli indugi e a 10 giorni dalle amministrative del 5 giugno indossa i panni del segretario nazionale del suo partito e scende anche lui in campagna elettorale. Al momento a botte di tweet e agenzie, la prossima settimana anche fisicamente, tanto che è atteso a Roma il 2 giugno per un'iniziativa al fianco di Roberto Giachetti.


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Ha aspettato di capire se metterci la faccia gli convenisse o meno e quando si è reso conto che, nonostante tutto, dei margini di vittoria ci sono sia a Milano che soprattutto a Roma, si è fatto avanti con l'obiettivo, se tutto va bene, di intestarsi i due successi elettorali più simbolici di questa campagna e forte di questi puntare dritto al referendum di ottobre.

L'attacco diretto a Virginia Raggi

Così ieri ha lanciato l'attacco: “Fossi un cittadino, non sceglierei un candidato co.co.pro di un'azienda privata milanese”. Il riferimento è al caso dello staff di Virginia Raggi che ha oggettivamente messo la candidata grillina in una situazione di difficoltà costringendola a cambiare più volte versione su tale direttorio, inizialmente anonimo, che poi ha dovuto assumere i nomi e i volti di parlamentari, eurodeputati e consiglieri regionali.

L'ironia sullo staff

Un gruppo, è stato ulteriormente specificato ieri, che vigilerà sulla Raggi, qualora fosse eletta sindaco, e che con lei assumerà tutte le decisioni che contano, come previsto dal contratto sottoscritto dai candidati prima delle elezioni, e di cui faranno parte la deputata Roberta Lombardi, rimasta finora ai margini della campagna elettorale, la senatrice Paola Taverna, l''europarlamentare Fabio Massimo Castaldo e il consigliere regionale Gianluca Perilli, tutti eletti nel Lazio. Tutti elementi presi di mira dal Pd che parla di “commissariamento” di fatto della candidata pentastellata, trattata alla stregua di una marionetta nelle mani di un burattinaio che ne muove i fili da Milano laddove i fili sono i membri del famoso mini direttorio.

La reazione dei 5Stelle

Piccata la reazione della diretta interessata: “Mentre noi pensiamo a Roma e al paese, il Pd pensa a noi. Caro Renzi, dura la vita del follower” e del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio: “Siccome il presidente del Consiglio non può muovere nulla perché le lobby non glielo permettono, allora spara slogan”. Di fatto Renzi non pensa affatto solo ai grillini e probabilmente ha messo in fila più considerazioni di vario genere.

Perché Renzi adesso crede nella vittoria

Si è reso conto che la forza propulsiva dei 5 Stelle a Roma si è esaurita da tempo e che probabilmente ad oggi Raggi è sovrastimata nei sondaggi, soprattutto alla luce della lunga serie di gaffes inanellate nelle ultime settimane. Ha inoltre perfettamente chiaro che il Movimento romano è diviso e in guerra tra le diverse componenti interne. Una situazione tutto sommato simile a quella del centrodestra che nella Capitale si presentata con due candidati diversi: Giorgia Meloni, sostenuta da Lega e Fratelli d'Italia, e Alfio Marchini, appoggiato da Forza Italia e Nuovo Centrodestra. Tra i due quella che ancora può sognare di centrare l'obbiettivo del ballottaggio, nel suo caso si parla di una sottostima nei sondaggi, è proprio la Meloni che, però, sconta l'appoggio di Salvini. Il leader de La Lega è inviso ai romani quanto i romani lo sono a lui. Lo dimostra il fatto di aver riproposto ieri, a tre anni di distanza dalla prima volta, l'idea del pedaggio sul grande raccordo anulare. Una mossa che rischia di mandare all'aria un'intera campagna elettorale e sulla quale il leader leghista è stato costretto a fare prontamente retromarcia.

Ma il vero traguardo è il referendum di ottobre

Insomma, Renzi ha capito che i limiti degli altri candidati stanno favorendo la corsa di un candidato, il suo candidato, di per sé non fortissimo. Per cui non può far altro che iniziare a tirargli la volata per tirarla a sua volta a se stesso, con l'avvicinarsi del referendum costituzionale di ottobre. Da qui l'aggressività contro M5S e Lega Nord “terrorizzati (se passa il referendum, ndr) di perdere la poltrona e vivere l'esperienza mistica di tornare a lavorare”. Ma anche contro la propria minoranza interna accusata di remare contro, di non rispettare la moratoria richiesta in occasione dell'ultima direzione del partito, “di trovare le argomentazioni più incredibili, l'ultima quella del referendum come un congresso”.

Toni accesi contro minoranza interna

Chiaro riferimento a Gianni Cuperlo che insieme a Bersani insiste ad avvisare il premier della spaccatura che si rischia di provocare nel Paese continuando a separare i cittadini tra innovatori e restauratori, tra partigiani veri e partigiani falsi, tra renziani e antirenziani. “Un clima da corrida” le parole di Enrico Letta, anche egli critico verso l'iperpersonalizzazione che si è scelto di dare a questo tema e in procinto di tornare in campo nei prossimi mesi quando si tratterà di contendere segreteria e leadership a chi non sembra avere alcuna intenzione di ridimensionare il proprio protagonismo e, anzi, lo aumenterà, nelle prossime settimane ancora di più.

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